- Tags: Abu Mazen, Al-Fatah, Gaza, Hamas, Palestina, Salam-Fayyad
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Salam Fayyad, l’ex ministro delle finanze è stato chiamato da Abu Mazen a dirigere il governo di emergenza nazionale. Hamas ha già dichiarato che la sua nomina è illegale. Ma Fayyad, per quanto non metta tutti d’accordo in patria, di certo è il politico palestinese più stimato nelle capitali occidentali.
Infatti ha una particolarità, nella sua vicenda biografica, che fa di lui una virtuosa eccezione nel panorama politico nazionale: non ha mai sparato un colpo di pistola, non ha mai diretto un commando militare, non ha mai passato un solo giorno della sua vita in esilio o in prigione. A differenza della vecchia guardia arafattiana, la cui formazione si è svolta all’estero o nelle carceri israeliane, il suo curriculum si svolge tutto all’interno dei maggiori istituti finanziari internazionali.
Laureato in economia alla University of Texas, dirigente presso la Banca Mondiale dal 1987 al 1995, rappresentante dell’Anp all’interno del Fondo Monetario Internazionale, Salam Fayyad è il classico tecnocrate molto stimato in Occidente che, proprio per questo, rischia di non essere compreso dal suo popolo e dai miliziani che stanno facendo a fette i Territori. Non appartiene né a Al Fatah, né ad Hamas e, altra anomalia, non ha alle spalle né una milizia né una solida base elettorale: alla fine del 2005, decise di fondare un partito liberale favorevole al negoziato con Israele, Terza Via, che ha ottenuto soltanto due seggi nelle legislative.
Favorevole da sempre al negoziato con Israele, Fayyad (leggi un suo intervento) è considerato un alleato del giovane Muhammad Dahlan (Al Fatah), ex uomo forte dell’Autorità palestinese a Gaza, considerato, fino a ieri, un interlocutore affidabile dalla stessa Israele. Come ministro delle Finanze, il futuro premier ha attuato una riforma che ha fatto scuola ma che ha indispettito buona parte dei 53 mila ufficiali dell’Autorità palestinese. Abituati a gestire circa 20 milioni di dollari in contanti ogni mese, con cui pagavano gli stipendi e alimentavano la dilagante corruzione dell’Anp, Fayyad ha imposto un sistema centralizzato di riscossione dei tributi e nello stesso tempo la fine dei pagamenti cash. Una rivoluzione fiscale, improntata alla trasparenza, che gli ha creato parecchi nemici in patria ma gli è valso più di un applauso in Occidente. Il suo problema è proprio questo: quando a dirigere i giochi ci sono solo raìs militari, nominare come capo del governo un ricco signore liberale può apparire, a larga parte dei palestinesi, come una decisione eccentrica, se non presa sotto dettatura di Israele o di altri potentati internazionali. Per capire qualcosa di più c’è da aspettare almeno fino a domani, quando a Gaza, dopo il venerdì di preghiera, riapriranno uffici e negozi e (secondo molti) ricomincerà a riecheggiare il rumore delle armi.
- Venerdì 15 Giugno 2007

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