TGCOM News
Calcioscommesse, indagato anche Bonucci Criscito: "Nessuna combine" Ascolta l'intervista - Il procuratore: un arrestato ungherese ha tirato in ballo Lazio e Lecce. Al vaglio 7-8 gare del Siena nel 2011 - Inchiesta "Last Bet" a Cremona: eseguite 19 ordinanze di custodia cautelare, dieci per calciatori . A Mauri e Milanetto contestata l'associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva.

Panorama.it

Mondo

Scopri il nuovo Panorama
  • Home
  • Edicola
  • Archivio
  • Login
  • Registrati
  • Epoca
Feed Rss
  • Italia
  • Mondo
  • Economia
  • Cult
  • Hitech e Scienza
  • Panoramauto
  • Libri
  • Opinioni
  • Foto
  • Sport
  • Video
  • Newsletter
  • Mobile&Apps
  • Ultimora
  • Poker
 
 

Lula, intervista-racconto: il mio paese, l’Onu, l’ambiente

OkNotizie

Tweet

  • Tags: ambiente, Benedetto XVI, Brasile, energia, Gerorge-W.bush, Hugo-Chavez, intervista, Luiz-Ignacio-Lula-da-Silva, Romano-Prodi, Venezuela
  • Un commento

Fotos Ricardo Stuckert di Pino Buongiorno da Brasilia Ha appena visto George Bush a San Paolo per siglare un memorandum sullo sviluppo del bio-etanolo, il combustibile verde di cui il Brasile è diventato il maggiore produttore mondiale. Trascorrerà ancora con il presidente americano un intero week end a fine mese a Camp David. Nella seconda settimana di maggio riceverà papa Benedetto XVI nella sua prima missione pastorale intercontinentale. Fra le due visite sono previsti diversi incontri con capi di stato e di governo, fra cui quello con il premier Romano Prodi. Luiz Ignacio Lula da Silva, 61 anni, presidente del Brasile all’inizio del secondo e ultimo mandato, sa che il suo immenso paese è ormai saldamente collocato al centro della politica internazionale. Non solo: è convinto che il Brasile ha tutte le opportunità per salvare il pianeta.”Per troppi anni ci siamo presentati al mondo con il cappello in mano, con fin troppo servilismo. Lo sa cosa ho imparato dalla mia vita sindacale? Che nessun interlocutore ti rispetta se prima non rispetti te stesso. Oggi abbiamo finalmente consapevolezza della nostra grandezza” afferma Lula in questa intervista esclusiva a Panorama, realizzata lunedì 19 marzo al Planalto, l’avveniristico palazzo presidenziale progettato, come tutto a Brasilia, dall’architetto quasi centenario Oscar Niemeyer. Lula è uno stakanovista nato. La politica estera è solo una parte del suo lavoro, diciamo un terzo della giornata. Il resto è dedicato ai difficili problemi di politica interna. Il più pressante in questo momento è la formazione del governo. Questa intervista doveva aver luogo venerdì 16 marzo. È stata rinviata all’ultimo momento perché il presidente brasiliano non riusciva a far quadrare il mosaico dei vari ministeri. L’appuntamento è stato spostato alle 11 di lunedì 19. Ma anche qui un nuovo rinvio dovuto a un improvviso consiglio dei ministri. Alla fine, alle 13, Lula ha cancellato gli altri impegni e ha discusso con me per oltre 45 minuti. Con molta franchezza, con grande orgoglio per i risultati raggiunti e sempre con quella carica umana che lo ha reso uno dei presidente più amati dai brasiliani. Rimpiazzarlo, fra quattro anni, sarà davvero un compito improbo. Come mai il Brasile è diventato una meta così popolare per tanti capi di Stato e di governo? Nel mondo globalizzano il Brasile ha cominciato ad avere rapporti con più stati perché ha cercato nuovi partner e, allo stesso tempo, perché ha presentato progetti alternativi per attrarre la collaborazione con altri paesi. Dopo essermi insediato nel gennaio 2003, nel mio primo viaggio all’estero che ho fatto a Davos, per il World economic forum, ho parlato con molti dirigenti politici. Al termine dissi al mio ministro degli Esteri che era possibile per il Brasile contribuire a cambiare la geografia commerciale del mondo. Ovvero che era necessario unire i paesi con caratteristiche simili, stabilire i punti di convergenza e negoziare con i cosiddetti paesi ricchi, Stati Uniti, Unione europea, Giappone. Il risultato di tutto ciò fu la creazione del G-20, avvenuta a Cancan. Parallelamente abbiamo istituito un’altra partnership- che so che all’Italia non piace- con Germania, Giappone e India per trasformare la struttura del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Questa iniziativa ha portato il Brasile ad avere un ruolo di primo piano. Abbiamo poi rafforzato nell’America meridionale il Mercosur per costruire la comunità sudamericana delle nazioni. Cosa ho appreso nella mia vita sindacale? Che nessun interlocutore ti rispetta se prima non rispetti te stesso. Ovvero se un paese come il Brasile non ha la consapevolezza della sua grandezza e agisce sempre come se si presentasse al mondo sempre con il cappello in mano e come se fosse un paese minore, un paese povero e poco fiducioso in se stesso perché gli altri dovrebbero rispettarci? Beh, io penso che tutto questo nuovo atteggiamento ha trasformato la politica estera del Brasile. Perché Bush ha deciso di far tappa a San Paolo nel suo recente viaggio in America meridionale e centrale? Certamente il presidente americano vuole rendere gli Stati Uniti meno dipendenti dai combustibili fossili. Il mondo vuole diventare pulito. Tutti noi non sappiamo cosa lasceremo alle generazioni future perché stiamo avvelenando il pianeta. Il Brasile oggi domina in maniera significativa la tecnologia del bio-diesel. Credo che questo faccia la differenza non solo per il prezzo del petrolio, ma anche per la riduzione delle emissioni dei gas da effetto serra. Oggi il mondo è impegnato a migliorare l’ambiente. Ovviamente questo passa attraverso la riduzione delle emissioni di gas CO2 da parte dei paesi ricchi e passa anche attraverso la preservazione nella forma adeguata delle foreste e dei fiumi da parte dei paesi che ne sono in possesso. È una questione che non riguarda solo gli ambientalisti perché è in gioco la sopravvivenza della razza umana. Come spiega la visita del papa? Benedetto XVI viene qui perché il Brasile è il maggiore paese cattolico del mondo. E Prodi? Questa è una visita estremamente importante. Discuteremo di sicuro la collaborazione nel campo del bio-diesel e dell’etanolo. Ma vogliamo allargare la nostra cooperazione. In primo luogo perché ci sono molti brasiliani di origine italiana: io stesso sono sposato con la figlia di un italiano. Inoltre, perché la cultura italiana impregna quella brasiliana. Terzo: a noi brasiliani l’Italia piace tanto come sono convinto del contrario. Infine, ci sono tanti gruppi economici italiani che hanno investito in Brasile: dal conglomerato industriale di Francesco Materazzo, negli anni Trenta, fino alla Fiat. Ora dobbiamo perfezionare questi rapporti. In quale direzione? Il nostro interscambio commerciale è di circa 6 miliardi e mezzo di dollari. Questo è poco. Potremmo benissimo arrivare a 10 miliardi di dollari. Ecco perché è rilevante che Prodi venga qui con una significativa delegazione di imprenditori. Ma io voglio andare oltre e rafforzare anche i rapporti culturali e la cooperazione scientifica. Il Brasile diventerà l’Arabia Saudita dell’energia pulita? Molto di più. E le spiego perché. Già oggi noi utilizziamo il 23 per cento dell’etanolo nella benzina e l’85 per cento delle nostre automobili hanno il motore Flex, in grado di utilizzare alcol, benzina, miscela fra i due e metano. Dall’anno prossimo cominceremo a introdurre il 2 per cento di bio-diesel nel diesel e nel 2010 aumenteremo questa cifra al 5 per cento. Ma soprattutto la nostra compagnia Petrobras è riuscita a creare nel suo centro di ricerche un nuovo diesel chiamato Hbio, una miscela di olio vegetale nello stesso diesel. Noi abbiamo diversi vantaggi: tanta terra, molto sole e acqua in abbondanza. In secondo luogo abbiamo la canna da zucchero, la soia, il girasole, la mamona, la palma africana e altre piante. Tutto questo colloca il Brasile in una posizione veramente privilegiata per la produzione di energia verde. Ecco perché siamo sulla strada giusta per diventare nei prossimi 15 o 20 anni una delle maggiori potenze energetiche del mondo grazie ai combustibili rinnovabili, che sono puliti e creano posti di lavoro. Ma questa tecnologia non andrà solo a beneficio del Brasile. Cioè la esporterete? Non solo. Io credo che il bio-diesel possa avvantaggiare anche i paesi più poveri del pianeta, dall’Africa all’America centrale e latina. Immagini l’Italia che possa finanziare un progetto di questo tipo in un paese africano e poi riacquistare il combustibile prodotto generando posti di lavoro, salari e quindi un miglioramento della qualità della vita. Insomma queste tecnologie fanno la differenza per il prezzo del petrolio, ma anche per la riduzione delle emissioni di gas da effetto serra. Oggi tutto il mondo è impegnato a migliorare l’ambiente. Da un lato questo comporta la riduzione delle emissioni di Co2 da parte dei paesi ricchi. Dall’altra la preservazione delle foreste e dei fiumi da parte dei paesi che ne hanno in abbondanza. È una questione che non riguarda solo gli ambientalisti perché in gioco c’è la sopravvivenza della razza umana. Sorpreso che Bush abbia scelto proprio il Brasile per lanciare il suo inedito messaggio sulla “giustizia sociale”? La razza umana cresce e si evolve nel tempo e arriva a dire cose che prima non diceva. Affrontare oggi la questione sociale costituisce la migliore arma per diminuire la violenza e il terrorismo. Gli Stati Uniti, come maggiore economia mondiale, possono svolgere un ruolo veramente decisivo. Ho detto al presidente Bush che uno degli errori comuni dei paesi ricchi è che spesso donano il denaro per aiutare quelli più poveri senza verificare come questi soldi vengano spesi. Io invece credo che il modo migliore per aiutare i paesi poveri oggi non è donare semplicemente il denaro. E’ necessario avere un progetto di sviluppo che sia seguito da organismi multilaterali per stabilire se le risorse sono state utilizzate correttamente al fine di portare i benefici auspicati. Ho detto anche al presidente Bush che nessuno sarà in grado di apprezzare la democrazia se questa non è accompagnata da un miglioramento della qualità della vita. Per noi dirigenti politici è la maggiore sfida. E qui mi collego ad un’altra grande questione: le trattative per la liberalizzazione dei commerci nell’ambito del ciclo negoziale di Doha. Dall’anno scorso telefono spesso a Bush, a Tony Blair, a Prodi, ad Angela Merkel, a Jacques Chirac. A tutti loro dico che la liberalizzazione dei commerci non è un problema semplicemente economico, ma riguarda invece la visione del mondo che vogliamo avere nei prossimi 30 anni. Ovvero la questione è come chiudere un accordo che permetta ai paesi poveri di vendere i prodotti agricoli ai paesi ricchi. Questa è la posta in palio. E non saranno mai i nostri tecnici che potranno risolverla. Dipende da noi politici. Ogni presidente dovrà dire chiaramente che cosa vuole e dovrà mostrare le sue carte sul tavolo negoziale. Ho detto a Bush: la carta che gli Stati Uniti devono mostrare è quella della riduzione dei sussidi all’agricoltura. L’Europa deve invece consentire l’accesso ai prodotti agricoli dei paesi in via di sviluppo. Il G-20 infine deve essere più flessibile sulla questione dei beni industriali e dei servizi. Il Brasile è disposto a fare la sua parte tenendo però conto che ciascun paese deve fare concessioni in maniera proporzionale al suo potenziale economico. Per esempio, nel campo agricolo l’Italia ha un 2-3 per cento di manodopera nei campi. Noi in Brasile abbiamo il 25 per cento mentre i paesi africani hanno il 70 per cento. Quindi dobbiamo tener conto delle diverse proporzioni perché l’accordo sia giusto. La mia idea è che Italia e Brasile non debbano guadagnarci nulla perché è importante che guadagnino i paesi poveri. In questo modo ci saremo tutti garantiti il Paradiso. Lei si trova nel bel mezzo, fra Bush e Hugo Chavez. Una posizione non invidiabile. Non sto di fronte a due mondi, ma a due capi di paesi sovrani. La disputa fra Bush e Chavez è un loro problema. Io non mi intrometto. Il presidente venezuelano è un alleato scomodo. No, affatto. Il Venezuela è un grande partner del Brasile e viceversa. È lei che media fra Stati Uniti e Venezuela? No. Ripeto abbiamo interessi politici, economici e commerciali con entrambi e vogliamo continuare così. Il Venezuela fa parte del Mercosur, l’alleanza economica fra Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Venezuela. Penso che questo sia importante. Poi, quello che io dico e faccio in Brasile e Chavez in Venezuela riguarda la dinamica interna di ciascun paese. Quando si passa alle relazioni fra stati noi rispettiamo il ruolo di ciascuno. Non pensa di aver lasciato troppi spazi politici a Chavez e al suo populismo? Affatto. Per la prima volta il petrolio è utilizzato per aiutare le fasce più deboli della popolazione e in più Chavez sta vendendo la benzina sottocosto ai paesi più poveri. Che male c’è in tutto questo? Niente. Non pensa che presto voi e i venezuelani entrerete in rotta di collisione perché sarete in competizione dal punto di vista energetico? Sono due tipi di energia diversi. Il Brasile è autosufficiente per il petrolio e diventerà autosufficiente anche per i bio-combustibili. Non è nemmeno preoccupato per il degrado della vita democratica in Venezuela? No. Dobbiamo imparare tutti a rispettare le peculiarità di ciascun popolo e di ciascun dirigente politico. Chavez è stato eletto democraticamente con il 62 per cento dei voti. E allora qual è il problema? Che lui ha un progetto per il suo paese? Io non ho alcuna preoccupazione su questo. Come non ne ho per Evo Morales, che è stato appena eletto presidente della Bolivia e ha una sua realtà interna da affrontare. Quando si soddisfano il desideri della maggioranza della popolazione tutti noi facciamo il nostro dovere. Ritiene quindi che il modo migliore per affrontare Chavez sia quello di integrarlo piuttosto che di combatterlo? Non è necessario combatterlo. Lui è nostro partner e alleato come, ripeto, Evo Morales. Quali sono le priorità della sua agenda per il Brasile nei prossimi 4 anni? Abbiamo cominciato il 2007 annunciando la creazione del programma di accelerazione della crescita che prevede un investimento di 250 miliardi di dollari nelle infrastrutture, nelle nuove abitazioni e nel risanamento urbano. È un punto di partenza è importante. Ora stiamo lavorando alla riforma del sistema scolastico per migliorare l’accesso alla scuola dell’obbligo. Il prossimo passo è l’armonizzazione di tutti i programmi sociali affinché si possa avere una forte iniziativa politica a favore dei giovani. Questi sono i tre settori in cui andremo a operare nei prossimi anni. Credo che getteremo le basi per cambiare il Brasile. Quando parlo dei giovani la mia maggiore preoccupazione è la sicurezza. Se non diamo loro una prospettiva di vita questa gliela darà certamente il crimine organizzato. Affronteremo questo drammatico problema nei prossimi mesi. Come fa a conciliare le spese per i programmi sociali con la politica fiscale austera da lei predicata? In primo luogo non sprechiamo le risorse. Non ho avuto bisogno di andare all’università per apprendere questo concetto. Ho vissuto del mio salario per tutta la vita e non ho mai speso più di quanto guadagnassi. Quindi il primo passo è che il Brasile non spenda più di quanto ha in cassa. Il secondo passo è che la crescita economica deve essere un obiettivo chiaro del nostro sistema. In terzo luogo riteniamo che la migliore soluzione per il paese non sia esclusivamente quella di ridurre la spesa, ma è quella di far crescere il Brasile in modo che la gente abbia un reddito superiore e possa investire di più nelle infrastrutture. Le previsioni di crescita del Pil? Sono contrario a questo tipo di previsioni. Le dico solo che stiamo lavorando perché il Brasile entri in un nuovo ciclo di sviluppo economico sostenibile, con un tasso di crescita del 5 per cento o anche maggiore. E questo lo dobbiamo fare controllando attentamente l’inflazione. Ritiene la globalizzazione un’opportunità o una minaccia? È piuttosto una realtà. Noi dobbiamo approfittare delle opportunità offerte da questo mondo globalizzano, che esiste indipendentemente da noi. Ritengo che il Brasile se la stia cavando bene. Come conciliare le politiche liberiste con la giustizia sociale? Abbiamo utilizzato il primo mandato per riparare la casa. E credo che abbiamo fatto un buon lavoro. Le do un esempio. Nel gennaio del 2003 il Brasile aveva riserve per 14 miliardi di dollari e un debito di 16 miliardi di dollari nei confronti del Fondo monetario internazionale. Noi abbiamo estinto il debito e abbiamo in cassa 105 miliardi di dollari in riserve. La casa è a posto. Abbiamo un surplus di budget, il monte salari è cresciuto, l’occupazione aumenta. L’agricoltura brasiliana sta recuperando terreno. Dico sempre che c’è un’unica cosa che il presidente di questa repubblica federale non può mai fare ed è perdere la pazienza. Un’ultima domanda. Il Brasile estraderà in Italia l’ex terrorista Cesare Battisti, appena catturato a Rio de Janeiro? Non esprimo mai un’opinione su un procedimento giudiziario che sta per passare al Supremo tribunale federale. Lasciamo decidere in primo luogo i magistrati. Aspettiamo. Non c’è finora alcuna richiesta di asilo politico. E se l’estradizione gliela chiedesse personalmente Prodi quando verrà a Brasilia? Risponderei alla stessa maniera. Sono sicuro che anche lui farebbe la stessa cosa con me.

  • redazione
  • Lunedì 26 Marzo 2007
Nato, occhio all’oppio talebano »
« Herat, il Far West è arrivato anche qui

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 28 Maggio 2007 alle 13:46 Brasile: la figlia del ministro dell’Economia si spoglia su Playboy e vola in Italia » Panorama.it – Mondo ha scritto:

[...] Aveva un ottimo impiego nel settore finanziario, ma non era felice con gli alti e bassi della Borsa valori brasiliana. Voleva fare l’attrice. Per la disperazione del padre, l’austero e serio Guido Mantega, ministro dell’Economia brasiliano e uomo di fiducia del presidente Luiz Inácio Lula da Silva. La bella Marina Mantega, 26 anni (e 265 millilitri di silicone nei seni, come lei stessa ha confessato) ha deciso così nei giorni scorsi di tagliare definitivamente i ponti con gli odiati e noiosi indicatori finanziari per buttarsi a capofitto davanti ai riflettori e per assaporare le delizie della fama. [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO... LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...

I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA

TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT

STORIE DAL MONDO STORIE DAL MONDO

IL MONDO IN CLASSIFICA IL MONDO IN CLASSIFICA

LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO

GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA

SCOMMESSE SUL MONDO SCOMMESSE SUL MONDO

LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO

RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE

FALLIMENTO O SALVATAGGIO FALLIMENTO O SALVATAGGIO

LA PRIMAVERA ARABA LA PRIMAVERA ARABA

INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO

GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE





FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
segui panorama su twitter

 
assicurazione
 
mutui
 
prestiti
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 


I più letti di oggi

  • Barack Obama e Mitt Romney: rissa sul posto di lavoro
  • “Eliminiamo i rifiuti stranieri”: nuove offensiva xenofoba della tv di stato cinese
  • Attenti alla “dracmatizzazione”, perché l’uscita della Grecia dall’euro avrebbe effetti terribili per tutti
  • Nell’India globalizzata per gli anziani non c’è spazio
  • Le donne in carriera sopra i 25 anni per i cinesi sono “avanzi”. E nessuno le sposa
  • Amnesty International: “Leadership mondiali incapaci di difendere i più deboli”
  • La nuova vita del generale Stanley Mc-Chrystal: oggi insegno che in guerra e in affari vale la stessa strategia
  • Un mondo di guerre per il petrolio - LA MAPPA
  • Il Titanic naviga ancora, in un mare di teorie del complotto
  • Essere gay in Egitto. Paura, speranza e sfida

FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA

LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA

I VOLTI DELLA SETTIMANA I VOLTI DELLA SETTIMANA

Gli ultimi commenti

  • indigesto su Nell’India globalizzata per gli anziani non c’è spazio
  • cantastorione su Mitt Romney piace ai barbieri, Barack Obama ai camionisti
  • cantastorione su La nuova vita del generale Stanley Mc-Chrystal: oggi insegno che in guerra e in affari vale la stessa strategia
  • indigesto su Essere gay in Egitto. Paura, speranza e sfida
  • India: i giovani sfidano con la musica il governo corrotto – Mondo … | Made in India su India: i giovani sfidano con la musica il governo corrotto
  • anna.one su 10 cose che accadono oggi: giovedì 17 maggio
  • anna.one su Mitt Romney piace ai barbieri, Barack Obama ai camionisti

Archivi

  •  2012
    • Maggio 2012
    • Aprile 2012
    • Marzo 2012
    • Febbraio 2012
    • Gennaio 2012
  •  2011
    • Dicembre 2011
    • Novembre 2011
    • Ottobre 2011
    • Settembre 2011
    • Agosto 2011
    • Luglio 2011
    • Giugno 2011
    • Maggio 2011
    • Aprile 2011
    • Marzo 2011
    • Febbraio 2011
    • Gennaio 2011
  •  2010
    • Dicembre 2010
    • Novembre 2010
    • Ottobre 2010
    • Settembre 2010
    • Agosto 2010
    • Luglio 2010
    • Giugno 2010
    • Maggio 2010
    • Aprile 2010
    • Marzo 2010
    • Febbraio 2010
    • Gennaio 2010
  •  2009
    • Dicembre 2009
    • Novembre 2009
    • Ottobre 2009
    • Settembre 2009
    • Agosto 2009
    • Luglio 2009
    • Giugno 2009
    • Maggio 2009
    • Aprile 2009
    • Marzo 2009
    • Febbraio 2009
    • Gennaio 2009
  •  2008
    • Dicembre 2008
    • Novembre 2008
    • Ottobre 2008
    • Settembre 2008
    • Agosto 2008
    • Luglio 2008
    • Giugno 2008
    • Maggio 2008
    • Aprile 2008
    • Marzo 2008
    • Febbraio 2008
    • Gennaio 2008
  •  2007
    • Dicembre 2007
    • Novembre 2007
    • Ottobre 2007
    • Settembre 2007
    • Agosto 2007
    • Luglio 2007
    • Giugno 2007
    • Maggio 2007
    • Aprile 2007
    • Marzo 2007
    • Febbraio 2007
  • Home
  • Fotogallery
  • EPOCA
  • Edicola
  • Archivio
  • Info
torna su
  • Condizioni di partecipazione
  • Credits
  • Scrivi a Panorama
  • Feed Rss
  • Privacy
  • Gruppo Mondadori
  • Pubblicità
  • Abbonamenti
  • Scopri i siti mondadori
  • R101
Arnoldo Mondadori Editore
© 2007 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Partita IVA 08386600152