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Una dittatura inamovibile. Un’inflazione alle stelle (3700%). Cibo che scarseggia ovunque, medicinali ormai inesistenti o nel migliore dei casi costosissimi. Un quarto della popolazione (circa 3,4 milioni di persone) ormai fuori confine, in fuga dalla miseria, in città come nelle campagne. Questa la radiografia del paziente più malato dell’Africa: lo Zimbabwe. Sottoposte da oltre un trentennio alle cure devastanti del dittatore Robert Mugabe, le famiglie di questo disgraziato paese africano hanno deciso di affidare parte del loro destino nelle mani di parenti o amici sparsi per il mondo e collegati alla rete. Come? Il settimanale sudafricano Sunday Times lo ha chiesto a Tracy Mavuka, 27 anni, infermiera ausiliare residente a Southend, nell’Essex (Regno Unito). Ogni settimana, Tracy acquista on line riso, olio, sale, pollo e sapone per una spesa equivalente a 20 pound (circa 29 euro). Tempo due, massimo sette giorni, la merce viene direttamente consegnata a sua madre, la cui dimora è immersa a oltre 13.000 km di distanza, nella periferia di Harare, a Chitungwiza. Un regalo insperato, senza il quale i cinque fratellini di Tracy morirebbero di fame. “Prima mandavo soldi” spiega la ragazza, “ma una volta arrivati a destinazione l’inflazione li svalutava completamente. In loco poi, i negozi non hanno spesso quasi niente da vendere”. Da cui il ricorso a piccole società di servizio con sede nel Regno Unito che consentono a familiari rimasti in Zimbabwe di ricevere cibo, medicinali e persino benzina. Prendete Zimbuyer.com, un supermercato on line messo in piedi da cittadini dello Zimbabwe appassionati di nuove tecnologie che vogliono lottare contro la miseria. Una volta sul sito, si sceglie una lista di prodotti che, dietro pagamento, Zimbuyer.com si incarica di consegnare ad agenti di comprovata serietà sparsi tra Zimbabwe, Sudafrica, Botswana, Cina e Australia. A loro volta, gli agenti consegnano in meno di una settimana la spesa al destinatario. “Molto dipende dal prodotto acquistato” spiega a Panorama.it un rivenditore di Zimbuyer.com. “Per quei beni come la carne o le uova, rintracciabili in Zimbabwe, ci vuole poco”. Non così per sale, olio da cucina, generatori di elettricità, tutti beni richiestissimi nel paese africano ma non disponibili. C’è poi chi, come Mukuru.com, consente addirittura di “consegnare” benzina via sms o email. E state certi, il servizio è affidabile. La prova? Gli 8.000 clienti che Mukuru si è conquistato nel 2006.
- Giovedì 21 Giugno 2007

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