Essendo chiusa la campagna elettorale e da stamattina aperte le urne per il ballottaggio tra i due aspiranti all’Eliseo, i sondaggi non possono più essere pubblicati. Però vengono ugualmente effettuati e così il tam tam delle indiscrezioni parla di un’ultimissima inchiesta demoscopia, sfornata stamane, secondo cui Nicolas Sarkozy sconfiggerebbe Ségolène Royal col 53,5 contro il 46,5 per cento dei voti. Se così andassero le cose, la prossima notte sarebbe carica di rischi. Lo sa bene il giovane ministro dell’Interno François Baroin, che ha una singolare somiglianza fisica con Harry Potter. Però non dispone di magici poteri e dunque ha predisposto la mobilitazione delle forze di polizia, pronte a intervenire nei quartieri più caldi della banlieue di Parigi col sostegno della gendarmeria. Lì nell’ottobre 2005 si svolsero gravi incidenti, che spinsero Sarkozy, predecessore di Baroin, a una promessa: “Ripulire con l’idrante” – ossia senza andare troppo per il sottile - le borgate dalle “bande di teppaglia” che ne terrorizzano gli abitanti. Poi partì una rivolta durata un mese, ma il problema delle periferie è oggi esplosivo come allora. Nella sua ultima dichiarazione, la Royal ha persino detto che la violenza potrebbe riproporsi in caso di vittoria di Sarkozy. Parole dure, che probabilmente non sono piaciute ai francesi: far leva sulla paura non è un buon modo per concludere una campagna elettorale.

Oggi alle 7 i presidenti di seggio e i loro collaboratori sono andati ad aprire gli uffici elettorali, allestiti soprattutto nelle scuole. Di incidenti gravi non se ne sono verificati, ma soprattutto nella zona di Marsiglia hanno avuto luogo atti di vandalismo che lasciano intendere l’esistenza di una certa tensione. Alcuni seggi hanno dovuto aprire in leggero ritardo, rispetto al previsto orario delle otto mattutine, perché qualcuno aveva sabotato la porta d’ingresso, mettendo ad esempio una gomma americana nel buco della serratura. Oggi il voto prosegue fino alle 18 nell’insieme della Francia e fino alle 20 nelle maggiori città. Visto che lo spoglio dei seggi inizia immediatamente, il risultato che sarà reso noto alle 20 in punto dai telegiornali e dai notiziari radio sarà praticamente definitivo per le località in cui si smette di votare alle 18. Comunque sarà assolutamente affidabile. Sugli schermi televisivi si disegnerà l’immagine del vincitore, che sarà quasi certamente Nicolas Sarkozy.
Poi il “popolo della destra” si radunerà alla Place de la Concorde, di fronte all’Assemblea nazionale, per festeggiare fino alle ore piccole nello stesso spiazzo che ai tempi di Robespierre si chiamava Place de la Révolution e in cui si trovava un oggetto oggi fortunatamente arrugginito: la ghigliottina. A mandare quest’ultima in soffitta fu il presidente della Repubblica eletto il 10 maggio 1981: François Mitterrand, che sfidò un’opinione pubblica allora maggioritariamente favorevole alla pena capitale. Proprio quel 10 maggio 1981, quando il socialista Mitterrand sconfisse il presidente uscente Valéry Giscard d’Estaing, il “popolo della sinistra” festeggiò in un altro luogo simbolo di Parigi: la Place de la Bastille. Entrando per la prima volta all’Eliseo nella storia della Quinta Repubblica, un esponente socialista dimostrò in quel momento che le istituzioni francesi possono funzionare all’insegna dell’alternanza. In un certo senso “prese” la Bastiglia.
Stavolta, se vincerà Sarkozy, il principio dell’alternanza funzionerà a destra: partenza del settantacinquenne Jacques Chirac e del suo polveroso clan; arrivo di un personaggio sulla cinquantina, originario di una famiglia immigrata dall’Ungheria e deciso a diventare per la Francia una via di mezzo tra thatcherismo, gollismo ed europeismo. Se, contro ogni pronostico, vincesse la socialista Ségolène Royal, l’idea dell’alternanza si arricchirebbe – oltre che di elementi politici – del fatto che per la prima volta una donna assumerebbe le redini della Francia. Ma i socialisti sono stati molto prudenti nel fornire indicazioni sul luogo dell’ipotetica festa della vittoria. L’arma della scaramanzia è l’ultima ad essere impiegata in una guerra elettorale che dura praticamente da un anno e che è stata condotta senza esclusione di colpi.
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- Domenica 6 Maggio 2007


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