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Se la Nato gioca due campionati: la guerra in serie A, la pace in serie B

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  • Tags: Afghanistan, caveat, George-W.-Bush, Massimo-DAlema, Militari, Nato, regole-dingaggio, talebani
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La dura risposta del ministro degli esteri, Massimo D’Alema, alla richiesta di una maggiore condivisione dei rischi tra i paesi della Nato che schierano truppe in Afghanistan formulata da Bush nei giorni scorsi, ha consentito al titolare della Farnesina di incassare il plauso della sinistra dell’Unione mettendo però in discussione l’equilibrio tra i membri dell’Alleanza Atlantica.
Benché sul piano politico tutti i paesi della Nato concordino sulla necessità di sostenere la giovane democrazia afgana, alcuni stati europei pongono condizioni e limitazioni (i cosiddetti caveat) all’impiego dei rispettivi contingenti da parte del comando Nato di Kabul guidato attualmente dal generale americano Dan McNeil.
Italia, Germania, Francia, Spagna, Turchia e Belgio non accettano che i loro soldati vengano impiegati in operazioni offensive e nelle aree calde del conflitto, le province meridionali e orientali dove invece sono schierate le truppe americane, britanniche, canadesi, danesi, olandesi e rumene che hanno registrato oltre 200 morti dall’inizio del 2006.
I caveat puntano a limitare il rischio di perdite ma mettono i paesi che li adottano in una posizione difficile da sostenere sul piano politico che mina la compattezza dell’Alleanza creando di fatto una Nato di serie A pronta a combattere e una di serie B che vorrebbe limitarsi al peacekeeping e alle attività umanitarie.
Una distinzione imposta dalla politica che crea dissapori anche tra i militari poiché gli eserciti che forniscono truppe all’International Security Assistance Force per combattere in prima linea lungo i confini pachistani, a Helmand, Kandahar, Khost o Paktya non hanno nessuna possibilità di essere avvicendati dalle truppe dei paesi alleati che rimangono nelle zone più sicure rifiutandosi persino di assicurare rinforzi e rifornimenti agli alleati in prima linea. Così, per fare un esempio, i britannici restano sul fronte infuocato di Helmand, mentre i tedeschi non si muovono dalle quasi calme regioni settentrionali.
I talebani hanno del resto colto il punto debole dello schieramento alleato e stanno intensificando gli attacchi contro tedeschi, italiani e francesi con l’obiettivo di indurre i governi di questi paesi a ritirare le truppe dall’Afghanistan.

  • gianandrea gaiani
  • Martedì 22 Maggio 2007
Nahr Al Barid, tendopoli di cemento che spiega la crisi in Libano »
« Giappone e Cina divisi dalla storia

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