Heba ha ventotto anni, vive in un edificio di sei piani a Gaza ed è madre di due splendide bambine. Il suo slogan è: cercherò sempre la bellezza anche nelle cose più oscene dell’esistenza. Come quelle che stanno accadendo in questi giorni in Palestina. Il 12 giugno, dopo l’inizio degli scontri tra Al Fatah e Hamas, ha aggiornato il suo blog, Contempling from Gaza, uno dei meglio scritti di tutti i Territori. Ne emerge una testimonianza drammatica, ma anche ironica, sulla vita quotidiana nella Striscia ai tempi della guerra civile.
Ho perduto la fiducia nelle vecchie canzoni patriottiche :-(
(…) Immaginate di rimanere imprigionati nella vostra piccola cucina con i vostri figli (entrambi sotto i quattro anni), i vostri vicini, i loro tre figli, e per di più senza l’elettricità per oltre dieci ore. Immaginate che un gruppo armato ha appena fatto irruzione nel vostro palazzo (io vivo al quinto piano), sia salito sul tetto e abbia cominciato a sparare all’impazzata e lanciare missili contro un’altra fazione nascosta in un palazzo di fronte. Immaginate tutto questo. Spaventata, in un angolo e senza parole, guardavo le mie due bambine: la più grandicella si copriva il volto con la coperta, stringeva stretta stretta la sua bambolina e aveva uno sguardo di pietra. La più piccola si succhiava il pollice, tremava, mentre io cercavo di tranquilizzarla accarezzandole la testa. I miei vicini, una mamma incinta e i suoi tre figli, si erano rifugiati a casa nostra perché il loro appartamento era proprio nella direzione degli spari contro gli uomini sul tetto. (…) Immaginate di avere cinque bambini, tutti sotto i quattro anni, chiusi in una piccola cucina. Senza possibilità di muovere un passo per oltre dieci ore. Immaginate anche di non saper rispondere a una domanda come “Mamma, moriremo?” o di non riuscire a tollerare piccole richieste come quella di accompagnarli in bagno. Ecco: gli spari erano così vicini alle nostre finestre! (…) Ora so che questa battaglia tra palestinesi continuerà per un bel po’, forse anni. E ho paura. Dunque, dico addio al sogno palestinese, che è, come qualsiasi altro sogno patriottico, un sogno di libertà, di onore, di unità, di orgoglio. Deve essere proprio tutto così brutto? Deve essere tutto così sanguinoso? Come è possibile lottare per un cambiamento quando non si tiene conto di tutti noi e della nostra vita? Perché questa guerra fratricida che arriva a sacrificare a sangue freddo gli innocenti? Accendo la radio e ascolto i soliti discorsi sui nemici. Immagino che questa volta, per ironia della sorte, siano i palestinesi i nemici di cui parlano. O forse sto solo perdendo fiducia nelle vecchie canzoni patriottiche.
Tra gli altri blog e siti di socialnetwork palestinesi vi segnaliamo, sempre nella Striscia, A Mother from Gaza, il diario online di una giornalista-mamma palestinese che fa la spola, insieme a suo figlio Yusouf, tra Gaza e gli Stati Uniti, dove vive, come rifugiato, il marito. Altri blog: il ghetto di Betlemme, testimonianze collettive dalla Cisgiordania occupata.
Guarda la gallery sugli scontri di questi giorni e la gallery dedicata a Gaza su Flickr.
- Giovedì 14 Giugno 2007

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Il 4 Luglio 2007 alle 11:37 Hamas dietro alla liberazione del reporter della Bbc » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] L’operazione di salvataggio - preannunciata da una vasta operazione di accerchiamento attorno al quartiere dove era situato il covo - è stata resa possibile dalla presa del potere di Hamas a Gaza, uscita vittoriosa dal braccio di ferro militare con gli uomini di Al Fatah. Un evento che i sequestratori non avevano previsto: “Sembravano sicuri e a loro agio fino a quando Hamas non ha preso il sopravvento”, ha dichiarato Johnston dopo la liberazione. L’operazione di accerchiamento è iniziata l’altro ieri notte, quando sei mila uomini delle Brigate Ezzedim al Qassam, il braccio armato di Hamas, si sono schierati Kalashinikov e missili in pugno sui tetti dei palazzi attorno al quartiere ropccaforte dei Dogstum. Secondo il quotidiano panarabo Al Sharq al Aswat, a favorire la liberazione del reporter è stato però anche l’arresto ieri del portavoce dell’Esercito dell’Islam, una pedina risultata probabilmente preziosa come merce di scambio per ottenere la liberazione del reporter. [...]
Il 22 Agosto 2007 alle 11:29 Buio su Gaza, quello che non si vede del dramma dei palestinesi » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Con una decisione che è stata subito definita provvisoria, l’Unione europea ha deciso di riprendere ieri in via temporanea (Hamas è avvertita) le forniture di carburante necessarie per far funzionare l’unica centrale elettrica della Striscia di Gaza: un milione e mezzo di persone - costrette a brancolare nel buio da venerdì scorso - possono tornare a vivere, uscire dalle tenebre. Almeno fino al prossimo black out. Per i palestinesi - ormai abituati da quasi un anno (da quando Israele bombardò la centrale elettrica nell’ottobre 2006) a vivere con l’energia razionata, per poche ore al giorno - la questione si pone in termini pratici e non politici: come imparare a sopravvivere quando può mancare la luce anche quindici ore al giorno, per settimane o giorni a seconda dei capricci dell’agenda politica o dei militari che bombardano anche le centrali. Ed è un supplizio persino cucinare, studiare, guardare la televisione, leggere un libro, mandare a scuola i bambini. “Gli unici che si fregano le mani sono i venditori di generatori o di pile elettriche. Quelli sì che fanno affari d’oro!” - spiega ironica una blogger di Betlemme, cui è capitato nei mesi scorsi di andare a trovare dei parenti nella Striscia. Per gli altri - anziani, commercianti, malati, bambini, giovani, lavoratori - è stato un inferno. C’è chi si è barricato in casa per evitare il caldo e chi ha imparato - ed è la maggioranza - a concentrare tutta la giornata nelle poche ore di luce artificiale razionata. Lo racconta, con il linguaggio diretto cui ci ha abituato, Heba, la creatrice di un blog - Contempling from Gaza - che , dopo aver spiegato che cosa significa imparare a vivere a lume di candela, ci lascia lì in sospeso con una domanda: è giusto che, per isolare Hamas, l’Unione Europea abbia punito tutti i palestinesi (e minacci di farlo ancora), a cui è già stata imposta (questa volta da Israele) anche la punizione della chiusura del valico di Rafah? Ai palestinesi di Gaza, un milione e quattrocentomila persone (molte delle quali hanno perduto il lavoro dopo lo scoppio della seconda Intifada), in fondo, non interessa particolarmente di chi sia la colpa, se degli uomini di Hamas o della comunità internazionale. [...]
Il 25 Ottobre 2007 alle 19:19 Palestinesi contro palestinesi, la violazione dei diritti umani è la norma » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Detenzioni arbitrarie. Rapimenti. Esecuzioni a sangue freddo. Torture. Sistematiche violazioni dei diritti degli imputati, dei giornalisti, dei manifestanti pacifici. E un bilancio di sangue che ha raggiunto nei primi sei mesi del 2007 la cifra di 350 morti e oltre duemila feriti tra i palestinesi. Il rapporto che Amnesty International ha pubblicato il 24 ottobre sulle conseguenze degli scontri armati tra le varie fazioni armate dei Territori (leggi il pdf) non lascia adito a dubbi: sul banco degli imputati, per la drammatica crisi umanitaria della Cisgiordania e di Gaza, ci sono anche le forze di sicurezza di Hamas e Fatah. Le quali - secondo l’associazione - sono venute meno all’obbligo di “proteggere la popolazione e hanno agito in modo partigiano e nella più completa impunità, utilizzando indiscriminatamente le milizie armate considerate contigue” per eliminare i rispettivi e presunti nemici politici. [...]
Il 1 Febbraio 2008 alle 10:56 Gaza: nella fabbrica dei missili Qassam » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Dal “golpe” di Hamas dello scorso giugno la popolazione della Striscia di Gaza – 1,5 milioni di palestinesi – è sottoposta a un duro embargo israeliano: la chiusura dei valichi di frontiera ha distrutto l’economia locale e ridotto al minimo le forniture di carburante e di energia elettrica. Ma le sanzioni non hanno indebolito i gruppi della resistenza armata, che continuano a tenere sotto il tiro dei razzi Qassam la cittadina di Sderot, al confine. Si tratta di proiettili artigianali fabbricati con materiali ed esplosivi di contrabbando, che provocano limitati danni umani e materiali, ma infliggono profonde ferite psicologiche. Quasi ogni notte i razzi vengono lanciati dai commando di Hamas, della Jihad islamica e delle Brigate al-Aqsa e sono seguiti da ritorsioni e bombardamenti aerei israeliani. Il video, prodotto a scopo di propaganda, è stato consegnato a Panorama da Abu al-Walid, capo delle Brigate al-Aqsa, in una “safe house” di Gaza e mostra il lancio contro Sderot di una serie di Qassam da quattro pollici “modello 103″ dell’ultima generazione: il razzo, denominato “Autunno di Gaza”, è attualmente considerato il più preciso e affidabile tra quelli in dotazione ai gruppi armati. [...]
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