I giochi sono fatti: le Nazioni Unite stanno per cancellare la risoluzione 1244 del 1999. Entro maggio potrebbe nascere un nuovo stato nel cuore dei Balcani. L’indipendenza del Kosovo, che l’ex mediatore Onu Maartti Athissari ritiene ormai inevitabile, darà probabilmente il via a una serie di rivendicazioni indipendentiste nella regione. A cominciare da quella Repubblica Srpska, l’ex roccaforte di Karadzic costretta oggi a una convivenza forzata all’interno della Bosnia multietnica. Per finire con quella degli stessi serbi kosovari: ormai poco meno di 200 mila persone che, dopo la pulizia etnica postbellica, vivono in alcune enclave ripulite in circa 1/5 del territorio. Che cosa potrebbe accadere a quel punto è difficile da prevedere. E’ ancora però valida la massima di Winston Churchill: “I Balcani producono più storia di quanta ne possano consumare”. Le tragedie sono sempre alle porte. E i venti della secessione, a otto anni dalla fine della guerra, non si sono ancora fermati.
Dice a Panorama.it Giuseppe Zaccaria, storico inviato de La Stampa in Kosovo: “L’amministrazione internazionale dell’Unmik (United Nation Interim Administration in Kosovo) è stato un fallimento totale. Difficile immaginarne uno peggiore. Prima il transito della droga verso l’Europa occidentale passava quasi interamente lungo l’autostrada Zagabria-Belgrado-Sofia. Oggi passa dal Kosovo, una Disneyland mafiosa in mano a quattro famiglie”. Certo, qualora l’Onu dovesse riconoscere un Kosovo indipendente rimarranno alcune migliaia di soldati per proteggere i pochi serbi rimasti. “Sarà probabilmente un’indipendenza sorvegliata - continua Zaccaria - ma la voglia di indipendenza dei kosovari albanesi sta già ripercuotendosi sulla Serbia, dove si prevede un’avanzata degli ultrà nazionalisti del partito radicale (Srpska Radikalna Stranka)”. A guidarli, di fatto, è Vojislav Seselj, un criminale di guerra oggi sotto processo all’Aja. Uno che, temono in molti, non ci metterebbe granché a organizzare la rivolta secessionista dei serbi kosovari.
Un documentario sui problemi etnici del Kosovo (inglese)
Dal punto di vista istituzionale, la provincia oggi dipende interamente dai soldi delle missioni: “Il nuovo Kosovo - ha scritto Zaccaria in un recente reportage su La Stampa - sarà nazione fondata su pilastri quali la mancanza di leggi e il predominio di gruppi criminali: un calderone che senza i soldi della missione Nato non riuscirebbe a sopravvivere”. Come ci riesca, è altra questione. Tre mesi fa l’Onu ha verificato la sorte dei finanziamenti devoluti al parlamento di Pristina. Risultato: l’84% era stato investito in Bmw, audi e telefonini di ultima generazione: gli status symbol delle bande mafiose che controllano l’economia kosovara. Una sorta di selvaggio West dove sono ancora nascoste 400 mila armi, per un passaporto falso basta pagare 300 euro e la disoccupazione ufficiale è all’80%. Se l’appuntamento con l’indipendenza dovesse essere rinviato (a causa dell’opposizione di Cina e Russia) - è l’opinione di molti - i gruppi armati ritorneranno a far sentire la loro voce. Dice il delegato americano della missione: “Entro maggio questa storia potrebbe essere conclusa”. Inizia il coutdown, forse, per una nuova tragedia.
Il Kosovo è serbo e non albanese: un video di propaganda
- Giovedì 10 Maggio 2007
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Commenti
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Il 17 Maggio 2007 alle 17:38 Corrado Buccieri ha scritto:
Se far soffrire un popolo fingendo di
aiutarlo.
Se l’84% degli aiuti finisce nelle
mani di quattro famiglie e la disoccu-
pazione è all’80%,mi sembra giusto
togliere questa oppressione e dargli
l’indipendenza.
Il 12 Ottobre 2007 alle 17:31 La Serbia non vuol perdere il Kosovo e l’Onu perde la faccia » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il premier kosovaro Agim Cheku lo ha ribadito a chiare lettere al Foreign Office londinese: se i colloqui con Belgrado sulla definizione dello status del Kosovo dovessero fallire, Pristina dichiarerà unilateralmente l’indipendenza dalla Serbia senza attendere ulteriori trattative in seno alla Troika, l’organismo composto da Stati Uniti, Ue, Russia chiamato a trovare entro il 10 dicembre una soluzione sullo status dell’ex provincia serba. Cheku sa di essere spalleggiato dagli Stati Uniti, ma l’eventuale nascita di uno Stato indipendente nei Balcani, senza l’accordo di Mosca, avrebbe conseguenze durature nel medio-lungo periodo. Per l’Onu e per il Consiglio di Sicurezza, bloccato dal veto russo, uno scenario di questo tipo avrebbe il sapore della debacle, dell’ammissione della propria irrilevanza, quasi la riedizione del clamoroso fallimento del 1999, quando fu la Nato, considerata la contrarietà della Russia in seno al Consiglio di Sicurezza, a porre fine manu militari al genocidio perpetrato dalle truppe di Milosevic. Per Belgrado, un Kosovo indipendente rappresenterebbe la fine del sogno di una Serbia unita e forse l’inizio di un incubo di revanche che potrebbe riportare al potere, sotto altre vesti, gli eredi dell’ultranazionalismo militante. Per i Balcani una dichiarazione di indipendenza unilaterale da parte di Pristina produrrebbe un effetto domino e richierebbe di destabilizzare l’area, a partire proprio dalla Bosnia dove esiste una Repubblica Srpska da sempre desiderosa di riunificarsi con la Serbia ma anche un’area abitata prevalentemente da croati che non hanno mai fatto mistero dei loro obiettivi. Infine, per Mosca, un Kosovo indipendente e di fatto filoamericano sia pure sotto sorveglianza sarebbe un duro colpo all’immagine di invincibilità putiniana (conquistata anche grazie alla corsa del prezzo del petrolio): un’ipotesi da guerra fredda strisciante che renderebbe ancor di più i Balcani, a diciotto anni dal crollo del Muro, il nuovo terreno di scontro tra americani e russi. [...]
Il 28 Novembre 2007 alle 18:47 Kosovo, è fallito il negoziato Onu. I Balcani sull’orlo di una nuova guerra » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] La ‘Troika’ (Unione Europea, Stati Uniti e Russia) ha riconosciuto il fallimento dei negoziati tra la Serbia e gli albanesi del Kosovo sul futuro status della regione. L’ultima sessione dei colloqui bilaterali Pristina-Belgrado si è conclusa stamani a Baden, in Austria, con un nulla di fatto che potrebbe riaprire un capitolo inquietante per tutta l’area balcanica, di nuovo preda di venti indipendentisti. “Malauguratamente - è stata la laconica comunicazione del mediatore comunitario, Wolfgang Ischinger - le parti non sono state in grado di raggiungere un accordo”. Che cosa succederà ora? I leader del Kosovo albanese hanno sempre dichiarato che, con o senza accordo, l’indipendenza non è una rivendicazione negoziabile. Belgrado ha sempre ripetuto che non è disposta a cedere neanche un centimetro di territorio ma solo a concedere un’ampia autonomia a quella che considera una sua provincia, anche per evitare una nuova pulizia etnica nei confronti dei serbi che vivono nell’enclave di Mitrovica. [...]
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