Fino a un anno fa Herat, la cittadina dell’Afghanistan occidentale soprannominata la Firenze d’Oriente, era considerata un modello di pace sociale e di relativa tranqullità. La presenza dei talebani era considerata irrilevante. E anche i fenomeni legati alla criminalità comune erano ritenuti fisiologici dai capi della polizia locale. Oggi non è più così, secondo l’Institute for war and peace reporting, un portale che, alla città tagiko-persiana, dedica un articolo dal titolo Afghanistan’s Wild West.
Al confine con Turkmenistan e Iran, questa regione è ora al centro di crescente tensioni, non soltanto a causa delle frequenti infiltrazioni dei guerriglieri talebani provenienti dalla regione dell’Helmand. A preoccupare i nostri uomini e i quasi 350 mila abitanti di Herat, sono anche altri gruppi di ex mujaheddin antisovietici, per lo più finanziati dal vicino Iran o dal Pachistan, che nulla hanno a che vedere con i guerriglieri coranici del Sud. L’incidente più preoccupante è avvenuto nello scorso settembre, quando un attentatore suicida, a bordo di un camion, si è fatto esplodere all’esterno della più famosa moschea sciita della città, uccidendo 11 persone e ferendone una ventina. “Ci sono molti gruppi che stanno cercando di destabilizzare la regione”, dichiara a Iwpr.net il colonnello Norkham Nikzad, il portavoce delle forze di sicurezza afghana per la regione.
Leggi anche: Occhio all’oppio talebano
Le regole d’ingaggio Nato
Come sono armati gli italiani
- Lunedì 26 Marzo 2007
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Il 26 Marzo 2007 alle 13:57 Nato, occhio all’oppio talebano » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] Herat, il Far West è arrivato anche qui [...]
Il 10 Aprile 2007 alle 18:15 I Diavoli Neri » Afganistan : regole d’ingaggio, equipaggiamento e combattimenti ha scritto:
[...] Le quattro province dell’Afghanistan occidentale poste sotto il Comando della Regione Ovest della Nato guidato dal generale Antonio Satta sono interessate da una crescente instabilità confermata anche dalla dozzina di attacchi e attentati subiti dalle truppe italiane, alleate e afghane dall’inizio dell’anno. L’ultimo, ieri, ha visto un ordigno stradale esplodere al passaggio di una colonna di veicoli italiani nella provincia di Farah: non si sono registrati feriti grazie soprattutto all’impiego dei nuovi veicoli blindati Lince protetti sotto lo scafo contro le esplosioni di mine e ordigni stradali. L’escalation della violenza, evidente soprattutto nella provincia di Farah, dipende da tre fattori. Il primo riguarda la coltivazione dell’oppio che vede proprio la provincia di Farah una delle più importanti aree di produzione dell’ovest della nazione. Inoltre, come preannunciato, la primavera sta portando in tutto l’Afghanistan un incremento delle azioni talebane tese a dimostrare che il governo del presidente Karzai e le truppe dell’International Security Assistance Force (Isaf) non garantiscono il controllo del territorio. Il settore occidentale a guida italiana è un bersaglio appetibile dai talebani perché uno dei più sguarniti: appena 2.000 soldati alleati, circa la metà italiani, per presidiare un’area grande come il Nord Italia. Considerato che i tre quarti di queste forze sono impiegati per presidiare basi militari e Provincial Reconstruction Team (centri per la ricostruzione civile) ne restano solo poche centinaia (soprattutto forze speciali del 9° paracadutisti Col Moschin e degli incursori del CONSUBIN) per operare sul terreno al fianco delle truppe governative, mentre Roma e Madrid per ragioni politiche hanno finora rifiutato l’invio di rinforzi. La terza ragione per la quale i talebani penetrano sempre più pesantemente nel settore italiano è dovuta agli effetti dell’Operazione Achille, la grande offensiva condotta dai britannici, canadesi e americani nella provincia meridionale di Helmand e dagli olandesi in quella di Oruzgan. Un’offensiva congiunta, scatenata il 6 marzo, che coinvolge 5.000 soldati alleati e 1.500 afghani che ha già consentito di eliminare centinaia di guerriglieri spingendo il grosso delle forze talebane a verso nord in una sacca che proprio le truppe italiane e spagnole dovrebbero chiudere ai confini tra Helmand e Farah. I talebani, consapevoli della carenza di truppe alleate nelle province occidentali cercano scampo proprio a Farah e Ghor portando una minaccia diretta al contingente italiano le cui regole d’ingaggio consentono di affrontare ogni tipo di minaccia. Qui trovate la cartina per riconoscere le province [...]
Il 24 Febbraio 2008 alle 10:06 Herat, la guerra del Museo nazionale » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Dietro una disputa culturale riaffiorano i contrasti etnici che da sempre minano la stabilità dell’Afghanistan. A Herat, la città occidentale dove hanno sede il comando e buona parte delle truppe italiane schierate nel Paese asiatico, è in corso una diatriba tra il governo locale e il ministero della cultura di Kabul per il trasferimento di una collezione privata di pezzi antichi dal Museo Nazionale nel centro di Herat alla fortezza di Ekhtyaruddin Qala, poco fuori città. Un trasferimento considerato necessario dal governatore di Herat, Sayyed Hossein Anwari, per preservare da furti o distruzioni la collezione di Ahmad Shah Sultani che in tanti anni ha raccolto migliaia di pezzi di manufatti antichi il cui valore è ingigantito dai saccheggi e dalle distruzioni dei siti archeologici compiuti durante il regime talebano. [...]
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