
Mentre in Italia si è aperto il processo agli assassini di Hina Salem, la ragazza pachistana uccisa dal padre perché “voleva vivere all’occidentale”, in Giordania diverse sentenze sui “delitti d’onore” fanno discutere. Il Jordan Times ha dedicato alla questione ben tre articoli in pochi giorni.
La giornalista Rana Husseini, specializzata nel raccogliere storie di crimini familiari, riferisce il caso di una donna di 70 anni che ha ucciso la figlia 26enne (divorziata da 7 anni) perché aveva partorito un figlio concepito fuori dal matrimonio. Il Tribunale l’ha condannata a 15 anni di prigione, poi ridotti a 7 e mezzo perché il padre della vittima (e marito dell’imputata) ha ritirato le accuse. L’omicida, che ha dichiarato di aver agito per “proteggere l’onore della famiglia”, ha cercato di appellarsi all’art. 98 del codice penale giordano, che prevede condanne non superiori ai due anni di carcere per chi commette simili delitti “in un momento di rabbia”, ma questa attenuante non le è stata concessa. L’art. 98 è stato invece applicato ad un altro caso, avvenuto a Zarqa, la città di Zarqawi, e raccontato nello stesso articolo: un 34enne passerà in carcere solo 12 mesi per aver ucciso un uomo, che aveva trovato nudo nella camera della vedova del proprio fratello, e per aver ferito la donna. La corte ha riconosciuto che “le azioni delle vittime costituivano una grande minaccia all’onore e alla dignità” dell’imputato.
Non è tutto. In un successivo articolo, Rana Husseini scrive di altre sentenze che fanno discutere. A Irbid, un tassista che ha ucciso la sorella si è visto ridurre la pena da 15 a 7 anni e mezzo, dopo che la famiglia ha lasciato cadere le accuse contro di lui. La storia è davvero tragica: la ragazza, 22enne e sposata, era stata in prigione per un breve periodo perché aveva abbandonato il tetto coniugale per qualche settimana. All’uscita dal carcere ha fatto perdere le proprie tracce, ma dopo qualche mese il fratello l’ha trovata e uccisa. La detenzione è - paradossalmente - il modo in cui in Giordania e in altri Paesi vengono “protette” le donne accusate di adulterio e che potrebbero essere uccise dai familiari. Lo stesso tribunale ha ridotto la pena dalla condanna a morte a soli 10 anni di prigione (sempre dopo aver consultato la famiglia) a due giovani (fratello e cugino delle vittima) che hanno ucciso una ragazza solo perché aveva avuto rapporti prematrimoniale con l’uomo che poi è diventato suo marito. La durezza della sentenza iniziale si spiega col fatto che, a differenza degli altri casi, gli imputati non si sono consegnati spontaneamente alla polizia, ma sono fuggiti in Siria, anche se poi sono stati riacciuffati.
Un editoriale del Jordan Times commenta un caso simile, quello di un padre condannato a soli 10 anni per l’omicidio premeditato della figlia 18enne, e si chiede: “Quando finirà questa parodia della giustizia? Da quando il ritiro delle accuse contro un assassino da parte dei familiari della vittima ha peso legale in un procedimento penale?”. E ancora: “In questo 21esimo secolo - continua l’editoriale - sembra che siamo ancora legati alle tradizioni che esistevano nei giorni della Jahiliyah, prima dell’avvento dell’Islam, quando donne e ragazze erano sistematicamente uccise per aver oltrepassato i limiti, definiti dagli uomini, del comportamento corretto”. Non è quindi la religione, sostiene l’editoriale, ma una barbara tradizione tribale a giustificare tali atti, che peraltro in Giordania si segnalano anche all’interno di famiglie cristiane.
- Lunedì 2 Luglio 2007

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Commenti
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Il 2 Luglio 2007 alle 22:38 talete ha scritto:
la cosa scandalizza, ma ricordiamoci che in italia il delitto d’onore vanta purtroppo una tradizione di tutto rispetto….
Il 5 Novembre 2007 alle 14:56 Visto dalla stampa araba: le donne sempre più vittime dei crimini d’onore » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] I crimini d’onore sono una piaga che il mondo arabo-musulmano è ben lontano dal debellare. Casi di donne uccise dai familiari perché sospettate di aver avuto rapporti prematrimoniali sono frequenti e i responsabili vengono raramente puniti in modo adeguato (sull’argomento leggi anche: In Giordania è polemica sui delitti d’onore). La stampa araba racconta episodi agghiaccianti. In Siria, per esempio, una ragazza è stata assassinata dal fratello dopo la diagnosi errata di un medico, che senza utilizzare un’ecografia aveva attribuito il gonfiore dell’addome a una gravidanza anziché a un tumore dell’utero, poi scoperto durante l’autopsia. In Siria invece si parla molto anche del caso di Zahra. Rapita e violentata a 15 anni e per questo finita in carcere (come molte donne che non hanno altro posto in cui rifugiarsi per sfuggire alla vendetta della famiglia) è stata liberata quando un cugino 27enne ha accettato di sposarla. Dopo 10 mesi il fratello l’ha però uccisa e, in base alle leggi siriane che non considerano il delitto d’onore un omicidio, rischia di farla franca; solo il ricorso del marito della vittima fa sì che il caso rimanga aperto e che sia diventato oggetto di dibattito sui giornali. E ancora: nel nord Iraq sarebbero 350 le donne uccise per ragioni d’onore nel giro di sette mesi. In Giordania, gli assassini si appellano spesso a questa motivazione per ottenere sconti di pena e questi crimini coprono altri tipi di delitti, visto che le donne vengono uccise da padri, fratelli e zii anche dopo aver posto “rimedio” all’onta con il matrimonio. Molte le donne che cercano di togliersi la vita o sono spinte al suicidio per lavare il disonore che avrebbero provocato alla famiglia. Per fortuna, ci sono associazioni che si battono contro questa barbarie e chiedono che vengano cambiate le leggi che assolvono gli assassini. È il caso dell’associazione giordana Jwu, di quella siriana Syrian Women Observatory e dell’egiziana Cewla. In Marocco l’Insaf e Solidarité Féminine dispongono di centri che accolgono le ragazze madri. In Pakistan il Gender and Social Development ha il difficile compito di combattere contro i crimini d’onore nel Paese in cui sono più diffusi. [...]
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