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Sono tramontati i tempi di Dolores Ibarruri, Golda Meir, Margareth Thatcher. Donne marziali che, per emergere in quell’arena maschilista che era la politica, avevano finito per prendere tutto (o quasi) dai loro colleghi uomini: l’incedere, lo stile, l’assenza di sfumature, la durezza politica. Donne uomo che la seduzione (ci perdonino le femministe) l’avevano messa sotto i tacchi, per altro rigorosamente bassi.
Altri tempi: oggi è di scena un tipo di donna-politico diverso. Seduttiva, capace di coniugare immagine televisiva e determinazione, post-femminista nonché iperfemminile: come Segolene Royal, il candidato socialista all’Eliseo madre di quattro figli, Benazir Bhutto, il due volte premier pachistano costretta alle dimissioni a causa di un complotto di palazzo, Sonia Gandhi, il deus ex machina della politica indiana di origini italiane, Yulia Tymošenko, l’ex premier della rivoluzione arancione dell’Ucraina. Politiche di razza che, dal movimento femminista hanno imparato la cultura della differenza, e dalla tradizione il piacere della seduzione, del fascino femminile, da utilizzare soprattutto per convogliare consensi politici. Come faceva, in altre latitudini, Evita Peron, l’apripista di tutte le donne politico contemporanee, capace (come Jacqueline Kennedy) di trasformare la femminilità in una straordinaria arma di convincimento elettorale. Allora - erano gli anni ‘30 argentini - con una funzione ancillare, per conto cioè del marito: il generalissimo (e maschilista) Juan Domingo Perón. Oggi a essere diventati ancillari, come nel caso francese, sono anche gli uomini. Come François Hollande, il segretario del Psf divenuto recentemente, soltanto, il “marito della Royal”.
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Donne e politica: link utili
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- Martedì 10 Aprile 2007

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Il 26 Aprile 2007 alle 16:29 Lanzillotta e l’intervista canaglia: Margherita, sostantivo maschile » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] Margherita: visto il peso delle donne, direi sostantivo singolare di genere maschile… Numeri sconsolanti: 8 donne su 98 elette all’assemblea federale del partito. Non ho puntato i piedi giusto per chiudere il congresso in modo unitario. Però adesso basta, si apre una fase nuova. Dobbiamo pretendere che negli organismi di direzione la quota del 30 per cento sia rispettata. Anche perché molte donne, lei in testa, si sono dannate per costruire questo benedetto Partito democratico. Sì, si sono impegnate e hanno avuto un ruolo significativo. Perché le donne sono più capaci di elaborare idee e progetti che non di fare battaglie di potere all’interno degli apparati di partito. Però è ora di combattere per liberarsi dalle tutele dei maschi. In effetti gli uomini si ricordano di voi giusto per circostanza, per dire quanto sono aperti e non sessisti. In politica nessuno regala niente. Quindi nemmeno le donne possono pensare che qualcosa venga loro regalato. Se lo devono conquistare, perché la politica non è certo un luogo diverso dalla società. Ma le donne sono il 53 per cento del Paese. Se la politica non le rappresenta si inaridisce. L’Unità maliziosamente ha sottolineato che nei Ds le donne sono più considerate. E ha ragione. C’è stata una maggior attenzione, e non da oggi. I Ds hanno una storia più antica, con molti esempi di donne che hanno svolto ruoli di direzione. E anche stavolta bisogna riconoscere che hanno fatto meglio di noi. Mi auguro che far parte dello stesso partito abbia un effetto traino anche per le donne della Margherita. Sì consoli, non è che nel Polo le donne finora abbiano avuto miglior fortuna. Si ricorda il pianto di Stefania Prestigiacomo? Magra consolazione. La destra ha sempre avuto una cultura molto maschilista, pensi ad An e soprattutto alla Lega. Quindi non può essere quello il termine di paragone. Anche se all’estero ci sono esempi come quello di Angela Merkel, che non è certo una donna di sinistra. Ma io guardo dentro casa mia, non mi interessa cosa fanno dall’altra parte. Però che brutto parlare di donne in termini di quote, come si fa con i sussidi all’agricoltura. Per molto tempo sono stata contraria. Però a mali estremi estremi rimedi, visto che la questione della presenza femminile si sta configurando come una emergenza democratica. Quindi ben venga tutto quello che serve per cambiare questa situazione, quote rosa comprese. Sogni che diventano realtà. Pensi che in Finlandia il governo è composto per metà di donne. Ecco, là certo non hanno più bisogno di quote. La presenza delle donne è un normale fatto culturale. Da uno a dieci, quante possibilità ci sono di vedere il Partito democratico guidato da una donna? Direi sei. Perché sono ottimista: penso che alla fine il gruppo di testa del Partito democratico vedrà la presenza di molte donne. Intanto Giancarlo Galan, il governatore del Veneto, l’ha candidata alla leadership. Gentile, lo ringrazio. Ma il leader sarà scelto dai Democratici, tra i quali, a meno che non me ne sia accorta, non figura Galan. Però il fatto che lui mi candidi mi fa capire qualcosa. Cosa le fa capire? Che il centrosinistra può riprendere il dialogo interrotto con il Nord del Paese, dalle cui sensibilità e problemi in questi anni siamo rimasti lontani. [...]
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