
Ci sarà anche Zucchero alla serata pop organizzata all’Atomium di Bruxelles sabato 24 marzo per festeggiare i 50 anni dell’Europa. E con lui sfileranno sul palco per il concerto dal vivo i Simply Red, Carla Bruni, Las Ketchup, i Gipsy King e molti altri artisti. Mentre nel centro della capitale europea, al Palais des Beaux-Arts, l’Orchestra filarmonica di Lussemburgo eseguirà la Nona sinfonia di Beethoven. Ma gli appuntamenti più diversi (con concerti di musica classica, jazz, pop e rock) sono previsti in tutte le 27 capitali dell’Ue (qui l’elenco per paese) e nel resto del mondo, oltre che in Italia. Nell’ambito dello «Jazz in Europe now» suoneranno alcuni dei migliori jazzisti europei come Aka Moon, il Jacky Terrasson Trio e il tenor-sassofonista ungherese Gabor Bolla, appena diciottenne, con il suo quartetto. In Portogallo, oltre 220 «bandas» sparse in tutto il paese apriranno contemporaneamente un concerto sulle note dell’«Ode alla Gioia», l’inno europeo. In Germania, musicisti provenienti da tutti i 27 paesi Ue si esibiranno in una tournée che si sposterà in ben 50 città tedesche. Lo storico «compleanno» sarà accompagnato da una grande «festa di piazza» fatta di balletti, degustazioni gastronomiche, eventi culturali, conferenze, proiezioni cinematografiche, rappresentazioni teatrali, manifestazioni sportive, festival, mostre di ogni tipo. E giochi di luci: la torre Agbar a Barcellona, disegnata dall’architetto francese Jean Nouvel e simbolo della città, sarà illuminata per tutta la notte con i colori dell’Ue.
- Mercoledì 21 Marzo 2007

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Il 26 Marzo 2007 alle 18:45 L’Europa riparte da Berlino. E dal vostro parere » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] In attesa di vedere cosa riuscirà a fare Angela Merkel nei prossimi tre mesi, se siete fra coloro che hanno seguito le celebrazioni del 50° anniversario dei Trattati di Roma e volete lasciare un contributo sul futuro dell’Europa, dite la vostra nel forum (in italiano) oppure fate sentire la vostra voce (in inglese) al blog di Margot Wallstroem, vicepresidente e responsabile della comunicazione a Bruxelles. Il cancelliere tedesco, che guida la presidenza dell’Ue, ieri è riuscito nella prima impresa: rimettere sul tavolo europeo la spinosa questione della costituzione europea. La dichiarazione solenne, adottata a Berlino in occasione dei 50 anni dell’Europa, segna un punto a favore di quanti vogliono riaprire il dibattito sul futuro del trattato. Non sfugge, certo, che la firma del documento sia stata lasciata ai rappresentanti delle tre istituzioni (e non a tutti i leader), che la parola costituzione sia stata evitata, che il testo sia stato epurato da impegni troppo vincolanti e tutto sia stato condito da fin troppa retorica. Sta di fatto che, con l’obiettivo di una “rinnovata base istituzionale” da definire entro le prossime elezioni europee (data, alla fine, accettata da tutte le capitali), i paesi Ue cercano una via d’uscita alla crisi innescata da circa due anni. Dopo la doppia bocciatura del trattato costituzionale nei referendum francese e olandese, infatti, il capitolo rischiava di rimanere lettera morta. Formalmente il processo di ratifica non si è interrotto, tant’è che molti paesi sono andati avanti e diciotto hanno ormai dato il proprio “imprimatur” al testo (cioè la maggioranza dei paesi e dei cittadini europei). Sette, però, hanno temporaneamente sospeso qualsiasi decisione (fra questi, i più euroscettici Regno Unito, Svezia, Polonia e Repubblica ceca) bloccando tutto. Cosa succederà ora? Nelle intenzioni della Merkel sostenuta da molti governi, il piano per la soluzione dovrebbe arrivare a giugno nel vertice conclusivo del semestre tedesco. Dopo il voto politico in Francia e prima di passare la mano al Portogallo (cui spetta il turno nel secondo semestre dell’anno), il cancelliere proverà a tirare le fila delle diverse posizioni. Un cammino non facile. Le opzioni sono almeno tre: lasciare il trattato così come è (come vorrebbero i paesi che l’hanno già ratificato), rivedere solo una parte (la terza, quella relativa alle politiche dell’Ue, che è anche la più lunga e complicata) o riscriverlo «ex novo» salvando un nocciolo di quanto è stato concordato. Difficile dire quale prevarrà e anche se il lavoro sarà affidato a una nuova conferenza intergovernativa (una specie di bicamerale in salsa europea) come è avvenuto in passato. Il cahiers de doléance è lungo. Di certo più verrà rimesso in discussione, più si rischia di annacquare quanto già faticosamente conquistato. Il tempo stringe: nel 2008 si alterneranno alla guida dell’Ue prima la Slovenia e poi la Francia. Tutto dovrebbe concludersi nel semestre francese, in tempo per le elezioni europee del 2009. Diversamente, nel 2009, saranno la Repubblica ceca e la Svezia ad avere la presidenza l’Ue: due euroscettici che allontanerebbero il lieto fine. [...]
Il 13 Dicembre 2007 alle 19:16 Trattato di Lisbona, Gordon Brown c’è ma non si vede » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Dopo sei anni di lavorio interno e di tentativi di riforma fermati dai referendum di Francia e Olanda, e poi di crisi e di stallo, l’Ue (a cinquant’anni di vita) a Lisbona si è data i mezzi per ripartire, con la ’storica’ firma del Trattato che adegua le istituzioni europee al grande allargamento verso Sud e Est. Ora scatta la fase cruciale delle ratifiche, che tutti sperano non riservi come in passato cattive sorprese. [...]
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