Juraci è morto un anno fa. Aveva solo 39 anni e non è morto di malattia. È morto perché era un cortador, un tagliatore di cana de açúcar, e ha lavorato la canna da zucchero per 70 giorni di fila sotto il sole: una media di dieci tonnellate al giorno, con soste ridicole anche per un fisico allenato ad ogni fatica. Juraci Barbosa, nazionalità brasiliana, è morto per schiavitù. E non è solo un’affermazione morale. Lo ha riconosciuto ufficialmente anche il Ministero del Lavoro brasiliano confermando quello che lo IEA, l’Istituto di Economia Agricola ha rivelato già da tempo. La produttività dei lavoratori della canna da zucchero nel solo stato di San Paolo è aumentata del 7.89 per cento negli ultimi tre anni. E quindici persone, dopo Barbosa, sono già morte per sfinimento.
È l’altra faccia della rivoluzione pulita del Brasile, quella del bioetanolo, che rappresenta la speranza per una politica energetica alternativa e meno inquinante. Ma il bioetanolo non si produce dal nulla. Si ottiene mediante un processo di fermentazione delle biomasse, come per esempio da canna da zucchero. Produzione questa che nel solo 2006 in Brasile è stata quasi di seimila litri per ettaro coltivato, una cifra enorme se si pensa che nel 1975 era di duemila litri. Del resto la produzione di bioetanolo del Brasile è arrivata a coprire circa il 20 per cento dei consumi di carburante dei trasporti interni e lo zucchero insieme al bioetanolo è il secondo prodotto agricolo d’esportazione con giri d’affari valutati attorno agli otto miliardi di dollari. E questo fino ad arrivare al paradosso che l’eccessiva pressione produttiva sta portando ad una nuova forma di schiavitù in un paese che nel passato l’ha già conosciuta, avendola abolita solo nel 1888.
Ma adesso rispetto ai secoli precedenti le cose sono cambiate e i lavoratori sopravvissuti all’aumento della mole di lavoro di questi ultimi anni sono scesi in piazza. A maggio hanno protestato in modo violento davanti all’Agrishow, la più importante fiera agricola del paese. Hanno chiesto e continuano a chiedere aumenti salariali: un lavoratore di canna da zucchero oggi guadagna in media 450 reais mensili, circa 170 euro. E, soprattutto, i lavoratori reclamano una settimana lavorativa di trenta ore ufficiali, contro le 44 dichiarate adesso. Gli ha fatto eco Roberto Rodrigues, ex ministro dell’agricoltura e copresidente della Commissione Interamericana sul bioetanolo che propone di usare macchine al posto di persone. Ma ci vorrà tempo. E forse molti altri nuovi schiavi faranno in tempo a morire.
- Mercoledì 20 Giugno 2007

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Commenti
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Il 20 Giugno 2007 alle 20:15 francesca_senigallia ha scritto:
Caro Manzo
la notizia riconduce senz’altro a uno status di emergenza, scandaloso e degno di suscitare scalpore.
Pattuito questo, mi piacerebbe tanto allegarle un’istantanea, una qualunque, del precario milanese che azzanna di fretta la propria “schiscia”. Adagiato su una panchina che magari fa da spartitraffico in circonvallazione.
Non so, sono solo a me suggerisce un vago paragone?
Un saluto
Francesca Senigallia
Il 9 Luglio 2007 alle 12:05 Buenos Aires promuove un certificato contro la schiavitù » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Sullo stesso tema leggi anche: Brasile: quando l’energia pulita significa schiavitù [...]
Il 9 Luglio 2007 alle 12:14 Buenos Aires promuove un certificato contro la schiavitù | rubriche ha scritto:
[...] Sullo stesso tema leggi anche: Brasile: quando l’energia pulita significa schiavitù [...]
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