Il dibattito radiotelevisivo tra Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy era il momento più atteso della campagna elettorale verso il secondo turno delle presidenziali, in programma per domenica 6 maggio. Adesso che le bocce sono ferme, la stampa francese fa i conti e si divide in due parti: quella di sinistra canta vittoria, pensando che la candidata socialista sia riuscita a prevalere sul rivale; quella di centro e quella di destra tendono a parlare di un verdetto in equilibrio quasi perfetto. Anche i giornali più vicini a Nicolas Sarkozy si limitano a decretare il “pari”, ma non osano ipotizzare la vittoria del loro beniamino. Del resto Sarkozy è stato il primo a non cercare di vincere: voleva lo zero a zero perché sapeva d’essere già in vantaggio nei sondaggio. Voleva lo zero a zero e in fin dei conti lo ha ottenuto. Il suo comportamento di fronte alle telecamere è stato ispirato alla massima prudenza, allo scopo di rintuzzare con i fatti le critiche alla sua presunta arroganza. Opposto il comportamento della Royal, partita immediatamente all’attacco con l’intenzione di mostrarsi efficace e grintosa, col rischio di passare talvolta per un po’ eccessiva nella scelta dei propri toni.
Dalla partita radiotelevisiva francese di mercoledì sera (durata due ore e quaranta minuti) emerge la sensibilità francese a guardare all’interno ben più che all’esterno dei confini nazionali. Oggi più che mai, la Francia vede il resto del mondo attraverso la lente deformante del proprio ombelico. La Francia fa da sé. Non a caso è stata l’unico Paese al mondo a imporre la riduzione dell’orario lavorativo settimanale a 35 ore senza riduzione del salario. Nel 1997, quando il governo di sinistra ha imboccato quella strada, sembrava un’idea geniale, ma poi si è visto che i lavoratori – che ovviamente non hanno potuto ottenere aumenti del salario, avendo già avuto la riduzione dell’orario – sono stati i primi a protestare contro la legge delle 35 ore, voluta dal governo di sinistra di cui faceva parte Ségolène Royal. La Francia di oggi è impregnata di nazionalismo in ogni sua componente politica (o quasi). Questo vale anche a destra, dove si parla in continuazione di “patriottismo economico” e si afferma che “l’Europa dev’essere la Francia in grande”.
Piaccia o non piaccia ai supporter italiani di Ségolène Royal e di Nicolas Sarkozy (che talvolta sembrano comportarsi come veri e propri tifosi di una squadra di calcio), la loro visione dell’Europa è tutto fuorché “europeista”: ciascuno dei due vuole tentare di imporre ai ventisei partner comunitari il punto di vista e la leadership di Parigi. Sarkozy e la Royal si illudono che l’Europa unita possa continuare a ruotare attorno all’asse della Senna. Nel dibattito radiotelevisivo del 3 maggio le tematiche comunitarie hanno avuto un posto largamente secondario, ma nonostante questo sia Sarkozy sia la Royal hanno avuto l’opportunità per ribadire l’idea secondo cui dal loro punto di vista la Costituzione comunitaria (già ratificata da 18 Stati su 27) è praticamente carta straccia. La differenza sta nel fatto che la Royal vuole imporre ai partner una completa rinegoziazione del Trattato, che verrebbe poi ratificato dalla Francia con un nuovo referendum, mentre Sarkozy punta a estrapolare dal testo attuale alcuni elementi fondamentali, dando vita a un trattato “semplificato”, che Parigi ratificherebbe poi per via parlamentare. Questa differenza era già nota, ma è importante che ciascuno abbia ribadito le proprie posizioni di fronte agli elettori.
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- Giovedì 3 Maggio 2007


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Commenti
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Il 3 Maggio 2007 alle 18:48 Duelli elettorali in tv: Royal e Sarkozy fanno impallidire i nostri leader » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] I paragoni sono sempre antipatici, e rischiano pure di essere scivolosi. Le diversità - il sistema elettorale e la cultura politica, per fare due esempi facili facili - rischiano di venire ingiustamente cancellate nella spasmodica caccia all’analogia, nella ricerca di un terreno comune su cui basare il confronto. Però, se uno ha visto il dibattito tv che ha opposto i due candidati alla presidenza francese Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy, un parallelo “a spanne” con il suo paese gli viene naturale farlo. Senza prendersi troppo sul serio, per carità. [...]
Il 3 Maggio 2007 alle 22:34 cinico ha scritto:
più che un commento è una prova visto che oggi avete avuto problemi con la ricezione dei commenti.
In ogni caso: non è sbagliata la data riportata nell’articolo? Il dibattito mica è stato oggi 3 maggio!
Il 4 Maggio 2007 alle 13:57 La rincorsa di Ségolène per vincere. E per non perdere anche il partito » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] Chi rischia di perdere la propria partita sono i giornalisti francesi. Lo spettacolo offerto dai due moderatori del dibattito radiotelevisivo di mercoledì sera è stato quello delle belle statuine, incapaci di coordinare persino i tempi del confronto politico tra i due leaders. Molti giornalisti ipotizzano intimidazioni vere o presunte, ma evitano accuratamente di documentarle: o mentono o hanno paura di una ritorsione. Organizzazioni di difesa della libertà di stampa nel mondo, basate a Parigi, scendono in campo con durezza quando c’è un’elezione in qualsiasi altro Stato, ma stavolta sembrano stranamente timide di fronte alle pressioni di cui parlano gli stessi giornalisti francesi durante le loro conversazioni private. Quando le bocce saranno ferme, sarà interessante riflettere sul comportamento di numerosi media transalpini. [...]
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