La festa del primo maggio capita nel bel mezzo della campagna elettorale in vista del ballottaggio per l’Eliseo, ma in Francia i sindacati e i partiti di sinistra hanno non poche difficoltà a mobilitarsi in occasione del giorno dei lavoratori. A Parigi scenderà invece in piazza, come al solito, il leader dell’estrema destra Jean-Marie Le Pen, che nel primo giorno di maggio festeggia ogni anno Giovanna d’Arco. Il corteo del Front national si svolge sulla riva destra della Senna e passa accanto al monumento dorato dell’eroina nazionale francese, vicino al Louvre. Quest’anno Le Pen sogna di lanciare un segnale forte dopo la batosta elettorale del primo turno: è arrivato al quarto posto col 10,5 per cento dei voti, mentre alle elezioni presidenziali di cinque anni fa era riuscito a qualificarsi per il ballottaggio con quasi il 17 per cento. Ormai sta per passare la mano alla figlia Marine e per lui questa manifestazione in onore di Giovanna d’Arco ha il sapore di un addio, all’età di quasi 79 anni. Un addio che costituisce un sospiro di sollievo per quattro francesi su cinque.

Proprio il destino dei voti lepenisti (in calo rispetto al 2002, ma pur sempre tanti) è uno degli elementi destinati a caratterizzare la campagna elettorale in vista del secondo turno, in calendario per domenica 6 maggio. Siccome la campagna elettorale si svolge ormai sul terreno politico del centro, che sia Nicolas Sarkozy sia Ségolène Royal tentano di sedurre, c’è la possibilità che una parte significativa di coloro che il 22 aprile si sono espressi per l’estremista Le Pen scelgano il 6 maggio la via dell’astensione. Questa circostanza danneggerebbe ovviamente Sarkozy, che dovrebbe comunque ereditare la maggioranza delle schede andate al primo turno al leader dell’estrema destra. Però Le Pen è molto irritato nei confronti di Sarkozy, che gli ha già succhiato parecchi suffragi, e così potrebbe approfittare del discorso della Festa dei lavoratori, che per lui è appunto il giorno di Giovanna d’Arco, allo scopo di rifilargli qualche frase al vetriolo. Più che un’ipotesi, si tratta di una certezza. Resta da vedere quali saranno le conseguenze di quelle frecce avvelenate sul comportamento dei 3,8 milioni di francesi che al primo turno si sono espressi per il fondatore e presidente del Front national.

Ovviamente il Primo maggio la Francia si ferma per celebrare la festa del lavoro. Lo spettacolo offerto dai sindacati, soprattutto a Parigi, testimonia tuttavia la loro debolezza più che la loro forza. Le principali confederazioni festeggiano abitualmente il Primo maggio ciascuna per proprio conto e i cortei raggruppano poche migliaia di persone. Niente a che vedere con lo spettacolo di forza e di unità che offrono di solito le confederazioni sindacali italiane in questa stessa occasione. In realtà il Primo maggio è un riflesso della crisi sindacale francese: la stragrande maggioranza dei lavoratori del settore privato non ha tessere sindacali. La base delle confederazioni Cgt (legatissima al Partito comunista, formazione politica che al primo turno delle presidenziali ha avuto appena l’1,94 per cento dei voti pur avendo presentato la propria segretaria generale Marie-George Buffet), Cfdt e Force Ouvrière (che gravitano in un’area socialista), è costituita da dipendenti del settore pubblico. Soprattutto alle ferrovie, alle poste e all’azienda elettrica Edf la forza della Cgt e delle altre confederazioni sindacali è molto rilevante. Al gruppo automobilistico privato Peugeot-Citroën un lungo sciopero per ragioni salariali, voluto dalla Cgt anche per riscaldare il clima sociale in vista delle presidenziali, è invece fallito alla vigilia di questa tornata elettorale.
In Francia tutta quanta la dimensione partecipativa dei cittadini alla politica è ridotta a un lumicino. Il Partito socialista aveva due anni fa circa 100 mila iscritti pur controllando le due maggiori città del Paese (Parigi e Lione) nonché 20 regioni su 22. Poi il segretario François Hollande, compagno di Ségolène Royal, ha lanciato una campagna di tesseramento a prezzi stracciati e persino via internet, circostanza che ha praticamente raddoppiato il numero degli iscritti, con conseguenze favorevolissime alla Royal quando, lo scorso 16 novembre, i membri del Ps hanno votato per scegliere il candidato all’Eliseo in occasione delle loro primarie.

Non molto diversi sono stati i metodi impiegati da Nicolas Sarkozy per gonfiare negli ultimi due anni i membri del partito di destra Union pour un Mouvement populaire (Ump), formazione politica che aveva da sola la maggioranza assoluta nell’Assemblea nazionale uscente. I membri dell’Ump erano circa 150 mila un paio d’anni fa e sono anch’essi pressoché raddoppiati. Malgrado tutto, i membri dei partiti politici francesi sono ancora ben pochi in un Paese di oltre 60 milioni d’abitanti. E in più resta da capire dove finiranno tutti questi nuovi iscritti dopo questa intensa primavera elettorale francese.
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- Lunedì 30 Aprile 2007


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Commenti
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Il 2 Maggio 2007 alle 11:20 gustaveflaubert ha scritto:
Che i lepenisti debbano astenersi lo ha detto lo stesso Le Pen poco fa, mi sembra.
Il 2 Maggio 2007 alle 13:01 ermete_di_fraia ha scritto:
Stasera ci sarà il faccia-a-faccia sarkozy-royal. A me interesserebbe vederlo, magari con una traduzioncina in italiano. Chiedo troppo?
Il 2 Maggio 2007 alle 14:49 Francia: tutti davanti alla tv per la sfida tra Nicolas e Ségolène » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] Primo maggio alla francese: tiene banco la campagna elettorale [...]
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