- Tags: Afghanistan, Gordon-Brown, guerra, iraq, Stati Uniti
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Benchè il neo premier Gordon Brown abbia ribadito l’importanza della stretta alleanza con Washington, il governo britannico si appresta ridurre drasticamente il contingente militare dislocato nell’Iraq meridionale. Secondo il quotidiano The Observer, Gordon Brown intende ridurre da 6.500 ad appena 1.500 i militari di Sua Maestà dislocati per lo più a Bassora con il duplice obiettivo di potenziare le forze schierate in Afghanistan meridionale, dove i comandi lamentano la carenza di truppe, e di ridurre il coinvolgimento nazionale in un conflitto sempre più impopolare.
Per la prima volta dall’inizio del conflitto iracheno, nel marzo 2003, il numero di militari britannici uccisi negli ultimi mesi è stato in proporzione più elevato di quello delle truppe americane. I dati resi noti dal Sunday Times, citando proiezioni della Società Reale di Statistica, tra il 5 febbraio e il 24 giugno 2007 i britannici hanno registrato una media di 8,8 morti per ogni 1.000 soldati contro 7,3 vittime per 1.000 soldati americani. La Gran Bretagna ha registrato 159 caduti in Iraq, 23 dei quali tra il 5 febbraio e il 24 giugno. Gli Stati Uniti hanno 165 mila uomini in Iraq e ne hanno persi quasi 3.700 dei quali 463 nello stesso periodo. Il ministero della difesa britannico ha commentato che è “troppo semplicistico cercare di paragonare le perdite di un anno sull’altro o su un periodo di sei mesi, per poi cercare di estrapolarne conclusioni significative”.
- Lunedì 16 Luglio 2007
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Commenti
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Il 16 Luglio 2007 alle 16:22 La Gran Bretagna riduce drasticamente il numero di soldati in Iraq | rubriche ha scritto:
[...] leggi su Panorama.it - Mondo Articoli CollegatiNotizie - Soldati Usa rapiti: la firma è di Al Qaeda [...]
Il 16 Luglio 2007 alle 18:07 Corrado Buccieri ha scritto:
Lo fa non come successore di Blair,ma
solo perchè lo scenario è cambiato,dopo
Bush se ne andranno anche gli americani.
Ora dobbiamo vedere solo cosa si inventano per il dopo Iraq.
Il 24 Agosto 2007 alle 10:36 Marines, un terzo dei reduci dall’Iraq ha problemi psichici » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Anche la Gran Bretagna, il paese più impegnato dopo gli Usa nei conflitti afghano e iracheno, ha riscontrato problemi simili con studi dagli esiti controversi. Secondo la professoressa Sheila Bird, vicepresidente della Società Reale di Statistica, che ha studiato i dati sulle perdite britanniche e americane in Iraq per tre periodi di tempo tra il maggio 2006 e il giugno 2007, il numero di militari britannici uccisi in Iraq negli ultimi mesi è stato in proporzione più elevato di quello delle truppe americane. Tra febbraio e giugno 2007 è stata registrata una media di 8,8 morti per ogni 1.000 soldati britannici, contro 7,3 vittime per 1.000 soldati americani. Il ministero della Difesa britannico ha commentato che è “troppo semplicistico cercare di paragonare le perdite di un anno sull’altro o su un periodo di sei mesi, per poi cercare di estrapolarne conclusioni significative” Più contenuto rispetto agli Usa sarebbe invece l’incidenza di disturbi mentali. I dati forniti dal ministero della Difesa al Parlamento dimostrano che tra il 2003 e il 2005 furono 1.133 i reduci dall’Iraq che mostrarono problemi psichiatrici, pari all’1,5 dei soldati che avevano partecipato all’Operazione Telic intorno a Bassora. Di questi, a 182 venne diagnosticato lo stress post-traumatico, 601 soffrivano di stress da combattimento, 237 erano depressi mentre altri 167 soffrivano di altri tipi di malattia mentale o abusavano di alcol e droghe. I numeri potrebbero in realtà essere più elevati perché la ricerca non ha preso in considerazione i riservisti del Territorial Army, rientrati alla vita civile dopo il servizio in Iraq e quindi fuori dal circuito sanitario militare. Studi approfonditi su questi fenomeni tra i militarti dei contingenti italiani schierati all’estero non sono per ora stati effettuati dalla sanità militare, anche se è possibile che in futuro la difesa italiana si occupi di questo tema. Pur tenendo conto che i nostri soldati sono certo meno esposti degli anglo-americani a situazioni di conflitto e scontri continuativi. [...]
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