C’è un altro modo per raccontare la guerra. E’ quello che ha scelto, tra gli altri, il fotogiornalista Peter van Agtmael, Polaris Images, secondo classificato nella sezione General News (Stories) di World Press Photo 2007. Il suo reportage - Night raids - descrive in modo probabilmente più efficace di decine di articoli di giornali una serie di incursioni notturne americane, tra il gennaio e l’agosto 2006, in alcune case di cittadini iracheni.
Peter van Agtmael, però, non è l’unico fotografo le cui immagini stanno facendo il giro della rete. Su Internet, a raccontare la guerra irachena, se ne trovano a decine che ci arrivano dalle più importanti agenzie di fotogiornalismo mondiale, come Reuters, AFP, Associated Press. Il portale americano Yahoo le mette in rete a getto continuo, offrendoci di questa guerra un’immagine forse meno sfuocata rispetto a quella che spesso ci trasmettono le diplomazie e gli articoli di giornale. A sua volta, il settimanale americano Time seleziona, ogni giorno, le quattro fotografie più significative provenienti dal fronte. Ricordandoci anche, in ventun scatti che hanno fatto la storia, la vicenda della seconda guerra del Golfo, dall’invasione dell’Iraq, il 20 marzo 2003, alla presa di Baghdad, il 9 aprile, culminata con l’abbattimento della statua di Saddam.
Pronti a scattare immagini dal grande impatto informativo, non sono però solo i fotogiornalisti delle grandi agenzie. Anche soldati semplici e operatori umanitari possono trasformarsi, armati di telefonini di ultima generazione, in testimoni attivi di quello accade. A volte anche loro malgrado: l’esempio più eclatante è quello delle immagini della prigione di Abu Ghraib, scattate per gioco dai carcerieri americani: inzialmente circolarono tra i reduci via mms e via email, poi finirono sulle prime pagine di tutti i grandi quotidiani mondiali e infine sbarcarono nelle aule di tribunale, facendo condannare otto persone, tra cui la soldatessa ragazzina Lynndie England. Iraq Pictures, per esempio: è un blog di soldati che pubblica le immagini sulla vita quotidiana dei militari americani in Iraq, sia durante le ricognizioni sia nei momenti più intimi. Not in my name è invece il titolo di un’area di un sito pacifista, che raccoglie le foto di protesta, alcune delle quali di ottima fattura tecnica, contro la guerra.
Il giornalismo professionistico si è insomma trasformato radicalmente. Per due ragioni che il sito Lsdi, un portale italiano di citizen journalist, mette bene in risalto: da un lato, perché i fotografi di mestiere devono fronteggiare la concorrenza potenzialmente illimitata, anche dove si combatte, dei photobloggers dilettanti. Dall’altro perché, soprattutto nelle guerre asimmetriche contemporanee (dove il nemico non ha mai una divisa) i contatti con le popolazioni locali sono ridotti al minimo, filtrati, circospetti. Vale per i soldati, vale per i fotografi (sempre più embedded) delle grandi agenzie. Ed ecco che ritornano utili i citizen photojournalist: pronti a scattare la foto che nessun professionista riesce più a fare.
LINK
Come è cambiato il mestiere?
WORD PRESS PHOTO 2007
La foto dell’anno: Libano
Foto spot 2007: Nigeria, Spagna, Territori occupati
Storie ad immagini: Libano, Nepal , Israele
General News: Israele, Darfur, Messico
General News (stories): Ungheria, Iraq, Haiti
People in the news: Israele, Venezuela, Libano
- Giovedì 22 Marzo 2007


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