- Tags: aerei, aeroporto, Airbus-320, Brasile, Congonhas, disastro-aereo, passeggeri, San-Paolo, Tam
- 3 commenti

Queste le immagini shock che la Infraero, la compagnia governativa brasiliana preposta a gestire gli aeroporti commerciali del Paese, ha reso pubbliche poche ore fa. Dalle varie telecamere posizionate sulla pista di Congonhas e comparando con altri atterraggi si può notare come l’Airbus della Tam viaggiasse ad una velocità almeno quattro volte superiore a quanto previsto dagli standard di atterraggio. Alla fine, sulla sinistra, la terribile esplosione che ha trasformato l’aereo in una palla di fuoco e ucciso oltre 250 persone.
- Giovedì 19 Luglio 2007

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 20 Luglio 2007 alle 16:39 Dopo San Paolo, i dubbi sulla sicurezza dei cieli in Sudamerica » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Mentre ieri i pompieri ancora estraevano il 181esimo corpo senza vita dalle macerie di Avenida Washington Luiz (stamane il bilancio è salito a quota 188), un Fokker-100 della Tam era costretto ad “arremeter”, ovvero a riprendere quota dopo che aveva già iniziato la manovra di atterraggio nell’aeroporto di Congonhas (vedi il video in fondo). La notizia confermata dalla Infraero, la compagnia statale che amministra gli aeroporti del paese, aumenta le preoccupazioni di chi vola, nonostante la stessa Infraero abbia spiegato tramite il suo ufficio stampa che la strategia di “arremeter” quando si è “troppo alti” a Congonhas è “abbastanza comune”. Ma non è bastato alla società rendere pubbliche le cassette con la registrazione dell’atterraggio tragico dell A-320 a placare la rabbia della popolazione: secondo un sondaggio del quotidiano O Estado de São Paulo sette brasiliani su dieci hanno paura a volare e si aspettano che siano adottate misure sino ad oggi sconosciute per la sicurezza aerea nei cieli brasiliani, oltre a maggior chiarezza sulle responsabilità per quanto accaduto. Il presidente della Infraero José Carlos Pereira ha annunciato ieri notte che il traffico aereo a Congonhas sarà ridotto, mentre si attende che stasera il capo dello Stato, Luiz Inácio Lula da Silva, faccia un discorso alla nazione, annunciando un pacchetto di misure di sicurezza di emergenza atte a garantire una maggior sicurezza a chi vola. Un discorso, quello di Lula, molto atteso: a parte un comunicato emesso dal Palazzo di Planalto nelle ore immediatamente successive alla tragedia, la voce del presidente non si è sentita negli ultimi tre giorni, attirandosi parecchie critiche per il suo silenzio da mass-media e gente della strada. [...]
Il 25 Luglio 2007 alle 16:53 Volare sicuri: Pineyro, pilota-regista contro il muro di gomma sudamericano » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Per spiegare il collegamento tra ritardi e in-sicurezza dei voli, Panorama.it ha intervistato quello che da molti è definito il Michael Moore argentino: Enrique Piñeyro, pilota della Lapa licenziato dalla stessa compagnia aerea per aver tentato di abbattere il locale “muro di gomma”: ha denunciato le “irregolarità del sistema” con il film-documentario Whisky Romeo Zulu in cui rivelava tutti gli interessi e le protezioni che stanno dietro al caos aereo del suo paese, in particolare dopo un grave incidente in fase di decollo proprio di un boeing 737 della Lapa che causò 64 morti. Lo scorso agosto Piñeyro ha fatto uscire un altro docu-film shock, Fuerza Aèrea Sociedad Anónima, girato posizionando delle telecamere nella torre di controllo e nella sala radar di Ezeiza, l’aeroporto della capitale, con le quali ha mostrato al mondo il “casino folle”, sono parole sue, che è la regola nel principale aeroporto argentino. Una denuncia fortissima contro il controllo che, a quasi 25 anni dalla fine della dittatura, i militari argentini esercitano sull’aeronautica civile del paese. Dottor Piñeyro, cosa ha potuto documentare nel suo ultimo film? Che la stragrande maggioranza dei controllori del traffico aereo che operano a Ezeiza non parlano inglese, che un missile per poco non ha abbattuto un aereo della Lufthansa, che il radar posizionato a 50 miglia dall’aeroporto funziona a intermittenza e altre amenità del genere. Il tutto corredato e provato dai nastri su ci sono incise le voci dei piloti. Qual è stata la conseguenza immediata dell’uscita di Fuerza Aérea Sociedad Anónima? Una dichiarazione del ministro della Difesa, Nilda Garré: “È uno scandalo, togliamo il controllo ai militari, bla, bla, bla…”. Questo ha detto, ma non hanno fatto nulla, sono già passati 11 mesi. L’unico risultato è che ora su quella torre di controllo ci sono soldati di vigilanza e i controllori vanno a lavorare passando attraverso una specie di guardia pretoriana armata fino ai denti. Questa è l’attuale politica argentina sulla sicurezza aerea. Qual è stata la sua prima reazione dopo il disastro aereo di San Paolo, l’ennesimo nei cieli brasiliani? Che è molto triste dover pagare un prezzo brutale di 200 morti perché i governanti comincino a rendersi conto del problema. Se i piloti e i controllori dicono che ci sono problemi, bisogna starli a sentire e non imprigionarli. Sono incavolato perché era ampiamente prevedibile tutto e la sensazione è che ci sia stata una quantità enorme di vite perse inutilmente. Che bisogno c’era di un’altra carneficina per fare ciò che avrebbero dovuto fare dopo il disastro della Gol, lo scorso settembre? E in Argentina la situazione è persino peggiore. In Brasile almeno i radar li hanno. Certo sono vecchi, magari non funzionano bene, ma li hanno. Non si può pensare di fare come ad esempio per l’inflazione… Scusi Piñeyro, che c’entra l’inflazione? Qui il governo ha criticato l’istituto che fa le statistiche perché non tirava fuori i numeri che voleva il presidente Néstor Kirchner. Allora hanno sostituito un po’ di gente, cambiato il paniere su cui si fanno i calcoli e tirato fuori un numero finto. Ma lì va bene, non uccidi nessuno, semmai prendi in giro la gente. Invece con gli aerei è grave, perché se qualcosa va male, la gente muore. Cosa non funziona e quali sono i provvedimenti urgenti da prendere subito? Innanzitutto investimenti. Pensi che i militari argentini dell’aeronautica hanno incassato 10 miliardi di dollari in tasse di volo dal 1966 sino a dieci anni fa, quando la raccolta ha iniziato a farla il governo. Bene, di quei soldi non è stato investito un dollaro in infrastrutture! Per non dire della quantità degli scandali e della corruzione nell’aeronautica, che qui sono pazzeschi. Altra cosa da fare subito è la costituzione di un’autorità civile, professionale e autonoma. Attualmente a Ezeiza il radar funziona? Il governo argentino dice di sì, lo ha detto il ministro della Difesa Nilda Garré, ma non ha rilasciato un solo documento tecnico che ne attesti il funzionamento. Qui ci sono solo parole, senza niente di scritto. In realtà il sistema ha dei buchi pazzeschi ed è una vera follia. Ho delle copie del registro tecnico operativo della torre di controllo (l’equivalente del quaderno di bordo di un aereo dove si segnalano tutte le anomalie riscontrate, ndr) di Ezeiza dove si legge ad esempio che il 12 marzo scorso ci sono stati dieci minuti in cui il servizio radar si è interrotto completamente. Può spiegare ai nostri lettori il pericolo di questi black out? Con il radar tu puoi far passare 50 aerei l’ora. Senza, invece, dovresti farne passare poco più di 20. Ora, se tu hai un traffico di 50 aerei l’ora e sparisce il segnale radar, com’è sparito in tre giorni ed è ben documentato, il rischio di collisione è altissimo. Perché mentre i controllori in servizio possono ricordare e gestire le traiettorie di 25 aerei con un sistema manuale, se “cade” il radar e ne hai 50, alcuni che salgono e altri che scendono, che fai? Non puoi mica ricordare tutte le posizioni… Quali sono le responsabilità delle compagnie aeree private? Che ne pensa dell’incidente della TAM? Su San Paolo non mi sono fatto nessuna idea perché, dal momento che sono investigatore di incidenti aerei, so benissimo che non si può dire nulla su ciò che è successo se prima non metti da parte un po’ di dati precisi. Ci vorranno parecchi giorni per capire solo dove ha toccato terra l’aereo o se era davvero troppo veloce. Il problema è che ci sono tanti interessi e tante responsabilità , ma è già cominciato lo scaricabarile. A suo avviso, quali sono gli aeroporti più pericolosi della regione? In Patagonia ne abbiamo un paio. Sino a qualche anno fa Ushuaia era molto pericoloso, ma l’hanno modificato di recente. Oggi, per quanto concerne l’Argentina, segnalerei Commodoro Rivadavia, San Martin de Los Andes e Salta, che è in mezzo alle montagne. Certo, poi c’è anche l’Aeroparque che è scomodo. In Cile, Santiago non è l’aeroporto più comodo del mondo ma il sistema di quel paese è molto avanzato e i radar funzionano, per cui come pilota ti senti più protetto. In Brasile, Congonhas – come purtroppo si è visto - ha la pista molto corta. [...]
Il 25 Aprile 2008 alle 13:11 Il ministro della Difesa di Lula: vi spiego i miei progetti per il continente » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Di fare il ministro della Difesa brasiliano, Nelson Jobim, tra i papabili alla successione del presidente Lula nel 2010, non ci aveva mai pensato seriamente. A rigor di logica, infatti, il dicastero giusto per lui sarebbe stato la Giustizia, visti i suoi precedenti da avvocato “criminalista”. Poi la crisi del settore aereo brasiliano acuitasi in seguito alla tragedia dell’aereo della Tam e la decisione di Lula di rinnovare i vertici delle forze armate più strutturate del Sudamerica: ed ecco che il 62enne Nelson Jobim, nessuna parentela con Tom il “padre” della Bossa Nova, dal 25 luglio del 2007 si trova ministro della Difesa senza “colpo ferire”. Da allora profilo basso, molto lavoro dietro le quinte e in testa un’idea meravigliosa: costituire il primo “Consiglio Sudamericano di Difesa per la costruzione di un’identità militare comune nel continente”. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.