L’annuncio dell’esecuzione del giornalista della Bbc Alan Johnston a Gaza dà un significato politico inquietante a quest’ultimo, misterioso, rapimento: “Negli ultimi due anni - dichiara a Panorama.it Lorenzo Cremonesi, storico inviato del Corriere della Sera in Palestina - i gruppi estremisti collegati alle cellule di Al Qaeda del Sinai e in Giordania stanno penetrando nei Territori. E purtroppo trovano un terreno sempre più fertile in una società palestinese impoverita e disilusa dal fallimento degli accordi di Oslo”.
L’obiettivo dei presunti rapitori delle Brigate Jihad al Tawid è chiaro, almeno nell’immediato: far fallire il possibile negoziato tra Abu Mazen ed Ehud Olmert e dimostrare che il neonato governo di unità nazionale palestinese non ha più il controllo della West Bank. “E’ sempre stato così anche in passato” - continua Cremonesi. “Tutte le volte che c’è stato un tentativo di dialogo tra israeliani e palestinesi arrivava puntualmente un attentato palestinese o un’azione degli estremisti ebrei. Quello che c’è di nuovo è però la diffusione di un sentimento islamista antioccidentale che non distingue più tra Europa e Stati Uniti. Che vede tutto l’Occidente come un nemico. Se davvero avessero ucciso Johnston” - conclude -” sarebbe una tragedia assoluta, per il Medio Oriente e per gli stessi palestinesi”.
Lo sanno bene anche gli uomini di Al Fatah e quelli Hamas, secondo i quali però il rapimento del reporter inglese sarebbe stato organizzato da una potente tribù di Gaza, la famiglia Dogmush, un tempo alleata di Hamas. Un’interpretazione confermata dal giornalista palestinese Safwat Kahlut, un amico del rapito, secondo cui l’empasse nella trattativa - ammesso che ve ne sia stata una - è dovuto a ragioni interne: “Hamas non ha alcuna intenzione di cedere alle richieste di Dogmush, con il quale ha diversi conti in sospeso, e Fatah non vuole entrare in una vicenda che potrebbe concludersi in modo violento”. Qualunque sia la verità, il caso di Johnston, considerato sensibile alle ragioni dei palestinesi, segna un salto di qualità nella lotta anti-israeliana. Perché, anche qualora non fosse stato veramente ucciso, dimostra che i servizi di sicurezza di Hamas e Fatah non controllano più Gaza, diventata a quasi due anni dal ritiro israeliano una terra di nessuno. Rischia di avverarsi la profezia di Khaled Meshal, plenipotenziario di Hamas a Damasco: “Prevedo una terza Intifada”. Non più nazionalista e anti-israeliana, ma questa volta anti-occidentale tout court. Come vogliono i seguaci di Bin Laden e forse anche i suoi alleati nella Striscia.
L’appello congiunto di Al Jazeera, Bbc e Cnn: Liberatelo
- Lunedì 16 Aprile 2007


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Commenti
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Il 22 Maggio 2007 alle 18:53 Mutafà Barghouti: la nostra lotta è come quella contro l’apartheid » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] Il rapimento del giornalista della Bbc Johnston. La penetrazione dall’Egitto di cellule fondamentaliste. Non c’è il rischio di un alqaedizzazione/irachizzazione della Palestina? Ci sono molte forze esterne che interferiscono nei nostri affari interni, è chiaro. Ma è soprattutto Israele in questo momento che soffia sul fuoco delle nostre divisioni. Lo fa per delegittimarci. Ma io vi chiedo: come possiamo isolare le bande estremiste, che pure sono minoritarie, se non abbiamo i soldi per pagare i nostri uomini, se continuano a toglierci le tasse che spetterebbe al nostro governo e al nostro popolo? Lo chiedo a tutti: all’Europa, ai politici israeliani, agli americani… [...]
Il 4 Luglio 2007 alle 11:32 Hamas dietro alla liberazione del reporter della Bbc » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] È stato liberato, dopo centoquattordici giorni di prigionia, il giornalista della Bbc, Alan Johnston (guarda le prime immagini su Bbc: qui), quarantacinque anni, rapito a Gaza il 12 marzo scorso dall’Esercito dell’Islam, un’organizzazione qaedista finanziata dal potente clan mafioso dei Dogstum. Non è ancora chiara quale sia l’esatta dinamica che portato alla liberazione del giornalista, ma sembra che - accanto a una vasta operazione militare da parte degli uomini di Hamas - abbia giocato un ruolo decisivo uno scambio di prigionieri con gli uomini dell’Esercito dell’Islam. [...]
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