- Tags: Estonia, Federazione-russa, Russia, Tallin
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Le crescenti tensioni nel racconto testimonianza di Andrea Guariso, uno studente Erasmus italiano che vive a Tallin, la capitale dell’Estonia.
Guarda la GALLERY con le sue foto.
Il 26 Aprile scorso l’Estonia ha vissuto una delle notti più drammatiche da quando, nel 1991, ha ottenuto l’indipendenza dalla Russia. Da una parte ci sono gli estoni, gli ex-dominati, orgogliosi della loro recente indipendenza e che fanno fatica a dimenticare le centinaia di migliaia di morti sotto il regime sovietico; dall’altra ci sono i russi, gli ex-dominatori, che rappresentano ancora il 25% della popolazione e che si sentono, oggi, minoranza discriminata. I rapporti tra le due popolazioni sono stati spesso tesi e la decisione del governo estone di spostare dal centro della capitale ad una zona più periferica un monumento dedicato ai caduti russi durante la seconda guerra mondiale ha fatto degenerare la situazione: il bilancio finale degli scontri è di un morto, centinaia di feriti e una gran quantità di vetrine e negozi del centro completamente distrutti (guarda la gallery delle devastazioni).
I russi ritengono che l’accanimento contro il monumento ai loro caduti, assieme ad eventi come la recente legge in base alla quale chi non parla estone può essere licenziato più facilmente, siano altri esempi di una crescente discriminazione politica. Gli estoni non riescono invece a tollerare le centinaia di migliaia di russi che vivono nel loro Paese, rinchiusi nelle loro comunità, senza imparare la loro lingua: “Noi non siamo più cosa loro, devono capire che se stanno qui, devono comportarsi come ospiti” sostiene Harriet, una ragazza estone di 20 anni, che dopo la prima notte di scontri ha preferito abbandonare Tallinn per qualche giorno, per evitare di assistere a quella che definisce “la distruzione della nostra città da parte di quelle stesse persone che solo 20 anni fa hanno già distrutto le nostre famiglie: sotto la mia finestra li ho visti spartirsi le cose che avevano rubato dal negozio di fronte, dopo aver sfondato la vetrina”.
Anche in merito alla vicenda del monumento le opinioni sono differenti: Xsenia, studentessa russa, si chiede “Come possono accanirsi contro un monumento che ricorda i morti in guerra? E’ un insulto che fanno alle nostre famiglie”, mentre per Maris, estone, “siamo noi ad essere insultati dalla presenza nel centro della nostra capitale di un monumento che ricorda chi ha sterminato il nostro popolo. Non vogliamo mancare di rispetto ai morti russi: chiediamo solo che venga spostato da lì”.
La speranza per il futuro sembra essere però riposta in quei tanti giovani, come Maria e Merlin, che sono convinti che il vero modo per prendere le distanze dal passato sia trovare la strada della tolleranza reciproca: “Appena tornata la calma in città abbiamo organizzato una cena con i nostri amici; tra di loro c’erano anche tanti russi ed è stata una bella occasione per tornare a ridere e scherzare tutti insieme.”
- Mercoledì 9 Maggio 2007
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Il 14 Luglio 2007 alle 12:41 Davide Salerno » Cosa resterà della prima cyber-guerra? Il silenzio? ha scritto:
[...] E siccome gli scontri e la devastazione della capitale Tallinn da parte della minoranza russa non sono bastati per piegare gli estoni alla volontà del neonazionalista Vladimir Putin, la Russia ha pensato bene di andarci giù pesante e mettere in ginocchio la repubblica estone colpendola nel suo cuore tecnologico: internet. Con una serie di attacchi di tipo Ddos sono stati colpiti server di banche, di ministeri e dei principali mass media. [...]
Il 14 Luglio 2007 alle 13:35 Cosa resterà della prima cyber-guerra? Il silenzio? [Davide Salerno] | rubriche ha scritto:
[...] E siccome gli scontri e la devastazione della capitale Tallinn da parte della minoranza russa non sono bastati per piegare gli estoni alla volontà del neonazionalista Vladimir Putin, la Russia ha pensato bene di andarci giù pesante e mettere in ginocchio la repubblica estone colpendola nel suo cuore tecnologico: internet. Con una serie di attacchi di tipo Ddos sono stati colpiti server di banche, di ministeri e dei principali mass media. [...]
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