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La notizia dell’istituzione, da parte dell’Onu, di un Tribunale per giudicare i responsabili dell’omicidio dell’ex premier libanese Rafiq Hariri apre nuovi scenari per il Libano, la Siria e per tutto il Medio Oriente. Una parte della popolazione libanese, sunnita e vicina a Hariri e al premier Siniora, festeggia. Gli sciiti di Hezbollah e Amal, alleati della Siria, considerano la decisione un’ingerenza dell’Occidente. I cristiani sono divisi. Tutti, favorevoli o contrari, temono che la notizia faccia esplodere il conflitto latente in un Paese che è già da tempo sull’orlo di una nuova guerra civile. Ciò mentre persino Al Qaida cerca di ritagliarsi un suo spazio nel Paese, sfruttando l’annoso problema dei campi profughi palestinesi, come dimostrano gli scontri che continuano anche oggi a Nahr Al Barid tra i militanti di Fatah Al Islam e l’esercito. I commenti della stampa libanese e araba riflettono queste divisioni. Al Mustaqbal e An Nahar, vicini al governo, parlano di giustizia per le vittime e contro il terrorismo.
I giornali dell’opposizione sottolineano i rischi per il futuro del Libano. As Safir titola: “New York impone il tribunale al Libano, ma chi imporrà ai libanesi la riconciliazione?”. Per Al Akhbar e Ad Diyar la risoluzione presa sulla base del Capitolo 7 della Carta dell’Onu (cioè imposta dall’esterno, in assenza di una ratifica da parte del Parlamento libanese) equivale a decretare che il Libano è sotto tutela internazionale. Per la precisione, il testo della risoluzione dà tempo al Parlamento di Beirut fino al 10 giugno per acconsentire alla creazione del Tribunale anziché vederselo imporre con riferimento al Capitolo VII (quello che decreta misure coercitive, come embarghi e operazioni militari contro Stati inadempienti). Vale la pena di ricordare che se la ratifica non è giunta finora è stato per l’ostruzionismo dell’opposizione, che ha indotto il premier Siniora a chiedere all’Onu di prendere autonomamente la sua decisione proprio sulla base del Capitolo VII.
Per la Siria, che proprio in questi giorni ha celebrato con ostentato entusiasmo il trionfo del Presidente Bashar Al-Assad in un referendum simbolico sulla sua riconferma al potere, è un duro colpo. L’inchiesta dell’Onu ha infatti ipotizzato un coinvolgimento di Damasco nell’omicidio di Hariri. Tra la popolazione siriana è forte l’impressione che il Tribunale sul caso Hariri possa rappresentare la “pistola fumante” per un intervento militare occidentale contro il loro Paese.
Una fonte autorevole citata dall’agenzia di stampa ufficiale Sana afferma che “la creazione del Tribunale sotto il capitolo VII costituisce un attacco alla sovranità del Libano e potrebbe deteriorare ulteriormente la situazione”. Il premier libanese Siniora assicura che il voto del Consiglio di Sicurezza dell’Onu non è indirizzato “contro la sorella Siria”, ma a Damasco nessuno ci crede. Facile prevedere d’ora in poi un rafforzamento dell’alleanza strategica tra la Siria e l’Iran contro il nemico comune statunitense. E forse non è un caso se proprio oggi il ministro degli esteri iraniano Mottaki si è precipitato a Damasco per una visita a sorpresa.
- Giovedì 31 Maggio 2007

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Il 1 Giugno 2007 alle 8:58 Antonio Cassese: perché stavolta scommetto sul tribunale Hariri dell’Onu » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] Il Tribunale Hariri spacca il Libano. E avvicina Siria e Iran [...]
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