di Alberto Toscano - da Parigi
“A mia moglie voglio dire che è bella!”, afferma un commosso Nicolas Sarkozy nel suo breve discorso agli invitati del 14 luglio all’Eliseo. È un Sarkozy raggiante, con al fianco i suoi ministri prediletti, tra cui il nuovo titolare degli Esteri Bernard Kouchner, ex uomo simbolo della sinistra francese. Un Sarkozy che non perde occasioni per mostrarsi “nuovo”, rispetto alla presidenza che lo ha preceduto: quella di un Jacques Chirac apparso vecchio, stanco e abbarbicato al potere. Sarkozy vuole sembrare umano e sincero nel sentimento per la sua famiglia e soprattutto per la moglie Cecilia, che per un certo periodo lo aveva abbandonato. Acqua passata. Sarkozy vuole soprattutto apparire dinamico e adora andare davanti alle telecamere mentre fa jogging col suo primo ministro François Fillon, costretto a riunioni al vertice a un passo da bersagliere.
Tutta queste prima fase della presidenza Sarkozy, cominciata ufficialmente il 16 maggio, è stata volta a stupire la Francia, lanciando messaggi di cambiamento rispetto a un passato in cui il quadro politico era apparso imbalsamato come l’ex inquilino dell’Eliseo. Il nuovo presidente non ha perso una sola occasione per materializzarsi sui teleschermi, andando alla commemorazione di un gendarme morto in servizio o alla tappa del Tour de France al colle del Galiber, incontrando i leader del mondo intero o quelli delle organizzazioni studentesche, convocando a colazione di volta in volta gli intellettuali o gli esponenti sindacali. Il primo messaggio lanciato da Sarkozy è l’immagine: quella di un “iperpresidente” (come dice la stampa francese) capace di non stare mai fermo pur di affrontare i problemi del Paese, dell’Europa e persino del mondo. Il messaggio dell’immagine è passato a meraviglia: due francesi su tre approvano e apprezzano i primi tre mesi di potere sarkozysta. Anche all’estero l’immagine di un Sarkozy forte e dinamico sta facendo molti proseliti.
Lo straordinario potere di Sarkozy è costruito su un abile calcolo politico: controllando completamente il proprio partito (l’Union pour un Mouvement populaire, Ump, che ha la maggioranza assoluta in Parlamento), il presidente si è permesso di sacrificarne alcuni interessi immediati pur di dividere tra loro gli avversari. La strategia del “divide et impera” di Sarkozy parte proprio dalla sua capacità di tenere a bada gli appetiti di molti esponenti dell’Ump, che sono rimasti a bocca asciutta nella spartizione dei posti di potere. Così Sarkozy ha potuto offrire poltrone e strapuntini a esponenti della sinistra, che sono entrati nel suo governo (i ministri ex socialisti, subito espulsi da loro partito, sono addirittura sei, tra cui appunto Kouchner) o che hanno accettato di svolgere per lui “missioni di riflessione”. Significativo il fatto che il posto di consigliere culturale dell’Eliseo sia andato a Georges-Marc Benamou, 50 anni, che fu direttore del settimanale di sinistra Globe e che fu molto vicino a François Mitterrand nell’ultimo periodo della sua presidenza. Il capolavoro di Sarkozy è stata la candidatura del suo rivale più insidioso alla carica di presidente del Fondo monetario internazionale, che il prossimo autunno andrà al socialista Dominique Strauss-Kahn, leader della corrente pragmatica della sinistra francese.
Sarkozy è un uomo di destra, capace di sedurre sia buona parte dell’elettorato estremista di Jean-Marie Le Pen sia una frazione della sinistra progressista. Un vero capolavoro politico, costruito da un lato sull’assoluta fermezza di fronte al problema dell’immigrazione clandestina e dall’altro sull’appello a lottare tutti insieme contro la disoccupazione, creando le condizioni per lo sviluppo dell’economia nazionale. Questo Sarkozy ha fatto appello al bisogno di “certezza del diritto” da parte dei suoi connazionali, impauriti dalla dimensione assunta dal problema dell’insicurezza, e ha saputo parlare al tempo stesso un linguaggio sociale, inquadrando le sue proposte economiche liberiste in un quadro di garanzie per le fasce più povere della popolazione e anche di inflessibile difesa degli interessi economici nazionali. Liberista sì, ma soprattutto nazionalista. Sarkozy è riuscito a conciliare ciò che sembrava inconciliabile. Lo ha fatto anche grazie al suo iper-dinamismo. Alla sua immagine piena di risorse. Mai un jogging televisivo è stato politicamente tanto importante.
- Lunedì 23 Luglio 2007


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Commenti
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Il 26 Luglio 2007 alle 11:38 Cécilia Sarkozy, la nuova star della diplomazia internazionale » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] La sbornia del lieto fine non è ancora passata, ma in Francia non c’è giornalista che non si interroghi su quale sia stato il ruolo effettivo della First Lady francese nella liberazione delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese. Sì, proprio lei, Cecilia Sarkozy, “la sposa ribelle del presidente” ricorda Le Monde, “quella che non ha votato per suo marito domenica 6 maggio (nel giorno del trionfo di “Sarko” alle presidenziali, ndr), quella che gli oppone resistenza e che aveva detto di non voler accettare il ruolo di First Lady di Francia, giudicato noioso”. Eppure, è proprio alla sua elegantissima consorte che Nicolas Sarkozy ha deciso di affidare le sorti di cinque prigionieri, o meglio ostaggi, presi otto anni fa nella morsa di un regime, quello libico, scaltro quanto inaffidabile. Ci avevano provato in molti a far ragionare Muammar Gheddafi, ma la possibilità di estradare dalla Libia persone accusate di aver deliberatamente infettato 460 bambini dell’ospedale di Bengazi con il virus dell’Hiv aveva trovata nella propaganda del regime libico uno scoglio insormontabile. Eppure la mattina dell’11 luglio 2007, qualcuno ha cominciato a crederci per davvero. [...]
Il 23 Agosto 2007 alle 16:30 Sarkozy festeggia i primi 100 giorni al potere: bilancio positivo » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il grande atout di Sarkozy in questi cento giorni è stato comunque l’immagine. È apparso come un personaggio iperattivo, capace d’impegnarsi su tutti i temi: dalla liberazione delle infermiere bulgare dalla Libia (ottenuta in luglio grazie anche al viaggio a Tripoli di sua moglie Cecilia) al sequestro di Ingrid Betancourt da parte della guerriglia colombiana, dalla lotta alla pedofilia alle polemiche con la Banca centrale europea a proposito dei tassi d’interesse, dal riscaldamento della Terra al raffreddamento dell’inflazione. Questo Sarkozy iperattivo ha alcuni segreti. Il primo è l’assoluto controllo del suo partito: l’Union pour un mouvement populaire (Ump), in cui il gioco delle correnti è stato ridotto ai minimi termini. Il secondo è la seduzione dell’opinione pubblica grazie all’apertura politica ad una serie di personaggi che vengono dalla sinistra, come il ministro degli Esteri Kouchner. Il terzo è la strizzatine d’occhio all’estrema destra di Jean-Marie Le Pen sul terreno dell’immigrazione. Un curioso miscuglio, che finora ha funzionato a meraviglia, tanto è vero che due francesi su tre hanno una buona opinione del loro nuovo presidente. [...]
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