“Ma allora davvero ci considerano la nazione degli hippy?”: sembrano sorpresi Christina e Robbie Anderman, tra i fondatori della Morninglory Farm, quando discutono dello spazio che la stampa sta dedicando alle comuni canadesi. Nel loro buen retiro nell’Ontario, sono più che raggiungibili perché laptop e connessione non sono stati messi al bando. Li si scopre così molto meno “sulle nuvole” di quanto ci si possa immaginare: figli dei fiori sì, ma sprovveduti no. Lavorano i campi, seguono con attenzione ciò che succede nel mondo, fanno networking con le altre comuni del Paese e s’impegnano a diffondere i princìpi in cui credono. “Un momento, però: è vero che i media del nostro Paese usano toni molto più positivi quando parlano degli hippy rispetto ai loro colleghi negli Stati Uniti”.
Qual è il motivo, a vostro parere?
Una politica più attenta a tematiche quali pace con la p maiuscola e ambiente.
Che sono poi i vostri princìpi. Ma non vi sembra che abbiano attecchito poco nel mondo? In fondo le comuni come le vostre non sono poi molte.
Beh, dipende dalla sua definizione di “molte”. Consiglio dare un’occhiata al sito delle Intentional Communities: in Canada sarebbero più di 70, tra cooperative urbane e rurali.
Sono le stesse di 40 anni fa, quando voi fondaste Morninglory Farm?
Forse poco meno, ma il declino che hanno subìto fino a 15 anni fa ha invertito la rotta e da tempo ormai hanno ricominciato a prosperare.
Hanno cambiato faccia nel corso degli anni?
Si basano su una gestione con i piedi molto più piantati a terra, perché gli idealisti si sono presto scontrati con gli inverni gelidi, le punture di insetti e le sfide della vita di ogni giorno.
Avete rapporti con le altre comuni?
Certo, spesso ci spostiamo per incontrarci anche di persona e in generale c’è molta cooperazione. Noi frequentiamo soprattutto DragonFly, una comunità a circa un’ora dalla nostra: viviamo insieme eventi come i circoli femminili della Luna Nuova (Woman’s New Moon circles in inglese, n.d.r), organizziamo danze e feste in occasione della costruzione di nuove case.
Non è troppo difficile vivere ogni giorno con le stesse persone, per di più estranee?
Assolutamente no. Prima di diventare membro permanente, ogni persona deve vivere da noi per un anno consecutivo, in modo da affrontare tutte le stagioni e capire così se sia davvero in grado di affrontare le difficoltà di vivere in una fattoria. Ma non dimenticate che la nostra è una proprietà di oltre 40,4 ettari sulla quale sorgono nove fattorie: spesso ci capita di non vedere delle persone per settimane, tanto da sentirne la mancanza e andarle a cercare.
Di tecnologia, invece, non sentite la mancanza?
Siamo così felici di respirare aria fresca e di sentire gli uccellini cantare! E siamo orgogliosi di aver cresciuto tre figli senza televisione, insegnando loro a essere creativi e a imparare ogni giorno qualcosa di nuovo.
Eppure anche voi avrete bisogno del vile denaro. Vendere i prodotti delle vostre fattorie è un business sufficiente?
Diciamo abbastanza. La maggior parte di noi ha però anche lavori extra, come un po’ tutti gli agricoltori canadesi. La nostra famiglia in particolare ha un mercato piuttosto buono con i prodotti Cool Hemp.
- Venerdì 25 Maggio 2007

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Il 25 Maggio 2007 alle 14:31 Figli dei fiori sì, ma non sprovveduti: gli hippy tornano di moda » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] Il guru degli hippy canadesi: ecco come sono cambiate le comuni [...]
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