Il Consiglio Supremo di Difesa, che si è riunito lunedì 2 aprile al Quirinale, ha dato indicazioni sulla tipologia di truppe e mezzi da inviare di rinforzo al contingente italiano schierato a Herat per consentire maggiori capacità di protezione di fronte all’escalation delle azioni talebane. Benché ogni decisione in proposito debba essere approvata nel prossimo Consiglio dei Ministri pare certo che a potenziare il migliaio di soldati nell’Afghanistan Occidentale giungeranno entro fine aprile 5 elicotteri da combattimento A-129 Mangusta provenienti dai reggimenti 5° e 7° della brigata aeromobile “Friuli”. Mezzi già impiegati in Iraq che garantiranno maggiori capacità di sorveglianza del territorio e un formidabile volume di fuoco in caso di scontri. Anche per questa ragione l’invio dei Mangusta (recentemente venuti anche alla Turchia) potrebbe creare qualche difficoltà politica al governo dal momento che l’ala sinistra dell’Unione li considera “mezzi offensivi” il cui impiego stravolgerebbe le caratteristiche della missione italiana in Afghanistan.
Circa i mezzi terrestri verranno inviati una dozzina di veicoli protetti del tipo Lince e blindati Puma, (alcuni esemplari dei quali sono già presenti a Herat e a Kabul) sufficienti a equipaggiare due plotoni (circa 50 soldati). Nonostante le indiscrezioni in tal senso pare non sia previsto l’invio in Afghanistan dei corazzati Dardo, mezzi cingolati considerati meno adatti a operare nei pattugliamenti a lungo raggio rispetto ai veicoli ruotati e che avrebbero richiesto una catena logistica di supporto. I Dardo sono già stati impiegati in Iraq e sono attualmente assegnati al contingente italiano in Libano
Se questi rinforzi verranno confermati le truppe italiane ad Herat vedranno potenziate le capacità operative anche se non risulterà sanata la carenza di soldati che si registra nell’intero settore ovest dell’Afghanistan posto sotto il comando italiano. Alle dipendenze del generale Antonio Satta operano infatti poco più di 2.000 militari della Nato tra italiani, spagnoli, americani e lituani La gran parte è però impegnata a presidio delle basi e dei provincial reconstruction team che si occupano di realizzare infrastrutture civili mentre sono disponibili meno di 500 soldati come forza mobile per controllare il territorio e contrastare la penetrazione dei talebani dalle province meridionali.
- Martedì 3 Aprile 2007

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