L’intervista audio a Giovanni Porzio
A poco più di di tre mesi dalla cacciata delle Corti islamiche da Mogadiscio, la Somalia è sempre più spaccata tra un sud in mano ai signori della guerra filoislamisti e un’area, che ha il suo epicentro a Baidoa, dove è confinato il governo di transizione sostenuto dall’Etiopia, dall’Onu e dagli Stati Uniti. Il clan dei Hawiye, padrone assoluto della capitale e grande sostenitore delle milizie islamiche che per sei mesi hanno governato a Mogadiscio, sostiene che siano più di mille i somali uccisi negli scontri scoppiati nella capitale in soli tre giorni di combattimento dal 29 marzo al primo aprile. Una cifra che non è ufficialmente confermata dalla Croce Rossa Internazionale né dalle altre organizzazioni umanitarie presenti nella capitale somala, ma che dà comunque la misura del caos che regna oggi nel paese, e soprattutto a Mogadiscio.
Dichiara a Panorama.it l’inviato di Panorama Giovanni Porzio, che la Somalia la conosce bene: “Bisogna avere coraggio di dire la verità: Mogadiscio, grazie alle Corti islamiche, stava iniziando a rinascere. Non c’era più un solo kalashnikov o un fucile in città. Persino i businessmen della diaspora stavano tornando. Ho potuto verificarlo io stesso quando l’estate scorsa sono stato in Somalia”. Una lettura - quella dell’inviato di Panorama - che sembrano condividere buona parte dei giornali africani, di tutti gli orientamenti politici, che Panorama.it ha consultato. Come il quotidiano di centrosinistra keyonota Daily Nation, di proprietà dell’Aga Khan: “Finché il governo di transizione somalo resterà al suo posto solo grazie all’Etiopia - scrive - non sarà in grado di assicurarsi il sostegno della maggioranza della popolazione”. Una lettura cui l’Amministrazione americana e tutti i paesi africani confinanti contestano in base al paradigma della guerra globale al terrorismo: “La Somalia - ipotizzava la Bbc all’indomani della presa del potere delle Corti - sarà il nuovo paradiso dell’estremismo di Al Qaeda?”
Sostenute dai clan del sud e da larga parte della popolazione di Mogadiscio, le Corti islamiche - costrette a ripiegare in Kenya dopo l’avanzata delle truppe somalo-etiopi - stanno ora cercando di riorganizzare le proprie forze in vista di una nuova offensiva contro il governo di transizione, costretto a rinculare nell’enclave di Baidoa. La conferenza di riconciliazione nazionale (cui avrebbero dovuto partecipare anche i rappresentanti dei clan filoislamisti) è stata rinviata di un mese, al 15 maggio, ma in realtà sine die. “Non c’è alternativa” - sostiene il giornalista ugandese Abukar Arman - “a un governo di unità nazionale che coinvolga anche i clan e le organizzazioni islamiste”. Un’eventualità che certamente contiene molti rischi, ma appare preferibile, per molti cittadini somali, a un conflitto tra clan e signori della guerra che, senza un vasto accordo e il ritiro delle truppe etiopi, non accennerà a placarsi. Dice ancora Giovanni Porzio: “Le Corti islamiche avevano un’impostazione moderata. È stato un errore assimilarle tout cour all’estremismo di Al Qaeda. C’è poi un fatto: i soldati etiopi sono percepiti dai somali come truppe d”occupazione. È difficile immaginare su queste basi a una pacificazione”.
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Il vignettista della diaspora somala
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- Giovedì 12 Aprile 2007
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Commenti
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Il 12 Aprile 2007 alle 23:42 cuauhtemoc ha scritto:
ho vissuto cinque anni a mogadiscio e le persone e gli amici che vivono lì mi conermano: c’è tanta gente che rimpiange il governo degli islamici
Il 27 Settembre 2007 alle 9:29 Saba Anglana: racconto in musica la mia Somalia perduta e ritrovata » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Se la Somalia sprofonda nel caos [...]
Il 21 Novembre 2007 alle 17:19 La Somalia peggio del Darfur, ma nessuno se n’è accorto » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] A differenza del Darfur, dove dal 2003 sono stati versati oltre un miliardo di dollari in cibo e aiuti, in questo Paese del Corno d’Africa, diventato uno dei simboli della guerra globale al terrorismo islamico scatenata dalla Casa Bianca dopo l’11 settembre, sono arrivati in Somalia soltanto 200 milioni di dollari, un quinto di quanto destinato al Sudan occidentale. Una cifra largamente insufficiente, spiegano i dirigenti Onu al Nyt, anche solo per alleviare quella che può essere considerata la più grave crisi umanitaria (per tassi di malnutrizione, numero di morti e di sfollati) della recente storia africana. “Dobbiamo ammettere che durante i sei mesi di interregno delle Corti islamiche a Mogadiscio la situazione era migliore”, dice Laroche all’inviato del Nyt. “Almeno allora potevamo lavorare e riuscivamo a portare gli aiuti“, continua. [...]
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