
Tentazioni golpiste e derive islamiste: torna a oscillare il pendolo della politica turca. A quattro giorni dalla grande manifestazione laica che ha visto sfilare a Istanbul oltre 500 mila persone, il braccio di ferro tra i manifestanti (contrari a un presidente della Repubblica filoislamico) e il partito musulmano moderato del premier Tayip Erdogan si è concluso con la decisione del Parlamento di convocare elezioni anticipate per il 24 giugno. Una decisione che segna un nulla di fatto nella delicata partita politica che si è aperta in Turchia da quando, nel 2002, Tayip Erdogan vinse le elezioni portando per la prima volta al governo un partito di ispirazione islamica: il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) . Fu uno choc, per i generali e per la vecchia borghesia legata a Mustafa Kemal Ataturk, il padre della Turchia laica. Uno choc che a ondate fa riaffiorare vecchi fantasmi sempre presenti nelle viscere della società turca: quelli delle tentazioni golpiste dell’esercito e sull’altro versante quelli di una deriva islamista che metta fine al modello costituzionale kemalista.
Ne abbiamo parlato con una giornalista - la corrispondente in Italia del quotidiano nazionale Sabah Jasmin Taskin - e con un sociologo - Fabio Salomoni, professore di cultura italiana all’Università di Istanbul, nonché inviato nella capitale turca dell’Osservatorio sui Balcani.
La manifestazione di domenica ha segnato un punto a favore dei laici e dei sostenitori dell’esercito kemalista? Chi sono e quali sono i loro obiettivi?
FABIO SALOMONI. Il fatto è che i militari sono ancora visti da larghe fasce della popolazione, specie della capitale, come i garanti dell’unità nazionale e baluardo della difesa dell’identità turca dalle interferenze straniere. Tradizionalmente c’è un fronte laico e nazionalista che sostiene l’esercito, dal centrosinistra kemalista alla destra estrema, che si nutre anche di slogan sciovinisti, antieuropei, antiamericani. Insomma, se pensassimo che i laici turchi sono a favore dell’Ue e gli islamici no, commetteremmo un grande errore analitico.
JASMIN TASKIN. L’Akp, il partito tradizionalista di Erdogan, è stato riformista e filoeuropeo, almeno fino a un anno fa, quando l’esercito è ritornato a dettare le sue condizioni. Ma il timore che Erdogan abbia una seconda agenda per l’islamizzazione del Paese non è scomparso soprattutto nell’establishment. Un presidente con la moglie che porta il velo fa ancora paura, ai militari e a larga parte della classe dirigente che costituivano l’ossatura della Turchia repubblicana. C’è da ricordare che il presidente è anche capo dell’esercito…
Come si concluderà il braccio di ferro?
FABIO SALOMONI. Si va verso le elezioni anticipate per stemperare la tensione. E’ anche possibile che l’Akp abbia aumentato la sua forza. La società turca è cambiata molto, del resto: il partito del premier è sostenuto dai ceti popolari delle grandi città e della periferia anatolica. Ma anche dalla nuova classe imprenditoriale di origine rurale. E’ ovvio che sia in competizione con la borghesia kemalista di Istanbul sostenuta dall’esercito. Semplificando lo scontro si può vedere anche così: l’Akp è partito pluriidentitario, islamico, filoeuropeo, interclassista. Rappresenta le istanze dei nuovi ceti produttivi e popolari rimasti tradizionalmente esclusi dal potere: ceti che non hanno mai amato il nazionalismo militarista turco di cui in questo momento si fanno forti i generali e i loro alleati laici.
JASMIN TASKIN. Si va alle elezioni anticipate. Se si mettono d’accordo su un nome imparziale che va bene per i laici, benissimo. Se si radicalizzano le posizioni si va verso la crisi. Una crisi imprevedibile. E’ però probabile che col 10% di sbarramento i risultati siano simili quelli del 2002. Quindi cambierebbe poco. Sarebbero aperti ancora tutti gli scenari, anche i peggiori…
Quale ruolo ha giocato l’Europa nel favorire un diverso sviluppo della Turchia?
FABIO SALOMONI. L’Europa è alla base della crisi attuale. Perché su molte questioni, da quella di Cipro del Nord fino a quella dell’ingresso nell’Ue, si è comportata in modo ambiguo, strabico. E ha finito per frustrare le attese dei cittadini, alimentando anche quel senso di inferiorità e di rivalsa sciovinista che sopravvive nella società civile scesa in piazza domenica. Vedo crescere purtroppo la voglia di una grande figura paterna che semplifichi tutto e risolva i nodi del dibattito politico. Anche con un golpe, anche se non necessariamente con l’esercito nelle strade…
JASMINE TASKIN. Si è persa molta fiducia nell’Europa. Non perché i turchi siano antieuropei, solo che non credono nella sincerità dell’Ue. E così tutti diventano nazionalisti e si radicalizzano, a destra come a sinistra. I laici inoltre vedono gli Usa come i sostenitori di Tayip Erdogan, una sorta di cavallo di troia dell’espansionismo americano. Pensano che sia sponsorizzato dall’America per costruire uno stato di islam moderato come argine contro i paesi islamici radicali.
- Mercoledì 2 Maggio 2007

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 16 Maggio 2007 alle 12:57 Turchia: c’è il rischio di un’islamizzazione » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] Güray Öz è uno dei direttori responsabili del quotidiano Cumhuriyet (La Repubblica), dal 1924 bastione della Turchia kemalista e laica, organizzatore delle manifestazioni di queste settimane. Panorama.it lo ha intervistato per capire quali sono le ragioni che hanno indotto centinaia di migliaia di persone a scendere in piazza contro l’ipotesi di un presidente della Repubblica filoislamico eletto dal partito di governo Akp. [...]
Il 16 Maggio 2007 alle 12:57 Turchia: no, la laicità è una scusa » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] <strong>LEGGI ANCHE: </strong> La voce dei laici: intervista a Güray Öz - <a href=”http://blog.panorama.it/mondo/2007/05/02/serra-yilmaz-quante-bugie-sulla-mia-turchia/”>L’intervista all’attrice Serra Yilmaz</a> - <a href=”http://blog.panorama.it/mondo/2007/05/02/voci-dalla-turchia-tra-tentazioni-golpiste-e-pericolo-islamista/”>Voci dalla Turchia</a> [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.