Niente panico, siamo inglesi. La Gran Bretagna è sotto tiro, ha subito tre attacchi terroristici (a Londra e Glasgow) in poche ore e si moltiplicano gli allarmi in tutto il Paese. Ma i cittadini britannici sembrano essere ormai abituati a queste emergenze e reagiscono con proverbiale distacco. Condito da un’ironia tipicamente british.
Almeno, è quello che si osserva dalle reazioni in Rete, tra i frequentatori di blog. Jonathan sottolinea come a far fallire i tentati attacchi di venerdì scorso a Londra non siano stati i controlli della polizia nè le telecamere sparse per la città “ma delle persone qualsiasi che giravano facendosi gli affari propri e tenendo gli occhi aperti”. Mentre Larry analizza dettagliatamente il potenziale esplosivo di una delle due auto. Che secondo lui non era da prendere tanto sul serio.
Un paradossale sondaggio chiede da cosa le bombe di Londra abbiano distolto l’attenzione dell’opinione pubblica: il fallimento della riforma sull’immigrazione; le polemiche sul titolo di cavaliere a Salman Rushdie; il nuovo film di Micheal Moore, Sicko, prossima “pietra miliare” mediatica in Iraq; la scarcerazione di Paris Hilton oppure il secondo anniversario degli attentati del luglio 2005. C’è anche chi, come lo scrittore Craig Murray, nel suo blog si chiede a chi giovino gli attacchi terroristici e la guerra al terrorismo. Innescando una catena di dubbi sulla matrice islamica delle bombe e di teorie su complotti e restroscena.
- Martedì 3 Luglio 2007


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Commenti
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Il 4 Luglio 2007 alle 9:55 Sì, viaggiare… Anche ai tempi del terrorismo globale » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Nonostante Londra, la paura non abita alla Farnesina. Il nostro Ministero degli Esteri non fa infatti una “lista nera” degli Stati a rischio di attentati terroristici, in cui è sconsigliato viaggiare (per studio, lavoro o vacanze). Non che le informazioni manchino, sia chiaro: dal planisfero che campeggia nel sito si accede, paese per paese, alle informazioni da conoscere prima di partire. Naturalmente, se si clicca su zone particolarmente calde come l’Iraq, il Ministero degli Esteri sconsiglia i viaggi a qualsiasi titolo, anche quelli ritenuti assolutamente necessari per motivi di lavoro. Tra l’altro è curioso notare come, a chi intenda comunque intraprendere il viaggio in Iraq sotto la propria responsabilità , il sito segnali che nel 2006 si sono verificati alcuni casi di influenza aviaria. La scheda del Regno Unito è rassicurante: “A seguito del rinvenimento a Londra di due autovetture cariche di esplosivo e dell’esplosione (che non ha causato vittime) di un’autobomba nei pressi dell’aeroporto di Glasgow il 28 giugno scorso, le Autorità britanniche hanno innalzato il livello di allerta portandolo a ‘critico’, il grado più elevato. Sono state adottate nuove misure di sicurezza e rafforzati i controlli e la vigilanza negli aeroporti, nei porti, nelle stazioni ferroviarie”. Si raccomanda quindi, si legge sempre nel comunicato, di recarsi negli aeroporti con largo anticipo rispetto all’ora di partenza. Insomma andare a Londra non è affatto sconsigliato, basta modellare le proprie abitudini: anticipare l’arrivo in aeroporto, mettersi in coda come fanno gli inglesi e pazientare. Per chi avesse prenotato un viaggio in Gran Bretagna e non se la sentisse di affrontarlo c’è poco da fare. Già qualcuno ha chiesto di cancellare la prenotazione e ha ricevuto un rifiuto dalle agenzie turistiche, come segnala l’associazione di consumatori Adoc, che annuncia la volontà di inviare una lettera all’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri per chiedere che le disdette siano rese più agevoli. Ma soprattutto, di fare chiarezza. Dopo gli attentati sventati nell’agosto 2006, infatti, l’Unità di crisi aveva emesso una nota che sconsigliava i viaggi a Londra. Questo comportava automaticamente che i turisti potessero ottenere le modalità di protezione, cioè il differimento del viaggio, l’imbarco su altre destinazioni oppure il rimborso di quanto pagato. In caso di emergenze legate a terrorismo, guerre o cataclismi naturali, se c’è la nota della Farnesina, poiché la rinuncia non dipende dalla scelta del turista, non sono infatti previste penali. È così anche quest’anno? [...]
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