Sono stati i campioni di sangue a parlare, quelli prelevati su un campione di 24 ecuadoregni che vivono nel raggio di tre chilometri dalla frontiera settentrionale con la Colombia. Sotto accusa sono finiti così gli spray letali spruzzati dal governo colombiano sulle piantagioni di coca come deterrente.
Se l’inchiesta è potuta partire è stato tutto merito dalla tenacia dei ricercatori dell’Università Cattolica di Quito insospettiti dal forte aumento di disturbi di vario genere in una parte della popolazione a partire dal 2000. Vomito, diarrea, dolori intestinali, vertigini, mal di testa, bruciore degli occhi e della pelle, eritemi in continuazione, insomma la lista era lunga e complessa tale da richiedere oltre ad un intervento medico immediato anche una seria e approfondita ricerca delle cause. La verità non ha impiegato molto a venire a galla. 24 pazienti presentano danni al loro DNA fino all’800% in più rispetto alla popolazione che vive a 80 chilometri di distanza, con altissimo rischio di cancro e di compromettere del tutto le generazioni future. Sotto accusa è finito il glifosato, un erbicida venduto alla Colombia dalla statunitense Monsanto con il nome di Roundup, già noto ai ricercatori europei per i suoi effetti letali, e spruzzato per via aerea con generosità sui campi che si trovano nella zona di confine e coltivati a coca.
L’area ai confini con la Colombia, dove vive il campione analizzato, è dal 2000 considerata una zona di grande criticità per le enormi coltivazioni della pianta da cui si ricava la droga. Nel solo 2006 il Diran, la direzione antinarcotici della Polizia Nazionale Colombiana sostenuta dal governo degli Usa, ha coperto di Roundup 171.613 ettari, cioè il 24% in più rispetto all’anno precedente. Gli scienziati di Quito aspettano adesso di vedere pubblicato il loro studio sulla prestigiosa rivista scientifica “Genetics and Molecular Biology”. Un primo passo per sensibilizzare l’opinione pubblica del mondo intero.
- Mercoledì 27 Giugno 2007

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Il 9 Agosto 2007 alle 15:16 Le relazioni pericolose del governo di Bogotà con i narco-paramilitari » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Da un lato c’è George W. Bush, amico personale del presidente colombiano Alvaro Uribe Velez e strenuo difensore del Plan Colombia, il progetto antidroga finanziato negli ultimi sette anni con circa 4,5 miliardi di dollari provenienti dal bilancio statunitense. Dall’altro un Congresso che sta nicchiando sulla possibilità di firmare un trattato di libero scambio con Bogotà e che sembra propenso a ridurre ulteriormente i finanziamenti alle politiche anti-droga del paese sudamericano, dopo i tagli già effettuati lo scorso giugno. Se il principale obiettivo del Plan Colombia doveva essere lo sradicamento delle piantagioni di coca e la riduzione delle esportazioni di droga verso gli Stati Uniti, a guardare i numeri c’è da mettersi le mani nei capelli. Un fallimento totale. [...]
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