
di Fabio Salomoni, professore di cultura italiana all’Università di Istanbul
Il professore Ahmet Insel, economista e politologo, dell’Università Galatasaray e della Sorbona di Parigi, è uno dei più influenti intellettuali di sinistra della Turchia. Da sempre in prima fila nella difesa dei diritti delle minoranze curde del Paese. Lo abbiamo intervistato a proposito della crisi politica in corso ad Ankara.
Quali sono le cause della crisi politico-istituzionale che sta scuotendo la Turchia?
E’ la crisi del sistema disegnato dal colpo di stato del 1980. Creando la soglia del 10% per l’ingresso in parlamento delle forze politiche, specie quelle curde, si sono create le condizioni per marginalizzare le minoranze. Nel contempo si sono dati al presidente della repubblica poteri di nomina più vicini a quelli di un sistema semi-presidenziale che a quello parlamentare. Adesso ci si lamenta dell’eccessivo potere che ha il partito di maggioranza filoislamico AKP (il partito della Giustizia e Sviluppo ndr) ma solamente perchè rappresenta gruppi sociali diversi da quelli dell’élite che si identifica con lo stato e il regime repubblicano
Questa crisi è uno scontro tra laici e fondamentalisi religiosi?
In realtà si tratta di una copertura utilizzata soprattutto dal fronte laico. Io definisco l’attuale regime, ma in realtà quello repubblicano dalla sua fondazione, un regime pretoriano. Per legittimarsi e difendere sè stesso ha bisogno continuamente di produrre un nemico, una minaccia da cui difendersi. Nel passato è stato il comunismo, poi il separatismo curdo e adesso si monta lo scontro attuale tra laici e religiosi.
Si parla spesso del potere delle forze armate come si trattasse di una forza estranea alla società…
In realtà godono di un forte consenso sociale. E denunciando il presunto attacco alla laicità dello Stato cercano di legittimare la loro resistenza. Certamente anche l’AKP ha la sua parte di responsabilità. Di fatto si tratta di un partito conservatore dal punto di vista culturale ed fortemente liberista in economia, un pò come i repubblicani americani se volete, ma anche dalle deboli radici democratiche
Che ne sarà del processo di democratizzazione dopo le elezioni di luglio?
Se l’AKP riuscisse ad avere la maggioranza, avrebbe la possibilità di garantire in modo più deciso la continuità delle riforme perchè il successo di questo partito non risiede solo nei riferimenti alla religione ma anche nel fatto che vuole realizzare il cambiamento sul piano politico ed economico. Certo molto dipenderà dall’Unione Europea perchè la prospettiva dell’adesione ha fornito energia al processo riformatore ma adesso vi è una decisa freddezza da parte dell’Europa nei riguardi della Turchia. Io credo che tra tutti i partiti potenzialmente in grado di entrare in parlamento l’AKP, nonostante le sue mancanze ed i suoi difetti, sia l’unico in grado di portare avanti il processo di democratizzazione. Se poi il partito filo curdo DTP riuscisse, nonostante gli ostacoli, a far entrare in parlamento una ventina di deputati potrebbe spingere l’AKP a affrontare la questione curda, che rappresenta uno dei nodi più importanti da sciogliere sulla strada della democratizzazione.
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- Mercoledì 16 Maggio 2007

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