
Il primo ministro svedese, il conservatore Fredrick Reinfeldt
La chiamano la porta dell’Europa e il motivo è semplice: la civilissima e ordinata Svezia è uno dei paesi più generosi al mondo nei confronti degli immigrati e dei rifugiati politici. Al 31 maggio il numero delle domande di asilo (2007) era di 14853, di cui circa metà avanzate da cittadini iracheni e quasi 1300 da somali. Negli ultimi vent’anni le richieste sono state più di 523 mila, gran parte delle quali sono state accolte. Numeri enormi per un paese che conta meno di 10 milioni di abitanti disposti in modo non uniforme su 450 mila chilometri quadrati di territorio. Numeri a confronti dei quali - per fare un esempio - il nostro Paese non può far altro che impallidire: in Italia i rifugiati sono solo 20 mila e le domande di asilo presentate nel 2006 sono state circa 10 mila.
La Svezia è una delle mete preferite dei migranti per un’infinità di ragioni. Quella più importante è che lo Stato fornisce assistenza (ottima e veloce) a tutti. Anche agli stranieri, cui il welfare svedese garantisce un alloggio e un sussidio di disoccupazione che rimane in vigore finché non trovano lavoro. Conoscere le regole di entrata inoltre è semplicissimo e i tempi di svolgimento delle pratiche sono rapidi.
C’è però un rovescio della medaglia di questa politica dell’accoglienza. Ai nuovi cittadini viene assegnato un comune di residenza ma non essendoci l’obbligo di rimanerci, i gruppi di immigrati si riuniscono in quartieri più o meno centrali andando a creare veri e propri ghetti mal tollerati dalla popolazione locale. I problemi dell’integrazione sono particolarmente evidenti a Malmö, città in cui il numero di immigrati (soprattutto arabi e turchi) è elevatissimo e provoca tensioni con gli svedesi. Per ridurre la disoccupazione tra gli immigrati c’è chi pensa a liberalizzare il mercato interno, permettendo alle aziende di assumere chi vogliono senza più tutelare i cittadini scandinavi. Si tratta però di una soluzione che farebbe accrescere il malcontento fra i locali, sempre più preoccupati per le conseguenze che una politica migratoria considerata da molti troppo generosa. E che il clima culturale stia cambiando lo si è visto anche nelle recenti elezioni politiche: dopo decenni di governo socialdemocratico, il paese ha scelto di svoltare a destra nel 2006, affidando la maggioranza dei seggi all’Alleanza per la Svezia guidata dal leader del Partito Moderato Fredrick Reinfeldt. Un nuovo piccolo partito, Sverigedemokraterna, nazionalista e xenofobo, è poi in continua crescita. Di fronte ai problemi dell’immigrazione la Svezia, l’Olanda e gli altri Paese scandinavi, hanno finora puntato tutto sul multiculturalismo anziché sull’integrazione e sull’assimilazione.
- Martedì 3 Luglio 2007

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