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Strage in Virginia, là dove si vendono armi anche ai dodicenni

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  • Tags: armi, campagne, scuola, strage, Virginia-tech
  • 9 commenti

I poliziotti soccorrono un ferito al Virginia Tech
“Otto anni fa, in questa stessa settimana, i giovani di Littleton, Colorado, hanno subito un terribile attacco alla Columbine High School e sei mesi fa, cinque ragazzi sono stati uccisi in una scuola Amish in Pennsylvania. Da allora non abbiamo fatto nulla come nazione per mettere fine alla violenza nelle nostre scuole e nelle nostre comunità. Piuttosto abbiamo reso ancora più semplice l’accesso alle armi da fuoco”. Così, amaramente, Paul Helmke, il presidente del Brady Center per la prevenzione della violenza con le armi da fuoco, ha commentato la strage in Virginia.

Una strage che ha colpito il Politecnico più famoso dello stato americano (guarda le foto) che si presenta con lo slogan: “Virginia tech, invent the future”. Invece il futuro è stato cancellato d’un colpo a decine di studenti. Anzi, da molti colpi sparati da un loro coetaneo.

Il Brady Center è l’associazione fondata dall’allora portavoce del presidente Ronald Reagan, James S. Brady, che rimase gravemente ferito il 30 marzo 1981 quando il presidente americano subì un attentato. Da allora paralizzato, si batte per l’inasprimento delle leggi che negli Usa consentono a chiunque di avere un’arma.
Dal suo sito è possibile farsi facilmente un’idea della situazione attraverso una mappa cliccabile: stato per stato una spiegazione e un voto (come quelli che si danno nelle scuole, appunto) giudica la normativa. La Virginia, nonostante la lotta politica di numerose associazioni, deve accontentarsi di un C-.
Il perché è presto detto: nello Stato dove si è compiuta l’ultima strage non ci sono limiti all’acquisto di armi da assalto. Se non che non se ne può comprare più di una al mese. E i giovani? Si possono vendere armi da fuoco a ragazzini dai 12 anni in su. Anche senza il permesso dei genitori.
Il killer del Virginia Tech aveva due semiautomatiche.

Guarda il video dell’Abc che mostra l’arrivo delle forze dell’ordine, il video del Washington Post in cui un testimone descrive l’inizio della sparatoria, e il video dell’Ap con le dichiarazioni del presidente del Virginia Tech, foto e video inviati alla Cnn.

  • francesca.folda
  • Lunedì 16 Aprile 2007

Vedi anche:

  • Usa: confessa il diciassettenne arrestato per la sparatoria nella scuola dell'Ohio
Al Jazeera parla inglese e adesso arriva anche su Youtube »
« Palestina, l’ombra di Al Qaeda sul sequestro del reporter della Bbc

Commenti

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Il 16 Aprile 2007 alle 22:44 ruggieri ha scritto:

Questo dramma la dice lunga sugli esportatori di democrazia in Iraq ed Afganistan, questi sono quelli che cercavano dal trapassato tiranno le armi di distruzione di massa?
Ma mi faccia il piacere!!

Il 17 Aprile 2007 alle 1:45 leonida ha scritto:

Sicuramente hai ragione e per questo il mio appoggio ruggieri. Il problema in questo caso non sono le istituzioni, e questo te lo posso dire con certezza perche ci vivo in USA. Il problema grosso sta nell’educazione o meglio nella non educazione che i giovani Americani ricevono. Basically nothing. Non ci sono regole o valori. C’e u permissivismo che elevato alla potenza, si comincia proprio da piccoli dove tutto viene concesso maniente viene tolto. Purtroppo ne vedremo ancora di questi episodi ed alla selfdistruction dei giovaji Americani.

Il 17 Aprile 2007 alle 5:22 AnnaOne ha scritto:

Ma bravi, condannare tutti i giovani Americani prima ancora di sapere con esattezza chi e` il colpevole!
E se si confermasse che e` un giovane Cinese con Visa?

Il 17 Aprile 2007 alle 9:16 TARIVORTO ha scritto:

Non vedo cosa c’entri la follia personale di un individuo con la democrazia di un popolo.

In quanto alla liberalità eccessiva e alla mancanza di self control, in situazioni di stress individuale, è un problema culturale americano, che dipende anche dall’inevitabile tensione creata dalla multiforme mescolanza di gruppi etnici, che possiedono gli USA.

In quanto al possesso diffuso di armi, fa parte della loro cultura e storia, oltre che da evidenti necessità in un territorio così vasto, dove non esistono stazioni di polizia dietro ogni angolo.

Il 17 Aprile 2007 alle 22:35 MasterHard ha scritto:

Ognuno è libero di fare il commento che li pare, ma qui non c’entra il sistema americano dirlo semplicemente è sparare contro un sistema che funziona, con delle università che sono nell’elenco delle 40 più importanti e richiesti da tutto il mondo altrimenti non serebbero piene di studenti stranieri. Guarda caso lo studente killer non era americano ma coreano con visto studente, ora quei giornali di sinistra non parlano perche non c’e il solito “gringo” folle assasino che piace tanto criticare alla sinistra. Per me il problema sono le droghe,troppo cinema e tv e non capire la realtà per odio creato da qualche maestrino seminatore di ideoligie folle che cercano di dividere la gente tra ricchi e poveri, buoni e cattivi e con questo eliminare una parte perche non la pensa come loro. (scusate il mio italiano ma non e la mia madre lingua).

Il 18 Aprile 2007 alle 13:25 South Park sparerà i suoi colpi sulla strage in Virgina? » Panorama.it – Cultura e società ha scritto:

[...] Sbarcheranno in Virginia quelli di South Park, i bambini terribili della Tv, che non risparmiano nessuno? Affronteranno la terribile strage avvenuta lunedì scorso nel campus americano? Parleranno delle uso delle armi negli Stati Uniti? South Park è una serie televisiva americana di cartoni animati creata da Trey Parker e Matt Stone e trasmessa dal 1997 dal canale Comedy Central. Nominata cinque volte per gli Emmy Awards (gli Oscar della televisione americana), lo vinse nel 2005 con l’episodio Best friends forever. In Italia è andata in onda per alcuni anni su Italia 1 e recentemente è passata sul canale Paramount Comedy di Sky. Satirica, irrispettosa, politicamente scorretta, affronta senza peli sulla lingua i temi dell’attualità statunitense attraverso le vicende di un gruppo di bambini novenni della cittadina di South Park, Colorado. Uno dei pochi argomenti spinosi non ancora trattati dalla serie riguarda l’uso delle armi negli Stati Uniti. Il motivo è probabilmente più legato a uno sgradevole precedente che non a una mancanza di volontà. Matt Stone è stato intervistato da Michael Moore nel documentario Bowling for Columbine a proposito della strage avvenuta nel liceo di Columbine. All’intervista segue un breve cartone animato sulla vicenda in perfetto stile South Park, ma non prodotto dai due creatori della serie. Questo ha creato molti attriti tra Stone e Moore. Ora, con l’orribile episodio del Virginia Tech, l’argomento armi ritorna di scottante attualità. E, come accadde per l’uragano Katrina, i nostri potrebbero trovarsi obbligati a trattarlo “Lo show iniziava a ottobre e la gente si aspettava di sentire qualcosa da noi sull’uragano Katrina ( i contenuti del video potrebbero risultare offensivi). Per la prima volta abbiamo avvertito la sensazione che fosse nostro dovere lavorare su un dato argomento”. Michael Moore, nonostante le buone intenzioni, ha sicuramente fallito nel tentativo di educare gli americani sulla questione armi. Il suo essere eccessivamente schierato politicamente non lo rende universalmente credibile. South Park, invece, potrebbe a questo punto dare un segnale forte proprio ai giovani. Far capire loro che se possiedono un’arma non è per accrescere la loro sicurezza ma perché qualcuno vuole semplicemente guadagnare dei soldi. Per una volta forse l’America farebbe bene a chiudere un occhio su una parolaccia di troppo in televisione e ritrovarsi con un morto in meno per arma da fuoco. Staremo a vedere. [...]

Il 19 Aprile 2007 alle 10:25 Il video-testamento del killer della Viriginia » Panorama.it – Mondo ha scritto:

[...] Cho Seung-Hui, il killer 23enne del Politecnico della Virginia, ha registrato, tra una sparatoria e l’altra, un video-testamento che è stato trasmesso ieri dalla televisione americana Nbc (qui sotto). Realizzato lunedì poco prima di suicidarsi, il pacco che ha indirizzato al network statunitense contiene anche alcune fotografie e un lungo testo scritto di 1800 caratteri. Cho Seung-Hui descrive se stesso come un difensore dei deboli, un ammiratore degli studenti della strage di Columbine nel 1999, chiamato dal destino a compiere la sua opera contro i ricchi e gli arroganti. [...]

Il 23 Aprile 2007 alle 15:22 Ave Maria, la città dell’utopia cattolica a 100 km da Miami » Panorama.it – Mondo ha scritto:

[...] Nel 1960 Tom Monaghan ha fondato quella che è oggi la più importante catena di consegna di pizze a domicilio, con più di 8mila sedi in tutto il mondo: Domino’s pizza. Poi, gli è venuta un’idea ancora più ambiziosa. Presidente della Fondazione Ave Maria, sognava di creare una grande Università cattolica ma ha fatto ancora di più. Ha finanziato la costruzione di una intera città cattolica: Ave Maria, in Florida, che aprirà le porte quest’estate. Avrà 30mila abitanti, di cui almeno 5mila andranno a riempire il campus universitario. Il progetto ha subito dato luogo a polemiche: una città basata sui precetti cattolici viola le leggi sulla separazione tra Stato e Chiesa, si è detto. E si temeva la discriminazione di minoranze acattoliche che avessero voluto trasferirsi nell’amena cittadina. Non è ancora così chiaro quali regole governeranno la città. Il sogno di Monaghan è forse una città senza omosessuali, senza divorzio e senza aborto, dove è proibita la vendita di preservativi e di materiale pornografico? Così pare. Sembra che il re della pizza stia spendendo un patrimonio per costruire quella che per lui sarebbe una vera e propria città Utopia che si erga nel bel mezzo della Florida come un baluardo in difesa dei valori morali ormai perduti. “Sarà una vera comunità, dove i vicini si interessano dei propri vicini, l’amicizia attraversa le generazioni e ogni cittadino, studente e lavoratore prova un autentico senso di orgoglio”. Basterà tutto questo a scongiurare stragi come quella del Virgina Tech , così drammaticamente ripetitive negli Stati Uniti? Alla fine, però, sarà per le critiche che sono piovute, sarà che la notizia dell’inaugurazione di Ave Maria rimbalza con dileggio da un sito gay all’altro, la deriva della cittadina verso una chiusura bigotta e intollerante comincia ad essere temuta perfino da chi l’ha progettata. Ora, nel sito ufficiale , è apparso uno slogan di benvenuto che recita: “per ogni famiglia, per ogni stile di vita, per ogni sogno”. Rimane solo da capire cosa si intenda per sogno, per stile di vita e anche per famiglia. Davvero un’utopia. [...]

Il 15 Febbraio 2008 alle 9:12 Usa, un’altra Colombine: strage di San Valentino in un college dell’Illinois » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] DALL’ARCHIVIO: Strage in Virginia, dove si vendono le armi anche ai dodicenni [...]

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