- Tags: blog, Blooker, Colby-Buzzell, foto, guerra, Myspace, pentagono, video, Washington-Post, Wired, youtube
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“Una vittima di guerra: Myspace”. Il Washington Post titola così la decisione del Pentagono di impedire ai soldati al fronte di accedere attraverso i computer dell’esercito a 13 siti, su alcuni dei quali è possibile pubblicare e condividere foto, video e testi di ogni genere. La decisione, spiega una nota ufficiale (file pdf), è dovuta a problemi di banda: ci sarebbe un sovraccarico di traffico sulla rete gestita dai militari e questo metterebbe a rischio la sicurezza delle comunicazioni legate alle missioni. L’indicazione è valida solo per i computer dell’esercito, ma diversi osservatori fanno notare come in zona di guerra questo equivalga a dire tutti i computer.
La notizia ha sollevato subito polemiche e sospetti di censura, anche perché arriva poche settimane dopo l’emanazione di un memorandum - che doveva rimanere riservato ma che è stato pubblicato (file pdf) dal sito del mensile Wired - che consente ai soldati al fronte di pubblicare sui blog e inviare email solo “dietro autorizzazione dei loro superiori”. La nota, che prevede sanzioni amministrative, disciplinari e anche penali, ha sollevato rumorose polemiche in rete e sui giornali.
I siti di social network come Youtube e Myspace sono utilizzati dai soldati e dai loro parenti per tenersi in contatto, scambiare foto e brevi filmati, scrivere e ricevere email. Per questi motivi, è facile immagine i malumori che la decisione del Pentagono sta sollevando . Questi stessi siti sono spesso utilizzati dai soldati al fronte anche per raccontare la loro quotidianità, il loro modo di vivere la guerra. Spesso fuori da ogni retorica, quasi sempre fuori da ogni controllo preventivo. Un grosso problema, come facilmente intuibile, per l’esercito, che ha deciso qualche settimana fa di aprire un proprio canale su Youtube dove pubblicare i video ufficiali girati nelle zone di guerra (leggi anche Iraqi freedom, il Pentagono sceglie Youtube). Sui blog dei militari in guerra (i milblogs, come vengono chiamati), d’altra parte, si leggono spesso testimonianze a sostegno delle scelte governative. La polemica sul memo datato 19 aprile che impone pesanti limitazioni nell’uso dei blog - e che riguarda anche i civili americani e i contractors impegnati nelle zone di guerra - prosegue dunque con la nuova direttiva relativa a Yotube e Myspace. D’altra parte, “un soldato che scrive su un blog per il mondo intero li rende estremamente nervosi. Questa è stata la prima guerra di cui Internet è stata parte integrante, e questo li innervosiva” ha detto a proposito dei suoi superiori Colby Buzzell, il soldato Usa autore di un noto blog diventato libro (My War) che ha vinto il premio Blooker e 10 mila dollari.
- Martedì 15 Maggio 2007

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Commenti
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Il 16 Maggio 2007 alle 12:09 missvonclausewitz ha scritto:
Temo che dovranno oscurare centinaia di siti. Oramai le alternative a Youtube o MySpace sono decine, ce solo l’imbarazzo della scelta. Fanno prima a levargli il computer.
Il 19 Maggio 2007 alle 17:04 talete ha scritto:
i “portatori di democrazia e libertà” che ne tolgono un piccolo pezzo ai propri soldati. bel paradosso
Il 21 Maggio 2007 alle 12:49 Web 2.0, voce del verbo condividere: foto, video e… sogni » Panorama.it – Hitech e Scienza ha scritto:
[...] Da Youtube e Flickr, dove si postano video e foto, a Myspace, dove si mette in comune un po’ tutto, condividere è la parola chiave, che però ha mille declinazioni (e a volte anche mille problemi: leggi per esempio Truppe Usa al fronte: niente blog, niente Youtube). C’è per esempio Multiply, il cui slogan è “condividi la tua vita con i tuoi amici”, che consente di scegliere con chi condividere cosa (tutti gli oltre 4 milioni e mezzo di membri, solo i propri contatti, singoli amici). Se avete del peso da perdere o siete semplicemente fanatici della palestra, potete cercare aiuto e comprensione su Gymjunkie, dove tutti i membri si scambiano consigli, opinioni e programmi di allenamento. [...]
Il 6 Settembre 2007 alle 19:37 Redacted, la guerra in Iraq versione Youtube » Panorama.it - Cultura e società ha scritto:
[...] I siti di social network danno però fastidio all’establishment americano. Da qui la decisione del Pentagono, di alcuni mesi fa, di impedire ai soldati al fronte di accedere attraverso i computer dell’esercito a 13 siti, su alcuni dei quali è possibile pubblicare e condividere foto (tra questi Youtube e Myspace). Ma il divieto non vale per tutti… Nel marzo scorso, infatti, è stata proprio la Multi-National Force in Iraq ad aprire un canale su Youtube, con video di azioni militari in esplicito appoggio alla missione Iraqi Freedom. Per non parlare poi di Juba, il personaggio orrendo e misterioso, mitico in Iraq, che riprende un cecchino dietro a un mirino mentre centra senza pietà soldati americani. Poi, carica i video delle uccisioni su Youtube. [...]
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