Chi è Juba? Un serial kiler di marines? Un «eroe» della cosiddetta resistenza irachena? Uno sniper, ovvero un cecchino, sunnita? Un’organizzazione armata che si fa beffe del più potente esercito del mondo? C’è chi sostiene che Juba sia, in realtà, solo un marchio di successo. Un simbolo della «resistenza» dietro al quale non si nasconde un leader politico-militare bensì un esercito di pistoleros-emulatori. I quali, armati di fucile ad alta precisione e di telecamera, colpiscono a morte, con un colpo solo, un soldato occupante. Mettendo poi in rete il video dell’esecuzione.
Chiunque si nasconda dietro questo nickname, Juba è diventato un personaggio mitico in Iraq, e nel mondo arabo, imprendibile, senza volto, raffinato. Capace di uccidere decine di soldati e di comunicare in modo più raffinato dei tagliagole zarkawisti.
I video che mette in rete Juba (al quale sono stati ispirati decine di videogame venduti nelle bancherelle arabe) sono semplicissimi nella forma, efficaci sul piano della comunicazione. C’è una telecamera fissa che inquadra una vittima americana, da sola o in gruppo. Appare un mirino. Si sente un colpo, secco. Il marine cade a terra, ferito a morte. I commilitoni si mettono in posizione, spesso nascondendosi dietro a un tank, per rispondere all’assalto. Ma non c’è nessun assalto. Juba se ne va, sa che se sparasse un secondo colpo, il più delle volte, sarebbe catturato e forse ucciso. I marines non sanno nemmeno da che parte è provenuto lo sparo.
Il video di esordio è datato novembre 2005 (qui sopra) e attribuito all’Esercito islamico iracheno, mostra l’esecuzione di decine di soldati americani. Su un altro video clip dello stesso periodo, attribuito sempre a Juba, una voce fuori campo recitava: «Ho nove pallottole e ho un regalo per George Bush: con queste ucciderò nove soldati. Il mio obiettivo è che la gente guardi a cosa andranno incontro gli occupanti. Allah Akhbar». Nove pallottole: nove soldati Usa uccisi. Tutti ripresi, nel momento dell’omicidio, da una telecamera. L’unica certezza è che Juba, sia esso un leader militare o un semplice simbolo-marchio della «resistenza», ha una grande capacità tecnica: può permettersi un colpo solo.
Un secondo video di Juba è apparso ai primi di ottobre, come regalo, si fa per dire, di fine ramadam a Baghdad. Il video contiene un’intervista al presunto leader dei fucilatori iracheni, un momento dell’addestramento per gli aspiranti Juba, e il ritorno dal sedicente capo della divisione dei cecchini da una missione omicida. Scrive 37 su un muro, forse il numero delle vittime. Poi inizia a scrivere un diario, con una voce fuori campo che si rivolge ai nemici della Ummah musulmana e avverte «crociati ed ebrei» di abbandonare il Paese. Si rivolge agli iracheni: «Come potete mangiare, bere, dormire se i nostri fratelli sono incarcerati in prigioni senza nome? Come ci giustificheremo di fronte ai nostri figli nel giorno del giudizio?» Ha poi inizio il macabro rito delle esecuzioni. 634 sarebbero, secondo l’Esercito islamico, le vittime di Juba.
LINK ESTERNI
Baghdad treasure - Spiegel - Reuters
VIDEOGAME ARABI ISPIRATI A JUBA
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- Giovedì 29 Marzo 2007

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Commenti
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Il 29 Marzo 2007 alle 23:02 cuauhtemoc ha scritto:
ne avevo sentito parlare in germania, sono sempre più attrezzati, questi islamici
Il 30 Marzo 2007 alle 10:50 gek ha scritto:
Se, come ormai è chiaro, in Iraq si sta combattendo una sanguinosa guerra, questo è anche un effetto collaterale di questa guerra.
Non capisco perchè gli americani e i loro alleati, non prendono atto della cosa, e si comportano di conseguenza.
Cercare rappacificazioni strane, accordi sempre disattesi, intermediazioni, tavoli della pace ecc., non serve a niente se prima non si sono tolti di mezzo definitivamente, terroristi, fincheggiatori vari, “resistenti”, infiltrati vari, e chi ne ha più ne metta.
Una guerra è una guerra e va tratta come tale, altrimenti non si comincia neppure.
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