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Turchia, un elettore su due sceglie la stabilità e dice no all’esercito

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  • Tags: AKP, curdi, elezioni-politiche, laicità, Recep-Tayip-Erdogan, risultati-elezioni, Turchia
  • 5 commenti

L'Akp, il partito di Recep Tayyip Erdogan, conquista la maggioranza con il 47,78% dei voti alle elezioni in Turchia, per il rinnovo del Parlamento di Ankara.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Fabio Salomoni è professore di cultura italiana all’Università di Istanbul e corrispondente dell’Osservatorio sui Balcani

Dai risultati del voto di domenica in Turchia, che hanno visto la schiacciante riconferma in termini percentuali del partito di governo AKP (46.5 per cento circa) e la sostanziale sconfitta dell’opposizione rappresentata dal Partito Repubblicano del Popolo (20 per cento) e dai nazionalisti dell’MHP (14 per cento) si possono ricavare alcune considerazioni di fondo.
La prima è che un elettore turco su due con il suo voto ha mostrato di volere scegliere le promesse di continuità offerte dal partito di Erdogan sul piano dello sviluppo economico e su quello del processo di democratizzazione. Rifiutando al contempo la proposta di un opposizione che ha fatto prevalentemente ricorso ai richiami nazionalisti, alla contrapposizione ideologica intorno alla questione della laicità ed allo spettro di un intervento delle forze armate nella vita politica del paese.
L'Akp, il partito di Recep Tayyip Erdogan, conquista la maggioranza con il 47,78% dei voti alle elezioni in Turchia, per il rinnovo del Parlamento di Ankara.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Il secondo elemento di interesse è rappresentato dalla composizione del nuovo parlamento. A differenza di quanto accaduto nelle precedenti elezioni, quando il 45 per cento dei voti non trovarono una rappresentanza, nella nuova assemblea nazionale sarà rappresentato più dell’80 per cento dei voti espressi. Un dato importante che, seppur contenendo anche rischi di una maggiore conflittualità, costituisce tuttavia una conquista per la vita democratica del paese e un’opportunità per le diverse componenti della società di far sentire la propria voce nell’arena politica. Ed in questa prospettiva è particolarmente significativo il ritorno di rappresentanti curdi.

Per la prima volta dal 1991 i candidati di un partito curdo, il Partito della Società Democratica, tornano a sedere in parlamento ed ad avere l’opportunità di giocare un ruolo importante sulla strada della soluzione della “questione curda”, una delle grandi incognite che gravano sul futuro del paese.

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  • fabiosalomoni
  • Lunedì 23 Luglio 2007
Visto dalla stampa araba: Siria e Israele, è tempo di dialogo? »
« Turchia, i risultati delle elezioni politiche

Commenti

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Il 23 Luglio 2007 alle 12:33 Corrado Buccieri ha scritto:

Co questo segno la Turchia,vuole entrare
in Europa.

Il 23 Luglio 2007 alle 13:13 Visto dalla stampa araba: Siria e Israele, è tempo di dialogo? » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Turchia, un elettore su due sceglie la stabilità e dice no all’esercito [...]

Il 23 Luglio 2007 alle 16:28 halibelivuk ha scritto:

La terza e a mio avviso più importante considerazione è che le deputate donne turche saranno circa 50 in un parlamento che ha 550 seggi: quasi il 10%. Di queste 50 ben 30 sono elette nel partito “islamico” di Erdogan.
Per dire, le deputate italiane alla Camera dei deputati sono raggiungono un misero 17%.
Se va avanti così, tra qualche anno la Turchia ci supererà anche nell’emancipazione femminile, e le donne di quel paese musulmano conteranno di più di quelle della ultramoderna (ma de che?) e cristianissima Italia.

Il 23 Luglio 2007 alle 16:54 Corrado Buccieri ha scritto:

La Turchia di queso passo ci darà un ottimo esempio e supererà la cristianissima Italia ( di convenienza
e tradizione)…Chi sta avanti mi lascia,chi sta dietro mi passa, questa
è la posizione dell’Italia di oggi.

Il 26 Luglio 2007 alle 15:53 Il futuro della Turchia si gioca anche sulla questione curda » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Ottobre 1991. Sette deputati del partito curdo Dep nella prima seduta del parlamento scelgono di giurare nella loro lingua. Troppo forse, in un momento in cui lo scontro tra il Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) e l’esercito di Ankara aveva raggiunto il suo apice. Risultato, sospensione dell’immunità parlamentare per i sette che vengono arrestati e condannati a dieci anni di carcere. Dopo una guerra civile che, tra il 1984 ed il 1997 ha fatto più di 30 mila vittime, per non citare le pesanti conseguenze sociali ed economiche, con i risultati di domenica e lo storico ritorno in parlamento di 23 deputati curdi del Partito della Società Democratica (Dtp), torna anche la possibilità di vedere la questione curda tornare al centro del dibattito politico. [...]

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