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di Fabio Salomoni, professore di cultura italiana all’Università di Istanbul
La situazione politica turca continua ad essere dominata dall’incertezza. La crisi scoppiata in occasione delle elezioni del nuovo presidente della repubblica non è giunta a una conclusione. Dopo che la corte costituzionale, sotto l’ombra del comunicato delle forze armate e delle manifestazioni di piazza, ha annullato la prima votazione, domenica anche il secondo turno si è concluso con un nulla di fatto per mancanza del numero minimo di parlamentari. Di fronte a questi sviluppi al partito di governo Akp (Partito della Giustizia e dello Sviluppo) non è rimasta altra scelta che quella di ritirare la candidatura di Abdullah Gül, attuale ministro degli esteri. Che ha così commentato la sua decisione di fare un passo indietro: “L’importante è aver conquistato i cuori della gente”. L’unica soluzione, di fronte allo stallo, è stata di convocare le elezioni anticipate, fissate per il 22 luglio.
Le piazze continuano a riempirsi di manifestanti anti-Akp. Il partito di opposizione Chp (centrosinistra) ha convocato questo fine settimana una grande manifestazione a Smirne, storica roccaforte dei laici legati ad Ataturk. Per rispondere all’offensiva dell’opposizione, il partito di Erdogan ha avanzato un progetto di riforma costituzionale che prevede l’elezione diretta del presidente della repubblica. Il progetto modificherebbe gli equilibri istituzionali del paese e ha provocato una levata di scudi generale, anche da parte dell’Unione Europea. Giovedi 10 maggio però, il parlamento, con l’appoggio dei deputati del partito della Madre Patria, ha approvato a larga maggioranza il pacchetto di riforme. Ora la palla passa al presidente della repubblica Sezer che ha il diritto di veto. E le prime indiscrezioni fanno pensare che lo eserciterà.
Intanto al di fuori dell’aula parlamentare sono cominciate le grandi manovre in vista dell’appuntamento elettorale del 22 luglio. I due principali partiti di centro-destra quello della Madrepatria (Anap) e quello della Giusta Via (Dyp) nei giorni scorsi si sono fusi dando vita al Partito Democratico. Sull’altro versante il partito Chp mira a compiere la stessa operazione con il Partito Democratico di Sinistra (Dsp).
I toni usati del segretario del Chp Baykal - “Chiudete il partito e confluite nel nostro”” - però non sono piaciuti a molti dirigenti del Dsp e le trattative sono ancora in corso.
Il partito filo curdo Dtp in un congresso straordinario ha deciso di presentare i suoi uomini come candidati indipendenti, stratagemma che mira ad aggirare lo sbarramento del 10% che fino ad oggi ha tenuto il partito fuori dal parlamento. Nel pacchetto di riforme approvato ieri dal parlamento però c’è una norma per cui il nome del candidato indipendente nelle prossime elezioni dovrà essere nella stessa scheda elettorale insieme gli altri candidati, e non più in una scheda a parte. Una novità che potrebbe rendere più difficile per l’elettore individuare nella selva di simboli il nome del suo candidato. La resistenza di fronte alla possibilità di avere deputati filocurdi in parlamento passa anche attraverso queste strade.
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Il 16 Maggio 2007 alle 15:23 Crisi politica in Turchia: pareri a confronto » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] Per capire quanto sta accadendo in queste settimane in Turchia, Panorama.it ha sentito due pareri opposti. Quello di Güray Öz, uno dei direttori responsabili del quotidiano Cumhuriyet (La Repubblica), dal 1924 bastione della Turchia laica. E quello di Ahmet Insel, economista e politologo, dell’Università Galatasaray e della Sorbona di Parigi, uno dei più influenti intellettuali di sinistra della Turchia. Entrambi intervistati da Fabio Salomoni, professore di cultura italiana all’Università di Istanbul e inviato dell’Osservatorio sui Balcani. [...]
Il 21 Luglio 2007 alle 10:18 Turchia al voto: cosa c’è davvero dietro lo scontro laici e islamici » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] L’unica alternativa possibile all’Akp, in un sistema che utilizza uno sbarramento al 10 per cento, è una coalizione bicolore Chp, Partito Repubblicano del Popolo (principale partito di sinistra), e Mhp, Movimento di Azione Nazionalista (di estrema destra: i “Lupi grigi”). Si insinua allora un dubbio: che dietro alla facciata della laicità il vero collante tra Chp e Mhp sia il nazionalismo. O l’ultra nazionalismo più oscurantista, capace di allontanare per sempre la Turchia dall’Europa. Il Chp, fondato proprio da Atatürk, che ha sempre guardato all’Europa come a un faro che illumina il cammino, non ha mai fatto dell’europeismo un suo cavallo di battaglia. E nessun governo laico ha azzardato la strada di riforme economico-sociali, così come invece ha fatto l’Apk. Negli scorsi mesi in milioni sono scesi in piazza per dire no a un capo dello Stato come Abdullah Gul. “Laici”, sono stati definiti. Tutti, anche “democratici”? No. La verità è che il termine laico, in Turchia, non per forza vuol dire anche democratico. [...]
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