
Che fine hanno fatto i boia di Srebrenica? A dodici anni dal massacro di oltre ottomila musulmani nella città della Bosnia orientale, i conti non tornano. Perché pochi, quasi nessuno, tra i massimi responsabili del genocidio, ha effettivamente pagato o scontato anche solo in parte la condanna comminata dal Tribunale dell’Aja per genocidio e crimini contro l’umanità. Alcuni godono ancora di vaste protezioni. Altri, negli ambienti nazionalisti serbi, sono considerati addirittura degli eroi. I sopravvissuti al massacro hanno sfilato nei giorni scorsi per chiedere giustizia e uno statuto speciale per la città musulmana all’interno della Repubblica Serba. Secondo quanto dichiarato dagli avvocati delle vittime, il governo olandese e l’Onu saranno citati in giudizio davanti ad un tribunale distrettuale dell’Aja per complicità nel massacro.
Mladic, il comandante militare
Ratko Mladic era il comandante delle truppe serbo-bosniache nella ex Jugoslavia. Su ordine di Slobodan Milosevic, si avvalse di tutte le strutture dell’esercito della Federazione per mettere in atto quella vasta operazione di pulizia etnica - benedetta da Belgrado - che avrebbe dovuto portare alla creazione di una Grande Serbia.
Amava ripete che “da sempre le frontiere sono tracciate con il sangue”. Di fatto con lui ritornano in Europa i campi di concentramento, dove migliaia di prigionieri sono stati torturati, affamati e uccisi. I suoi uomini usavano anche lo “stupro etnico” come infame arma di guerra per ripulire le aree miste: le donne violentate dovevano restare in vita solo per generare un bambino serbo, poi potevano essere uccise. Ha personalmente guidato le operazioni a Sarajevo e a Srebrenica. Riconosciuto colpevole di crimini di guerra e genocidio dal Tribunale dell’Aja, Mladic è ancora latitante e si nasconderebbe - secondo Carla del Ponte - in qualche località serba, protetto dai suoi uomini. Odiato dalle vittime bosniache, per molti suoi concittadini è ancora un eroe. Molti sospettano che le autorità serbe conoscano in realtà il luogo dove si nasconde ma preferiscono non rivelarlo per acquistare forza in vista delle trattative, con la comunità internazionale, sullo status del Kosovo.
Karadzic, il presidente
Latitante dal 1995, Radovan Karadzic, l’ex psichiatra della squadra di calcio di Belgrado, è stato il presidente della Repubblica Srpska, nonché l’architetto, assieme a Slobodan Milosevic, della pulizia etnica che ha fatto 260 mila morti e 1,8 milioni di sfollati durante la guerra di Bosnia.
A suo carico è stato emesso un mandato di cattura internazionale eccezionale dal Tribunale penale dell’Aja. In base allo Statuto del Tpi Carla Del Ponte ha accusato Karadzic di genocidio, crimini contro l’umanità, violazione delle norme e delle convenzioni di guerra, violazione delle convenzioni di Ginevra. La sua imprendibilità ha fatto di lui un eroe popolare in alcuni ambienti nazionalisti serbi, vittoriosi alle recenti elezioni legislative. Pale, nella Repubblica Srpska, è la sua roccaforte e si nasconderebbe tra Bosnia, Montenegro e Serbia. Esiste una teoria, accreditata da sua moglie in una celebre intervista, secondo cui l’ex presidente dei serbo-bosniaci avrebbe ottenuto degli americani la garanzia della libertà in cambio del ritiro definitivo dalla vita pubblica. Una voce mai confermata uffcialmente che trova però una vasta eco, in vasti ambienti politici bosniaci.
Plavsic, la pentita
Biljan Plavsic, lady di ferro della pulizia etnica, era il vicepresidente di Karadzic negli anni della guerra.
Professoressa di biologia e sostenitrice dell’inferiorità razziale dei bosniaco-musulmani, si è costituita al Tribunale dell’Aja nel 2002, ammettendo le sue colpe e chiamando in causa, quali strateghi della pulizia etnica, Karadzic e Milosevic. Condannata nel gennaio 2003 dal Tribunale internazionale de L’Aja a 11 anni di reclusione per crimini contro l’umanità.
Krajisnik, l’ex presidente
Momcilo Krajisnik, ex braccio destro di Karadzic ed ex presidente della Repubblica Srpska, è stato riconosciuto colpevole di crimini di guerra nel settembre 2006.
Secondo il Tpi non c’erano sufficienti prove per giustificare una condanna di genocidio, ma Krajksnik faceva parte del gruppo criminale che ha ordinato lo sterminio, l’assassinio, la persecuzione e la deportazione dei non serbi, croati e musulmani, durante la guerra in Bosnia, tra il 1992 e il 1995. Krajisnik ha sempre negato ogni coinvolgimento per tutto il processo, ma l’ex primo ministro serbo-bosniaco Biljana Plavsic nella sua deposizione ha raccontato che all’epoca della guerra l’imputato era “molto potente, potente quasi quanto Karadzic”. Sta scontando la sua condanna.
Seselj, il politico ultrà
Vojislav Seselj, è il presidente del Srs, l’ultranazionalista Partito radicale serbo (oggi all’opposizione) uscito vittorioso dalle elezioni legislative serbe del gennaio scorso. Nato a Sarajevo, si è consegnato nel 2003 al Tpi dell’Aja: sta attuando uno sciopero della fame come estrema forma di protesta contro l’imposizione di un legale d’ufficio da parte della corte dell’Aja e l’asserita violazione di alcuni diritti processuali.
Ufficiali
860 poliziotti e altri ufficiali della Repubblica Srpska sono stati riconosciuti dalle loro vittime quali autori di crimini, come per esempio lo stupro etnico, durante la guerra di Bosnia. Sono tuttora in servizio.
Le responsabilità di Europa e Onu
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- Martedì 10 Luglio 2007

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Il 10 Luglio 2007 alle 12:23 Che fine hanno fatto i boia di Srebrenica? | rubriche ha scritto:
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Il 10 Luglio 2007 alle 12:48 Srebrenica, 11 luglio 1995: il genocidio sotto gli occhi dell’Onu » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Che fine hanno fatto i boia di Srebrenica? [...]
Il 10 Luglio 2007 alle 13:34 Srebrenica, 11 luglio 1995: il genocidio sotto gli occhi dell’Onu | rubriche ha scritto:
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Il 29 Aprile 2008 alle 18:57 Serbia: a piccoli passi verso l’Europa » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Con il sì dell’Ue (che ha dovuto superare le perplessità di Belgio e Olanda), il governo filoeuropeista di Belgrado ha ottenuto infatti un successo che potrebbe spendere in campagna elettorale per indebolire l’appeal del Partito radicale, su posizioni nazionaliste e antieuropeiste, fino a ieri in testa nei sondaggi. Prima che la Serbia (come ha chiesto Tadic) possa ottenere lo status di candidato nel 2009, certo, deve proseguire sulla strada delle riforme economiche e soprattutto dimostrare di voler seriamente cooperare con il Tpi (Tribunale penale internazionale) nell’ambito della caccia ai criminali di guerra come Ratko Mladic, l’ex capo dell’esercito jugoslavo, sotto processo all’Aia, fino a ieri protetto - secondo alcuni - dalle alte sfere del Paese. [...]
Il 22 Luglio 2008 alle 9:47 Serbia: la cattura di Karadzic, il Boia dei Balcani » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Dopo tredici anni, quando ormai ormai i più davano per certo che non sarebbe mai stato arrestato, si è conclusa nella notte la latitanza di Radovan Karadzic, ritenuto l’architetto, assieme a Slobodan Milosevic, della pulizia etnica che ha fatto 260 mila morti durante la guerra di Bosnia tra il 1992 e il 1995. Su di lui pendeva dal 1996 un mandato di cattura spiccato all’Aja per genocidio, crimini contro l’umanità commessi ai tempi della guerra in Bosnia e una taglia di cinque milioni di dollari. La cattura del Boia di Sarajevo e Srebrenica, resa possibile a Belgrado da quegli stessi servizi di sicurezza serbi con cui aveva collaborato, chiude probabilmente una frattura nel cuore dell’Europa durata oltre dieci anni, avvicina la Serbia all’Ue dopo anni di isolamento e prelude alla probabile prossima cattura dell’altro grande latitante, l’ex capo dei paramilitari serbo-bosniaci Ratzko Mladic, l’uomo con cui Karadzic, in qualità di presidente della Repubblica di Pale, condivise le responsabilità dei 43 mesi di assedio di Sarajevo e dell’eccidio del luglio 1995 degli ottomila musulmani di Srebrenica, uno dei più atroci eccidi avvenuti in Europa dopo la seconda guerra mondiale. [...]
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