Come era purtroppo previsto, la dissidente Aung San Suu Kyi, leader democratica della Birmania (oggi Myanmar), dovrà trascorrere agli arresti domiciliari, in totale isolamento, anche i prossimi dodici mesi. Unico Nobel per la Pace del mondo che ancora oggi è sottoposto a provvedimenti restrittivi, Aung San Suu Kyi è la figlia del generale Aung San, il padre della lotta per l’indipendenza della Birmania. Dopo aver vinto le elezioni del 1990, quando già si trovava agli arresti domiciliari, è diventata il simbolo delle aspirazione democratiche di un popolo che dal 1988 è governato da una feroce giunta militare. Fonti diplomatiche europee ritengono che la giunta militare, assai poco popolare in patria, abbia deciso di prorogarne gli arresti per evitare che un suo eventuale rilascio (sollecitato da Usa, Onu, Ue) possa provocare una sollevazione democratica del popolo birmano (leggi anche La vicenda di Aung San Suu Kyi). Intanto prosegue la mobilitazione mondiale per chiedere la liberazione del Nobel birmano: sul sito Action Burma è possibile firmare l’appello.
Guarda il documentario della Bbc del settembre 2006
- Martedì 29 Maggio 2007
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Il 1 Giugno 2007 alle 16:29 SaVeTheRaBbiT.nEt » IL PREMIO NOBEL AUNG SAN SUU KYI ANCORA IN ISOLAMENTO ha scritto:
[...] IL PREMIO NOBEL AUNG SAN SUU KYI ANCORA IN ISOLAMENTO By SaVeTheRaBbiT.nEt Fonte: Panorama, Progetto Birmania Il regime militare del Myanmar (Birmania), che guida il Paese dal 1988, ha esteso a un ulteriore anno di isolamento la condanna agli arresti domiciliari della dissidente Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace. [...]
Il 25 Settembre 2007 alle 14:58 Birmania, anche i bloggers sfidano la censura » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] In oltre quattro decenni di regime militare, i generali birmani hanno messo in piedi una delle più sofisticate ed estese reti di spionaggio dell’Asia. Eppure da giorni giovani ed esperti blogger sfidano con successo l’efficiente macchina di spionaggio e controllo dell’informazione messa in piedi dalla giunta militare che, dal 1962, regge con pugno di ferro Myanmar. “I servizi di intelligence e le forze di sicurezza intercettano tutti i sistemi di comunicazione del Paese”, conferma il professor Desmond Ball, del centro di Studi Strategici e di Difesa dell’Università di Canberra, esperto di spionaggio. Poco o nulla sfugge all’occhio del ‘grande fratello’ birmano che controlla telefoni (esser sorpresi con un satellitare significa rischiare l’accusa di “alto tradimento” e una pena minima di 20 anni di carcere); limita l’accesso a Internet (per possedere un computer occorre un permesso speciale); blocca i siti web che riportano notizie sul Paese; intercetta le telefonate. Ad essere spiati non sono soltanto i cittadini birmani, i membri dell’opposizione e gli attivisti del movimento democratico, ma anche diplomatici e giornalisti, costantemente osservati, seguiti, fotografati. Eppure i blogger stanno ‘bucando’ la pesante cortina stesa dai militari attorno al Paese: giovani universitari, per lo più residenti a Yangon, sono finora riusciti a inserire decine di foto e video sui blog; e in tal modo stanno documentando passo passo la silenziosa protesta dei monaci buddisti e il crescente appoggio popolare. Quando Aung San Suu Kyi - la paladina dei diritti umani e premio Nobel per la Pace, da anni agli arresti domiciliari- sabato scorso si è affacciata sulla porta della residenza in cui è reclusa, per salutare commossa i monaci che era andati a renderle omaggio, la sua foto ha fatto rapidamente il giro del mondo. “Ci sono molti volontari a Yangon, giovani studenti che inseriscono messaggi e foto da quando, il 19 agosto, è iniziata la rivolta”, spiega Sein Win, direttore esecutivo di Missima News, il sito web della opposizione birmana in esilio. Secondo ‘Reporter senza frontiere‘, Myanmar è “il paradiso della censura” ed il Paese è in cima alla lista di quelli con minore liberta’ di informazione. Del resto da quando sono iniziate le proteste, il regime ha interrotto i collegamenti dei cellulari dei maggiori attivisti democratici; e nessun giornalista straniero ha ottenuto il visto d’ingresso per entrare nel Paese. “La censura è molto forte, ma sono in tanti a volere che il mondo sappia quel che sta accadendo in Birmania”. [...]
Il 26 Ottobre 2007 alle 19:00 Birmania, pugno di ferro contro l’opposizione » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Tuttavia, mentre l’ex premio Nobel e il rappresentante del governo tornavano a dialogare – la Suu Kyi ha lasciato i domiciliari per la prima volta dopo 4 anni (ed è stata reclusa per 12 degli ultimi 18 anni) - nell’ex capitale è tornata aria di repressione. L’esercito è stato dispiegato in strada e intorno ad alcune importanti pagode da cui quattro settimane fa era partita la protesta color zafferano dei monaci. È probabile che la giunta voglia prevenire simili manifestazioni e, nel contempo, mostrare aperture verso la Suu Kyi, gli attivisti democratici e i monaci. Anche se, nelle ultime ore, il sito Asia News ha pubblicato alcune foto di cadaveri di religiosi orribilmente massacrati dai soldati della giunta, “che proprio oggi diffonde alle telecamere di tutto il mondo il suo goffo tentativo di “riconciliarsi” con i monaci buddisti”. [...]
Il 14 Gennaio 2008 alle 12:24 Birmania, il dialogo con l’opposizione è solo di facciata » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il quarto incontro tra il leader dei diritti civili Aung San Suu Kyi e il generale a riposo Aung Kyi, che ha il compito di tenere i contatti con la leader della Lega Nazionale per la Democrazia, è stato salutato come la testimonianza del dialogo sotterraneo in corso tra la giunta militare e l’opposizione dopo i sanguinosi scontri di settembre-ottobre. In realtà, sull’ex Birmania è calata da oltre due mesi la cappa del silenzio. E i segnali che è possibile raccogliere, incrociando le scarne agenzie e le testimonianze delle voci in esilio, inducono a ritenere che il dialogo sia soltanto di facciata, una furbizia del regime per rimanere saldamente ancorato al potere. [...]
Il 16 Gennaio 2008 alle 9:14 Birmania, il dialogo con l’opposizione è solo di facciata » eBlog Network - Magazine ha scritto:
[...] Il quarto incontro tra il leader dei diritti civili Aung San Suu Kyi e il generale a riposo Aung Kyi, che ha il compito di tenere i contatti con la leader della Lega Nazionale per la Democrazia, è stato salutato come la testimonianza del dialogo sotterraneo in corso tra la giunta militare e l’opposizione dopo i sanguinosi scontri di settembre-ottobre. In realtà, sull’ex Birmania è calata da oltre due mesi la cappa del silenzio. E i segnali che è possibile raccogliere, incrociando le scarne agenzie e le testimonianze delle voci in esilio, inducono a ritenere che il dialogo sia soltanto di facciata, una furbizia del regime per rimanere saldamente ancorato al potere. [...]
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