Il racconto AUDIO di Giovanni Porzio: La prigionia - La contropartita - Ansia per l’interprete - La liberazione
Finalmente libero. Daniele Mastrogiacomo è stato rilasciato questo pomeriggio all’organizzazione umanitaria Emergency nell’ospedale di Lashkargah nel Sud dell’Afghanistan. “Ringrazio tutti, sapevo che non mi avevate abbandonato, e questo mi ha dato coraggio nei momenti bui” - ha dichiarato il reporter, poco dopo il rilascio, in una conversazione telefonica con la moglie Luisella Longo. La quale, ancora emozionata, ha raccontato di aver temuto il peggio, ieri, quando sono arrivati a Repubblica ben tre ultimatum: “Il momento più duro è stato ieri alle 10.30. I rapitori dicevano: Andiamo ad ammazzarlo”.
Quindici giorni è durata la sua prigionia. Quindici giorni, ha raccontato il reporter finito il 5 marzo nelle mani delle bande del mullah Dadullah, passati sempre in catene, mani e piedi legati, costretto a cambiare più volte il covo, mentre era in corso, nell’area dove è stato tenuto prigioniero, l’Helmand, una vasta operazione militare della Nato. “L’ho visto in splendida forma”, ha raccontato poco dopo il rilascio Gino Strada, il mediatore il cui ruolo, ha raccontato a caldo il direttore di Repubblica Ezio Mauro, è stato “indispensabile” per l’esito positivo della trattativa. La moglie e il direttore di Repubblica hanno ringraziato tutti: Prodi, D’Alema, l’ambasciatore Sequi, lo stesso Strada.
Il reporter ha anche fornito rassicurazioni sulla sorte dell’interpete afghano Adjmal Naskhbandi, rapito il 5 marzo nei pressi di Kandahar insieme a Mastrogiacomo e all‘autista, ucciso venerdì 16 marzo dagli uomini di Dadullah davanti agli occhi di Mastrogiacomo. Il giornalista, che è apparso un po’ dimagrito ma in buone condizioni di salute, ha parlato di altri due messaggi video che i sequestratori hanno deciso di non divulgare. Uno è stato girato nel deserto: “Hai visto il video in cui ero in ginocchio nel deserto? “, ha chiesto a Gino Strada poco dopo il rilascio. Anche i talebani possono dire di aver ottenuto molto: contropartite economiche a parte, sono stati rilasciati dalle autorità afghane Ustad Yasir (il capo di una corrente culturale talebana), il mufti Latifullah Hakimi (ex portavoce dei talebani), Mansoor Ahmad (fratello del capo talebano Dadullah) e due comandanti talebani, Hamdullah e Abdul Ghaffar.
Guarda anche: la gioia della moglie dopo il rilascio (Repubblica.it)
I ringraziamenti del direttore Ezio Mauro
Sull’agenzia Pajhwak News
- Lunedì 19 Marzo 2007



LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 19 Marzo 2007 alle 19:17 paolo 1957 ha scritto:
Lo scambio con i prigionieri talebani ha salvato Mastrogiacomo, ma ha indebolito il governo afgano ed i suoi alleati, che hanno dovuto subire il ricatto dei loro avversari.
E’ uno smacco anche per il fronte che combatte in quel paese in nome dell’ONU, ed incoraggia il ripetersi di gesti simili, che ripagano in termini di dare ed avere e come risonanza nei media, senza parlare del prezzo in vite umane che questa vicenda ha portato con sè.
Bisognerebbe avvisare che, da oggi, chiunque si ritroverà nelle condizioni di Mastrogiacomo nona avrà aiuto e che non ci saranno scambi, per non dover cedere a sempre maggiori ricatti.
Chi vuole, rischi del suo.
Il 19 Marzo 2007 alle 19:18 A perfect World ha scritto:
Mi fa molto piacere che il giornalista di Repubblica sia stato liberato.
La cosa che però mi preoccupa è che cinque talebani incarcerati in Afghanistan, e pertanto presumibilmente dei delinquenti, adesso siano liberi, e di nuovo potenzialmente pericolosi.
La contentezza non può dunque fare dimenticare che i giornalisti e le altre persone che operano in territori altamente pericolosi devono, per il bene dell’intera collettività, evitare leggerezze come quelle commesse da Mastrogiacomo, dalla Sgrena, dalle due Simone.
Se proprio si deve andare in quelle zone non ci si può muovere senza appropriata scorta, e si deve certamente evitare incontri al buio con quei soggetti che si mostrano ostili all’occidente.
Il 19 Marzo 2007 alle 19:23 lfoschi ha scritto:
Provo un gran sollievo per Mastrogiacomo.
Un gran disgusto per la stampa che per 15 giorni ha vomitato di tutto notizie vere, false, un attaccamento morboso e del tutto fuori luogo, mentre per 3 mesi due tecnici dell’ENI erano imprigionati in Nigeria e quasi nessuno se lo è ricordato, nessun manifesto, nessuna campagna di sensibilizzazione.
Forse un giornalista vakle meno di un tecnico?
Tutti sono stati rapiti mentre svolgevano il loro lavoro, eppure nessun menbro del governo nessun parlamentare nessuna organizzazione pseudoumanitaria a liberare Russo e Aren, solo una trasmissione comica ed un giornalista!
Mica Gino Strada si è degnato di lasciare qualche cocktail party per andare a liberarli !
La foto simbolo di questa vicenda è quella di Mastrogiacomo col turbante mentre parla al telefonino mentre Gino Strada sta in posa con il suo sorrisone, così la foto è venuta bene e la prossima raccolta fondi sarà più proficua, e il prossimo party sarà pieno di complimenti, - “Hei Gino sai che eri bellissimo in foto alla televisione… vuoi un drink?”
Meno male che è finita bene questa vicenda, però lo stile è ben diverso da quello virtuoso di Letta, il quale parlava poco, ma faceva molto.
La stampa ed i politici di oggi dovrebbero prendere ad esempio questo personaggio.
Il 19 Marzo 2007 alle 20:03 El rebelde ha scritto:
Ora si gioisce,si festeggia.Come è giusto che sia:Daniele Mastrogiacomo,giornalista di Repubblica,dopo 15 giorni di angosciosa prigionia torna libero.Evvia.
Comincia la festa(come è giusto che sia),cominciano i vari elogi e ringraziamenti alle istituzioni(come è giusto che sia),a tutti coloro che hanno collaborato affinchè Mastrogiacomo fosse salvato da quei maledetti taglia gole che rispondono al nome di Talebani.Si sorride dunque,lasciando(forse)al domani l’altra faccia della medaglia.Pochi infatti rispondo,spiegano il Come.”Come è stato liberato?A quale costo?”E’un argomento ostico per tutti quelli che adesso,in questo momento stanno festeggiando.E’un vertià tremendamente amara da dire:Mastrogiacomo é stato scambiato,barattato:”Il vostro giornalista in cambio di cinque nostri fedeli-compagni-figli-di-Allah”.E si sa,che da sempre(o quasi),in Italia vige la mentalità del “TUTTO HA UN PREZZO”.E allora ci si siede allo stesso tavolo dei terroristi,di coloro che combattiamo, di coloro che ci rapiscono giornalisti,fotografi e quant’altri,e che a volte ce li uccidono come cani.Ci si piegata al loro ricatto.Si è sceso a patti con il male,con gli assassini,con i Terroristi.Molti diranno:”Si,ma è stato fatto per salvare uno di noi,un Italiano!”Ed è vero, ma è il modo,il Come che non mi convince.Che non posso,non posso condividere.Non è pagando,non è facendo ciò che il Nemico vuole che si vince il Nemico.Un pareggio allora? Si,un pareggio.Ma che a me,per come è stato raggiundo sa di sconfitta.Innanzitutto con noi stessi.Quando si avrà la forza e soprattuto il coraggio di dire,di urlare NO ai terroristi,di urlare “NO,NOI NON TRATTIAMO CON VOI,NOI NON SCENDIAMO A PATTI CON DEGLI SPORCHI ASSASSINI COME VOI” ,l’Italia avrà vinto.Avrò fatto capire al mondo,ed in particolare a loro,i talebani,che non siamo oggeto di ricatto.Che l’unica cosa che possiamo(e vogliamo)fare con loro è COMBATTERLI.VINCERLI
ANCORA AUGURI DANIELE, TORNA PRESTO.
Luigi Amoroso
Il 19 Marzo 2007 alle 20:16 voltaire ha scritto:
certo bisogna gioire per la liberazione del giornalista italiano, ma quante future vittime per il rilascio degli ‘amici” terroristi scambiati per la sua liberazione, che schifo adesso si puo dire???
Il 19 Marzo 2007 alle 20:22 lozahir ha scritto:
Bel tema. È lo stesso che ha spaccato l’Italia durante la prigionia di Aldo Moro (per il quale non si è scesi a compromessi).
È davvero dura: vale più la vita umana o le questioni di Stato? Si può fare la partita doppia delle vite umane (libero una vita rischiando di farne ammazzare 100 dai talebani rilasciati)?
Il 19 Marzo 2007 alle 20:35 voltaire ha scritto:
che disgusto, gioia, champagne, scusate si festeggia anche l’uccisione dell’ autista, e il probabile assasinio del traduttore?
MA LITALIA NON AVEVA VOLTATO PAGINA ,non difendeva le vedove, e proteggeva gli orfani
Il 19 Marzo 2007 alle 21:29 clator ha scritto:
La cosa che più mi disgusta della pagliacciata seguita al ritorno del giornalista sinistro del giornale di proprietà di De Benedetti, è che venga ringraziato anche il collaborazionista dei talebani Strada e le sue foto in cui sembra un membro di qualche comunità di drogati , con gli occhi spiritati, impazzano sui giornali. Alle prossime elezioni a fianco degli assassini delle Brigate Rosse, di Luxuria avremo anche questo talebano italiano nelle liste di uno dei tre partiti comunisti presenti in questo disgraziato paese.
Il 19 Marzo 2007 alle 22:24 cuauhtemoc ha scritto:
Clator, lei è fascista, per di più un po’ stupido: riesce a mettere assieme luxuria, i talebani, gino strada, de benedetti, le brigate rosse. ma dove ha imparato queste cose?
Il 20 Marzo 2007 alle 0:27 paolo 1957 ha scritto:
Però è pur vero che ai tempi del rapimeno di Aldo Moro lo stato non è sceso a compromessi, e questa era la strada giusta anche in questo caso.
La scorta comunque come l’interprete, fatti fuori ancor prima che le trattative portassero da qualche parte.
Il 20 Marzo 2007 alle 6:29 francescoreiki ha scritto:
L’Uomo Bianco È Tornato a Casa
Siamo felici che la moglie di Mastrogiacomo abbia potuto riabbracciare il marito, il cui rilascio è stato però preceduto ugualmente dal dolore, quello di un altra donna che, ha perso il marito e abortito il figlio che da lui attendeva, come ha avuto la notizia dell’assassinio del proprio congiunto, che per sua sfortuna era con Mastrogiacomo.
Luride nubi, intellettualmente coloniali, sono state le soluzioni convenzionali in questa vicenda finita bene per l’uomo bianco; il sole non appartiene a noi, ma a quei musulmani che combattono contro il terrorismo, o ne sono vittime, uomini e donne dimenticati, disprezzati e svenduti da tutti.
Bentornato a casa Mastrogiacamo, dopo questa vicenda sei sicuramente più ricco interiormente, ma, sei arricchito di una ricchezza velenosa come il morso di un cobra, nel tempo soffrirai molto, poiché quella morte te la porterai appresso finché campi, sarà molto difficile che tu riesca a perdonare te stesso per aver avuto al fortuna di sopravvivere, mentre un poveraccio un povero afghano veniva decapitato da delle bestie, con un Cossiga che vergognosamente aveva considerato comprensibili le motivazioni di questo tipo di esecuzioni.
Ben tornato a casa uomo bianco.
F G Mangascià
http://italiasvegliati.ilcanno.....@gmail.com
Il 20 Marzo 2007 alle 9:28 voltaire ha scritto:
gentile signor clator, lei in perfetto stile comunista da del fascista a chi non la pensa come lei. .diceva un filosofo francese che ogni popolo ha il governo che si merita,sinceramente non credo che la maggioranza degli italiani, la pensa come lei che ha il governo che si merita’, spero solo che quella maggioranza che non si merita questo governo reagisca prima che sia troppo tardi. non voglio annoiare nessuno con una lista di segnali che vanno in una deriva anti democratica; ma v’invito a pensare a quello che succede nei media vedi.corriere , rai, ecc,
Il 20 Marzo 2007 alle 12:46 paolo 1957 ha scritto:
La cosa migliore che rimane da fare a questo punto è dire “è finita” e non parlare più di Mastrogiacomo e del suo rapimento, al massimo di quel che ha scritto o scriverà.
Il giudizio sull’uomo bianco che, sprezzante del pericolo si inoltra in terreni infidi per abbeverarsi alle fonti (delle informazioni) e torna vincitore e rosso (di sangue) mia sembra sia stato scritto.
Il 20 Marzo 2007 alle 15:35 art ha scritto:
Salve,
tutti daccordo nell’essere felici per la liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo. Ma nessuno ha il coraggio di dire che è uno scandalo. Abbiamo venduto la liberazione del signor Mastrogiacomo con la liberazione di cinque pericolosi membri dei talebani e la morte di un afgano forse due (tanto sono morti di serie B). Bisogna imparare dagli americani e inglesi. Mi sbaglierò ma se ad essere rapito era un americano o un inglese si poteva stare sicuri che le autorità statunitensi o inglesi sarebbero stai intransigenti sul considerare i tre rapiti sullo stesso piano. Siamo tornati il solito paese di ….. La cosa drammatica è che questi cinque signori liberati ora ricomincaranno a spargere sangue, ma tanto sarà o sangue afgano o magari per la felicità di alcuni sangue americano. Tanto la colpa è sempre la loro.
Il 20 Marzo 2007 alle 18:42 Panorama.it – Italia » Blog Archive » Facciamo la pace con i talebani? ha scritto:
[...] Anche dopo la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, la questione Afghanistan resta al centro del dibattito politico. Da un lato ci si chiede se è stato giusto ottenere il rilascio del giornalista di Repubblica in cambio della scarcerazione di cinque talebani. Dall’altro fa discutere la proposta del segretario dei Ds Piero Fassino che suggerisce di convocare i talebani alla conferenza di pace. Perché a quasi sei anni dall’offensiva della Nato gli “ex studenti coranici” continuano a controllare una parte rilevante del territorio afghano. E un vecchio adagio della diplomazia recita: ”La pace si fa con il nemico”. [...]
Il 20 Marzo 2007 alle 19:33 Panorama.it – Italia » Blog Archive » Trattare o non trattare, questo è il dilemma ha scritto:
[...] Ritornano, all’indomani della liberazione di Daniele Mastrogiacomo, i fantasmi di un dibattito che nel 1978 ha spaccato in due il nostro Paese: è giusto fare concessioni ai terroristi per salvare la vita di un ostaggio? Allora, erano i 55 giorni della prigionia di Aldo Moro, c’erano il partito della fermezza (Pci e Dc) e quello della trattativa (Psi e Partito radicale) che si fronteggiavano nelle piazze e in parlamento. [...]
Il 21 Marzo 2007 alle 18:15 » L’interprete di Mastrogiacomo? In mano alla sicurezza afghana » Panorama.it – Mondo » Blog Archive ha scritto:
[...] Il medico non si è fermato un attimo, da quando hanno liberato il giornalista di Repubblica. Ha appena fatto visita alla famiglia di Adjmal Naqshbandi. Ed è reduce da un incontro, sempre questa mattina, con il ministro della Sanità afghano, al quale ha detto quello che va ripetendo da due giorni: “Rahmatullah è stato decisivo per ottenere la liberazione di Mastrogiacomo. Gliel’ho chiesto io di mettersi in contatto con gli uomini di Dadullah. Se questo è un reato, il mandante sono io”. [...]
Il 21 Marzo 2007 alle 19:23 » Attacco Usa: non dovevate cedere ai talebani » Panorama.it – Mondo » Blog Archive ha scritto:
[...] Il dipartimento di Stato americano non condivide le modalità attraverso cui è stato ottenuto il rilascio di Daniele Mastrogiacomo. E bolla come una pessima idea l’ipotesi, avanzata dal segretario dei Ds Piero Fassino, di coinvolgere anche i talebani in un’eventuale conferenza di pace sull’Afghanistan. Lo si è appreso da una fonte della amministrazione americana che ha scelto di rimanere anonima. [...]
Il 23 Marzo 2007 alle 17:57 Prigionieri talebani, il rilancio del mullah Dadullah » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] I talebani rilanciano e chiedono la liberazione di un altro comandante militare in cambio della restituzione del corpo di Sayed Agha, l’uomo che faceva da autista al giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo. Rapito insieme all’inviato italiano, Agha è stato ucciso dai Taleban pochi giorni dopo. La notizia arriva dall’agenzia di stampa Institute for War & Peace Reporting (Iwpr), che racconta anche i precedenti tentativi dei famigliari di Agha di avere indietro i resti del giovane. Ancora confusione, invece, sulla sorte di Adjmal Naqshbandi: secondo Emergency e Peacereporter , il traduttore che accompagnava Mastrogiacomo e di cui non ci si hanno più notizie dal giorno del rilascio del giornalista italiano, potrebbe essere nelle mani dei servizi di sicurezza afgani. “Lo hanno confermato, in modo informale, anche i Ros dei carabinieri che operano a Kabul”, sostiene Peacereporter. Il mullah Dadullah, in un’intervista con il giornalista pakistano Rahimullah Yusufzai riportata da Der Spiegel, sostiene invece che l’interprete è ancora nelle mani dei talebani. Le autorità afghane, sosterrebbe Dadullah, non si sono preoccupato della sorte dell’interprete, perché interessate solo all’italiano. Ora per liberare Adjmal il mullah pretende il rilascio di Mohammed Hanif, cui Dadullah aveva rinunciato in cambio della liberazione di suo fratello. [...]
Il 24 Marzo 2007 alle 10:37 talete ha scritto:
secondo me è giusto mettere sempre al primo posto la vita del rapito. valeva in passato, quando al governo c’era berlusconi, vale oggi che c’è prodi. dire che strada è un collaborazionista dei talebani significa essere in malafede oppure non leggere i giornali. quello che dice strada è condivisibile o criticabile, dipende dai punti di vista, ma credo che non si possa non riconoscergli di essere una persona in buona fede, di essere un medico che invece di fare i soldi e rifare i glutei di qualche vip ha deciso di aiutare le vittime di guerra, di essere un operatore di pace che è stato determinante nella liberazione del giornalista
Il 20 Aprile 2007 alle 10:35 Ferrara: Pasticciaccio disumanitario » Panorama.it – Opinioni ha scritto:
[...] Non dico un lupo mannaro, ma nemmeno un orco negherebbe a Gino Strada il beneficio della sincerità personale, quando dice che Ramatullah Hanefi, il suo uomo per le operazioni speciali in Afghanistan, quello che ha consegnato il riscatto governativo per il fotografo Gabriele Torsello, quello che ha mediato la liberazione di cinque comandanti militari talebani per Daniele Mastrogiacomo, è un uomo d’onore. Intanto perché è sempre difficile giudicare le prime linee dalle retrovie e poi perché nella vita fidarsi è meglio. Ma se c’è da sperare che le autorità di Kabul, titolari di un sistema di giustizia periclitante come tutto in quel paese, mollino le loro accuse o le ridimensionino, è senza speranza il giudizio politico, culturale e civile sul mediatore scelto in modo insieme malaccorto e spregiudicato dal governo italiano per restituire il giornalista della Repubblica alla sua “tribù” (la definizione è del direttore di quel giornale Ezio Mauro). Un mediatore infatti deve essere neutrale e deve saper abitare nella zona grigia fra te e il tuo nemico, ma non può essere ideologicamente compromesso, non deve stare al di là della sottile linea rossa del fronte, nel chiaro e abbagliante pregiudizio, che è il caso di Strada e della sua organizzazione, favorevole al tuo nemico. Né può essere esposto pubblicamente in modo tale che la vicenda del sequestro in cui la sua opera si frappone diventi un test per lo sventolio delle sue bandiere pacifiste o umanitarie. La ragione non è difficile da capire. Un “tuo” broker, che accetta il raccordo con i tuoi servizi di sicurezza nel momento stesso in cui dispone della relativa fiducia del nemico, può funzionare nella sua missione perché sta a metà del guado, e se lavora nel segreto non ha interessi palesi da illustrare al pubblico, sempre vanamente goloso della cosiddetta trasparenza degli apparati. Ma se sta al di là del guado, se stima il tuo nemico più di quanto stimi te, se pensa e proclama che “si stava meglio con i talebani” (come disse Strada), se dipende da loro per la sua sicurezza e per la sicurezza della sua organizzazione che con quelle bande convive in pace, allora sono guai seri, come si è visto in modo esemplare in questa fosca vicenda costata la vita di due ostaggi e lo sputtanamento definitivo dello Stato italiano sulla scena internazionale dei governi e delle intelligence. I sequestratori, i banditi, sanno infatti in quel caso di poter contare sul mediatore amico per alzare il prezzo, per fregare il suo committente, trattarlo come una marionetta nelle loro mani, falsare il negoziato e lasciarlo naufragare nello spergiuro, alzando continuamente il prezzo ad libitum. È una verità così elementare che il doverla dire risulta surreale. La questione non riguarda solo la apparente ingenuità di Massimo D’Alema e di Romano Prodi, che delegando a Strada tutti i poteri hanno fatto un loro pessimo giochino di sinistra legato al voto in Senato e anche all’ansia comprensibile della potente lobby-tribù della Repubblica, ma quella di un Piero Fassino, per esempio, che, nonostante una esperienza battagliera della leadership e ruoli di governo esercitati in passato, se ne è uscito con quell’incredibile affermazione: “Abbiamo trattato alla luce del sole”. Ma come? Se c’è una cosa che bisogna tassativamente evitare nel corso di un qualunque sequestro è, appunto, trattare alla luce del sole, sempre un vantaggio per i sequestratori. Il risultato generale di questo pasticcio disumanitario si conosce: crisi diplomatica e militare con gli alleati, e uccisione degli ostaggi che non appartenevano alla tribù giusta. D’Alema può alzare la voce minacciosa quanto gli pare: questo è un suo scacco causato da furbizia e dilettantismo, due parenti stretti nella cattiva politica. [...]
Il 25 Settembre 2007 alle 17:19 Il Ministro della Difesa britannico: i talebani al tavolo della pace » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Pragmatismo diplomatico o improvvida esternazione che rischia di delegittimare l’azione sul campo dei soldati della coalizione internazionale? Il dibattito è aperto. Mesi fa, all’indomani del rapimento di Daniele Mastrogiacomo, fu Piero Fassino a sostenere questa tesi, suscitando non poche polemiche tra i politici di casa nostra. Questa volta tocca nientemeno che al capo della diplomazia della Gran Bretagna, il Paese che dopo gli Usa ha offerto il maggior tributo di sangue per “democratizzare” l’Afghanistan: “Non credo che in quel Paese possa essere instaurato uno Stato di diritto. - ha dovuto ammettere Browne - Il ritorno alla pace dovrà passare per una soluzione che abbia come fondamento radici islamiche’’. Una frase pronunciata dal capo della diplomazia inglese che, sei anni fa, agli albori di Enduring Freedom, sarebbe stata semplicemente impensabile. n [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.