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Fabio Salomoni è professore di cultura italiana all’Università di Istanbul e corrispondente dell’Osservatorio sui Balcani
Domenica 22 luglio la Turchia è chiamata al voto per eleggere il nuovo parlamento. Si tratta di elezioni anticipate rispetto alla normale scadenza della legislatura, conseguenza della violenta crisi che ha scosso le istituzioni del paese nella primavera scorsa. Le proteste in occasione dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica di fronte alla candidatura del ministro degli esteri Abdullah Gül si erano ben presto trasformate in una campagna contro il partito AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo), accusato di attentare alla laicità della repubblica. Il partito, nato sulle ceneri dei disciolti partiti di ispirazione islamica e guidato da Recep Tayip Erdogan è al governo del paese dal novembre 2002.
Settimane di mobilitazioni, compreso un quasi golpe da parte delle forze armate, hanno portato allo stallo il sistema politico del paese, bloccato l’elezione del presidente della repubblica e spinto il parlamento ad indire elezioni anticipate.
Al termine di una campagna elettorale che ha avuto un andamento tutto sommato dimesso, le previsioni danno ancora favorito il partito AKP. Incerta rimane solamente la percentuale di consensi che il partito riuscirà ad ottenere, anche se molti osservatori sembrano concordi sulla possibilità che essa possa superare il 34 per cento dei voti ottenuti nel 2002.
Della vittoria sembra essere certo anche il primo ministro Erdogan: “Se non saremo il primo partito, mi ritirerò dalla politica” ha detto.
L’AKP ha risposto agli attacchi dei mesi scorsi procedendo ad un sostanziale ricambio della sua classe dirigente. Inoltre il partito continua a godere del consenso di ampi ed eterogenei settori della società, ceti popolari, classe media emergente, ed ambienti economico-finanziari che vedono nel partito una garanzia di stabilità dopo anni di coalizioni traballanti e di continuità del processo riformatore intrapreso anche grazie all’obiettivo dell’adesione europea.
Maggior incertezza circonda i nomi degli altri partiti che riusciranno a superare la soglia-capestro del 10 per cento per l’ingresso in parlamento. Per il momento sicuro sembra essere solo il Partito Repubblicano del Popolo (CHP), rappresentante del fronte laico ma anche di quei settori della società spaventati dal processo riformatore in corso. Molto probabile ma non ancora certo l’ingresso del Movimento di Azione Nazionalista (MHP), partito di estrema destra che dovrebbe godere della crescita dei sentimenti nazionalisti nel paese. Molto più incerta appare la posizione di altri due partiti di rilievo: il Partito Giovane (GP) creatura del discusso uomo d’affari Cem Uzan e il nuovo Partito Democratico (DP).
La vera novità di queste elezioni è costituita però dai rappresentanti curdi che, per la prima volta dopo l’infelice esperienza del 1991, sembrano avere concrete possibilità di tornare a sedere in parlamento, utilizzando lo stratagemma dei candidati indipendenti per superare lo scoglio dello sbarramento del 10 per cento. L’ultima variabile è rappresentata dalle forze armate, vero mattatore della scena politica degli ultimi mesi ma che da alcune settimane ha assunto una posizione defilata.
Guarda la GALLERY su Il Voto in Turchia
LEGGI ANCHE: In aeroporto già si vota, tra sorrisi e battute di spirito
Le elezioni in Turchia viste dalla stampa internazionale
L’AKP veut gouverner seule la Turquie, sans s’allier aux “indépendants” (Le Monde)
Turquie : quand les islamistes font du business (Libération)
INVESTING IN TURKEY: Elections deal out wild cards (Financial Times)
Turkish Elections (Washington Post)
Turkish women’s long road to equality (Bbc)
Turquía: ¿islamismo laico? (ElPais)
Turkey’s Kurds trying to get their voice heard (AlJazeera English)
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- Giovedì 19 Luglio 2007

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Commenti
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Il 19 Luglio 2007 alle 10:40 In aeroporto già si vota. Tra sorrisi e battute di spirito » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Turchia, domenica si vota. Il primo ministro Erdogan è strafavorito Panorama Canali Mondo In aeroporto già si vota. Tra sorrisi e battute di spirito [...]
Il 19 Luglio 2007 alle 11:01 Corrado Buccieri ha scritto:
Meglio così,almeno non si parlerà di
brogli.
Il 20 Luglio 2007 alle 12:31 ctruff ha scritto:
Però le banche italiane consigliano di
vendere le obbligazioni in valuta turca
per il rischio cambio aumentato con l’incognita dell’esito delle elezioni.
Il 21 Luglio 2007 alle 10:17 Turchia al voto: cosa c’è davvero dietro lo scontro laici e islamici » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Le elezioni di domenica diranno anche non se l’Akp vincerà ancora, ma di quanto vincerà (leggi anche: Erdogan favorito. Nonostante tutto). Il partito vincitore si dice già pronto ad andare all’opposizione se non otterrà la maggioranza assoluta di voti e quindi la possibilità di governare da sola. Un governo di questo tipo viene visto favorevolmente dagli ambienti economico finanziari turchi, perché garanzia di stabilità. E non dispiace a quei Paesi, come ad esempio il nostro, che sono per un ingresso della Turchia in Europa. [...]
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