La vigilia elettorale francese è caratterizzata da polemiche furibonde nel settore dell’informazione. Una serie di vicende, più o meno gravi, ha scatenato le ire delle due “squadre”, che si affrontano nella corsa all’Eliseo. Il linguaggio è sovente sconfinato nell’insulto. L’ultimo scontro è ruotato attorno a uno dei quotidiani più importanti di Francia: Le Parisien, la cui edizione nazionale si chiama Aujourd’hui. Un tempo era un quotidiano popolare, ma oggi si tratta di uno dei media transalpini più influenti oltre che più letti. Vediamo dunque che cos’è accaduto. Il quotidiano ha concordato con i due candidati altrettante interviste da realizzare dopo il dibattito televisivo della sera di mercoledì 2 maggio. Quella con la socialista Ségolène Royal è stata realizzata giovedì ed è uscita regolarmente ieri con grande rilievo. Quella con Nicolas Sarkozy è stata realizzata poco dopo e avrebbe dovuto uscire oggi. Ma il quartier generale della Royal ha esercitato fortissime pressioni, minacciando ricorsi alla magistratura, se l’intervista a Sarkozy fosse appunto uscita in questa giornata di sabato, a campagna elettorale ormai chiusa. La stessa Commissione elettorale ha esercitato pressioni sul Parisien e alla fine i collaboratori di Sarkozy, temendo uno strascico giudiziario, hanno a loro volta rinunciato alla pubblicazione dell’intervista. La direzione e la redazione del Parisien gridano allo scandalo, osservando che la fine della campagna impedisce la “pubblicazione di messaggi a carattere di propaganda elettorale”, ma le interviste e gli articoli di stampa non possono essere assimilati ai comizi e all’affissione dei manifesti. I giornali non sono “propaganda”. Altrimenti si dovrebbe proibire l’uscita dei quotidiani e la trasmissione dei tg durante tutto il week-end elettorale. Intanto, però, l’intervista non è stata pubblicata e Le Parisien si è dovuto accontentare di metterla sul proprio sito web.
La vigilia elettorale è caratterizzata anche da polemiche estremamente dure di Ségolène Royal e dei suoi amici contro i media e in particolare contro una rete televisiva: Tf1, il canale privato che è nettamente al primo posto nella gerarchia dell’audience transalpina (quanto a numero di spettatori, Tf1 è in testa anche in ambito europeo). Un tempo Tf1 era pubblica. Venne privatizzata esattamente vent’anni fa dal governo di centrodestra dell’allora primo ministro Jacques Chirac. Le due cordate che se ne contendevano il controllo, di fronte alla commissione d’arbitraggio, erano guidate rispettivamente dal gruppo Lagardère (che possiede il gigante editoriale Hachette e che è anche presente dell’industria aeronautica e militare) e dal numero uno delle costruzioni Bouygues (autostrade, centrali nucleari, aeroporti, linee Tgv, e cosi’ via). Quando, nell’aprile 1987, fu annunciata l’attribuzione di Tf1 a Bouygues e ai suoi alleati, la sala della città di Lilla in cui era riunito il Congresso nazionale del Partito socialista esplose in un applauso: tutti pensavano che la famiglia Bouygues fosse meno legata a Chirac di quella Lagardère.
Oggi siamo alla seconda generazione. I pionieri del capitalismo francese Jean-Luc Lagardère e Francis Bouygues sono morti, lasciando il posto ai figli Arnaud e Martin. Tutti sanno che Martin Bouygues è grande amico di Nicolas Sarkozy, circostanza che spinge su tutte le furie i collaboratori di Ségolène Royal. A sua volta la candidata socialista ha concluso la sua campagna elettorale con un attacco a quello che lei considera il sostegno di Tf1 al leader del centrodestra e ha rilevato l’esistenza di un conflitto d’interessi nell’informazione francese. Meglio tardi che mai. Oggi il problema dell’informazione in Francia è serio almeno quanto in Italia, visto che i principali gruppi del settore (quello che ruota attorno a Tf1, quello Hachette e quello basato sul quotidiano Le Figaro) appartengono ad altrettanti poli industriali che lavorano in gran parte per lo Stato francese e che hanno quindi rapporti privilegiati col governo. Si tratta rispettivamente di Bouygues, di Lagardère e di Dassault (aerei civili e militari). Questo non basta a dire che i giornali, le tv e le radio di quei gruppi siano al guinzaglio dei loro editori, ma alcune associazioni francesi per la difesa della libertà di stampa adottano curiosamente due pesi e due misure ai due lati delle Alpi. In realtà, ovunque ci si trovi, molto dipende dalla responsabilità dei giornalisti e su questo terreno tutto il mondo è paese.
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- Sabato 5 Maggio 2007


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Il 6 Maggio 2007 alle 11:07 La Francia vota: si prepara una notte di festa. E di tensione » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] Alla vigilia del voto, la stampa francese scopre il conflitto d’interessi [...]
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