
di Alberto Toscano - da Parigi
Patriottismo e nazionalismo a gogò nella campagna elettorale francese per la presidenza della Repubblica, che sfocia nelle consultazioni del 22 aprile (primo turno) e 6 maggio. Tutti i dodici candidati fanno a gara nel mostrare il massimo dell’attaccamento al loro Paese e alla sua potenza, ricorrendo talvolta ai toni dello sciovinismo puro e duro. È il caso del candidato dell’estrema destra Jean-Marie Le Pen e di quello del cattolico tradizionalista della Vandea, Philippe de Villiers, a cui i sondaggi attribuiscono rispettivamente il 13 e l’1 per cento dei voti. Secondo Le Pen l’imperativo categorico della Francia è farla finita con l’immigrazione per non mettere in causa la propria superiorità mondiale. De Villiers insiste sulla diffidenza nei confronti dell’Europa.
Anche all’estrema sinistra la demagogia a base di patriottismo euroscettico la fa da padrona. Gérard Schivardi, uno dei tra candidati trotzkisti, arriva a dire chiaramente che tutti i mali della Francia vengono dall’Europa e spera nell’uscita di Parigi dall’Unione. I sondaggi lo vedono sotto l’1 per cento, ma anche gli altri due candidati trotzkisti (la signora Arlette Laguiller e il giovane Olivier Besancenot, accreditati rispettivamente del 2 e del 4 per cento) militano con toni durissimi contro l’integrazione comunitaria e l’apertura delle frontiere, al pari dell’”altermondialista” José Bové (a cui i sondaggi attribuiscono meno del 2 per cento). La stessa Marie-George Buffet, candidata del Partito comunista (con sondaggi inferiori al 3 per cento) è schieratissima contro l’Europa pur essendo stata in passato ministra nel governo di Parigi. Nei dibattiti televisivi capita che i giornalisti chiedano a comunisti e trotzkisti se il loro nazionalismo non sia in contraddizione con l’appello di Karl Marx all’internazionalismo proletario. La risposta è sempre la stessa: “Questa – dicono – è solo l’Europa dei padroni e delle multinazionali americane!”.
Antieuropeista al massimo grado è anche Jean-Pierre Chevènement, l’ultranazionalista di sinistra che fu nel 1971 uno dei fondatori del Partito socialista, da cui usci’ nel 1991. Stavolta Chevènement sostiene la candidata socialista Ségolène Royal, cercando di iniettare nelle sue vene un’abbondante dose di euroscetticismo. Al referendum sulla ratifica della Costituzione europea (svoltosi il 29 maggio 2005 e conclusosi con la vittoria dei no) la signora Royal si espresse a favore del si’, ma stavolta si è alleata con personaggi – a cominciare appunto da Chevènement – che sono sempre stati contrarissimi all’attuale processo di integrazione comunitaria. Per sottolineare il proprio nazionalismo, la Royal ha detto che – se entrerà all’Eliseo – nelle scuole francesi si dovrà imparare la Marsigliese a memoria e farà di tutto perché il 14 luglio la bandiera nazionale sia esposta a ogni finestra. Qualcuno le ha fatto notare che – tra le parole attuali della Marsigliese – c’è il versetto secondo cui “i solchi dei nostri campi sono irrorati dal sangue impuro” del nemico. Per madame Royal, che i sondaggi vedono poco sotto il 25 per cento dei voti al primo turno, va bene anche così: l’importante è studiare la Marsigliese.
Nella gara a chi è più nazionalista si distingue anche il candidato del centrodestra Nicolas Sarkozy, presidente del ramo francese dei “popolari”, ossia l’Ump (Union pour un Mouvement populaire). Benché i “popolari” siano solitamente europeisti, Sarkozy (che i sondaggi vedono poco sotto il 30 per cento) ha presentato la costruzione europea come l’edificazione di una sorta di grande Francia. Interrogato il 17 aprile alla rete Tv transalpina Tv5, Sarkozy ha detto che – se entrerà all’Eliseo – farà di tutto perché nei 27 Paesi europei si studino obbligatoriamente a scuola tre lingue: l’inglese, il francese e – bontà sua – la lingua nazionale del Paese in questione. Gli accenti nazionalisti e la diffidenza rispetto all’Europa hanno contagiato persino il centrista François Bayrou (sondaggi sul 18 per cento), secondo cui la Francia deve difendere a tutti i costi i propri interessi nazionali soprattutto in campo agricolo, e la Verde Dominique Voynet (sondaggi sotto il 2 per cento), che denuncia le pressioni di Bruxelles sulla Francia. Quanto all’ultimo candidato – il leader del partito dei cacciatori Frédéric Nihous – ha sondaggi all’1 per cento e ha una gran voglia di usare il suo fucile per sparare sulla Banca centrale europea e, in mancanza d’altro, pare si alleni a impallinare le monete dell’euro.
Leggi anche: Videosatira: tutti contro Sarkolène - Piccola guida alle elezioni francesi - Guarda la GALLERY e i VIDEO
- Mercoledì 18 Aprile 2007

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Commenti
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Il 18 Aprile 2007 alle 12:56 Francia, corsa all’Eliseo: la rassegna video » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] Allons enfants de la Patrie! La Francia al voto rispolvera il patriottismo [...]
Il 18 Aprile 2007 alle 15:51 mario_portanova ha scritto:
Gentile Redazione, faccio proposta per un sondaggio sul vostro sito. Titolo: cosa votereste se foste francesi? Potrebbero venir fuori dati interessanti. Lo dico anche per voi, eh.
Il 18 Aprile 2007 alle 18:25 TARIVORTO ha scritto:
Io mi chiedo se esistono ancora i francesi!
Penso che gli unici francesi esistenti, tranne rare eccezioni, siano quelli che stanno con Le Pen, gli altri non so che francesi siano.
Il 19 Aprile 2007 alle 10:37 paolo1957 ha scritto:
Se i francesi si estinguono piangeremo in pochi.
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