- Tags: Fatah-al-Islam, Hassan-Nasrallah, Hezbollah, Libano, onu, siria, Spagna, Unifil
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Forse è vero che gli Hezbollah non c’entrano nulla con l’autobomba che ha ucciso ieri sei caschi blu spagnoli ferendone altri due e probabilmente è credibile anche l’ipotesi dell’intelligence di Madrid che attribuisce l’attentato al movimento terroristico palestinese Fatah al Islam, affiliato ad al-Qaeda e che aveva minacciato già in passato di colpire le truppe di Unifil. Sul piano pratico però l’attentato è stato compiuto in una delle aree del Libano meridionale ritenute da sempre sotto il controllo diretto dei miliziani sciiti che proprio a Khiam e Marjayun avevano combattuto le battaglie più dure contro le truppe israeliane nell’estate del 2006. Difficile credere che gruppi di miliziani e cellule terroristiche possano muoversi liberamente in quest’area senza che Hezbollah ne sia al corrente a meno che la Siria, considerata a Beirut lo sponsor delle azioni di destabilizzazione e terrorismo che stanno sconvolgendo da tempo il “paese dei cedri”, non abbia imposto alle milizie di Hassan Nasrallah la presenza di gruppi sunniti che hanno il compito di mettere in crisi la missione dell’Onu. Lo stesso schema attuato da Iran e Siria nei confronti della guerra irachena nella quale i due paesi aiutano sia i gruppi estremisti sciiti sia le milizie di al-Qaeda con lo scopo unico di scatenare il caos.
L’attacco a Unifil potrebbe mirare a ridurre ulteriormente la già scarsa efficacia dei caschi blu la cui presenza (complice un mandato che impedisce di fatto ogni attività di reale controllo del territorio) secondo Israele non ha impedito il massiccio riarmo di Hezbollah. Se la missione dell’Onu guidata dall’Italia fallisse si spalancherebbe la porta di un nuovo conflitto con Israele mentre l’attentato agli spagnoli conferma anche altri due elementi importanti.
Il primo riguarda il ruolo della Spagna. Dopo il ritiro di Madrid dalla Coalizione in Iraq in seguito agli attentati di Madrid del marzo 2004 sembra che il terrorismo islamico ritenga gli spagnoli l’anello debole dell’Occidente e dell’Europa. Non a caso il ministro della Difesa di Madrid Josè Antonio Alonso, si è sentito in dovere di precisare che “malgrado il sanguinoso attentato la Spagna continuerà a sostenere la missione dell’Unifil”. Il secondo aspetto riguarda invece la strategia dei gruppi terroristici legati ad al-Qaeda e più in generale all’estremismo islamico che colpiscono in Iraq una coalizione a guida Usa, in Afghanistan le forze Nato sotto l’egida dell’Onu e in Libano addirittura i caschi blu. Distinzioni importantissime per gli accesi dibattiti politici sul multilateralismo in Italia e in Europa ma solo ridicole sfumature per i terroristi. Per loro sono tutti “crociati”, inclusi i 2.500 militari italiani schierati in Libano.
- Lunedì 25 Giugno 2007

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