- Tags: aria-condizionata, caldo, Cina, Giappone, hong-kong
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Non è una novità il fatto che i cinesi si lascino influenzare dai giapponesi nel vivere la loro quotidianità. Spesso gli orientamenti suggeriti dalle riviste di moda del Sol Levante o i passatempi preferiti dei teenagers giapponesi vengono riproposti, con qualche mese di distanza, al pubblico della Cina continentale. Passando da Hong Kong.
Questa volta le tendenze giapponesi sono riuscite ad orientare persino le scelte dei leader politici del paese.
Nella primavera del 2005, l’allora premier giapponese Junichiro Koizumi aveva lanciato la campagna Cool Biz, che deriva dalle parole inglesi cool e business, un gioco di parole che significa fare affari sia al fresco che alla moda. L’idea del primo ministro era quella di persuadere tutti gli impiegati ad adottare un abbigliamento più casual per andare al lavoro, abbandonando giacca e cravatta negli armadi. Da giugno a settembre.
Ora è la volta dei cinesi. Come racconta il China Daily, svariati leader politici hanno suggerito a tutti i dipendenti di indossare un abbigliamento più leggero (il riferimento alle t-shirt è esplicito) per recarsi sul posto di lavoro nei mesi estivi, quando giornate tanto torride quanto umide obbligano edifici pubblici, banche, uffici e centri commerciali a mantenere una temperatura glaciale grazie a imponenti sistemi di condizionamento dell’aria.
Il governo della Repubblica Popolare l’ha chiamata la “battaglia dei 26 gradi”. Tagliare i consumi del condizionamento dell’aria per i cinesi (come per i giapponesi) rappresenta innazitutto un modo per limitare i consumi energetici del paese. E, anche, a limitare l’emissione di gas e sostanze inquinanti nell’atmosfera. Mantenendo una temperatura costante di 26 gradi per tutta l’estate, si dovrebbero infatti risparmiare 300 milioni kilowattori e 150 milioni di Yuan (circa 14.7 milioni di euro).
Come sempre, per far capire ai cittadini l’importanza di rispettare le nuove direttive del partito, la Cina adotta metodi drastici: il governo centrale ha ordinato che tutti i condizionatori venissero spenti per un giorno. Un gesto per far capire a tutti l’importanza e il valore dell’energia, oltre che per far vivere, solo per un giorno, l’illusione (o meglio, l’incubo) di vivere in condizione di blackout prolungato, spiega l’ufficiale di stato Zhao Hong al China Daily.
Il successo della Cool Biz portò il Giappone a lanciare anche la Warm Biz, che ha permesso al paese di continuare il risparmio energetico anche nei mesi invernali. Riusciranno i cinesi a raggiungere gli stessi successi? Nell’attesa di una risposta, c’è chi spera che, almeno in questo campo, mode e manie giapponesi espandano il proprio raggio di influenza anche in occidente.
- Giovedì 21 Giugno 2007
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Commenti
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Il 4 Luglio 2007 alle 16:05 Non è la cravatta che fa il deputato. Rivoluzione Eni anche in Parlamento? » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Complici la moda e l’afa. Ma, soprattutto, gli esempi che arrivano dall’estero, a cominciare da Spagna (dove un’azienda importante come Acciona ha raccomandato ai suoi 4.000 dipendenti un abbigliamento informale, mentre lo stesso governo di Josè Zapatero ha annunciato di lavorare a un pacchetto di misure di risparmio energetico da proporre a tutti gli spagnoli), Giappone (dove la campagna “cool biz” - gioco di parole tratto da cool e business che significa fare affari sia al fresco che alla moda - è stata lanciata in prima persona dall’allora premier Koizumi che nel 2005 ha inaugurato il nuovo corso per i dipendenti pubblici, costretti a seguire il suo esempio e a presentarsi in ufficio con la camicia hawaiana, un po’ stile Beach Boys) e Cina. Oltre alla nuova, e sempre più diffusa, sensibilità ambientale. [...]
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