
Tra Israele e la Siria si avvicina il momento della pace o addirittura sta per scatenarsi una nuova guerra? La questione è ampiamente dibattuta sui giornali arabi, in particolare dopo il discorso di reinsediamento del presidente siriano Bashar Al-Assad per il suo secondo mandato, lo scorso martedì 17 luglio.
Rispondendo indirettamente all’offerta di dialogo diretto avanzata due settimane fa dal premier israeliano Ehud Olmert, Assad si è detto pronto a negoziare, ma con la mediazione di un Paese terzo e “solo se Israele dimostrerà volontà di pace e la disponibilità a restituire tutto il Golan”, occupato dal 1967. Israele vorrebbe invece tenere per sé una parte delle alture. Il Paese terzo che dovrebbe ospitare i colloqui potrebbe essere, secondo alcune indiscrezioni, la Turchia. Assad rifiuta infatti un incontro bilaterale, almeno per ora.
L’apertura del presidente siriano alla possibilità di un negoziato è comunque rilevante, soprattutto se si considera che la Siria non soltanto non riconosce lo Stato ebraico, ma addirittura nega il visto d’ingresso a qualsiasi turista che abbia visitato Israele.
L’eventuale restituzione del Golan non avverrà però senza contropartite. In cambio, Olmert chiede infatti a Damasco di rompere l’alleanza con l’Iran e di smettere di sostenere gli Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina. A questo aspetto, Assad non ha però fatto cenno nel suo discorso.
Ma due giorni dopo, ha accolto il presidente iraniano Ahmadinejad, che si è precipitato a Damasco per rinnovare l’alleanza con Assad e per incontrare il leader di Hamas in esilio in Siria, Khaled Meshaal, e il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, in trasferta per l’occasione.
Nonostante questo, l’inviato speciale dell’Onu Michael Williams, che da tempo sta facendo la spola tra Damasco e Gerusalemme, sostiene che le autorità siriane gli hanno dato “l’impressione che se ci fossero progressi nella definizione di un percorso verso la pace, allora si vedrebbero cambiamenti nel comportamento della Siria sulle tre questioni: Iran, Hezbollah e Hamas.”
Anche la Francia (particolarmente interessata agli sviluppi che la pace israelo-siriana potrebbe avere per il Libano) sta dialogando con Assad, come dimostra la visita a Damasco dell’inviato Jean-Claude Cousseran. Il quotidiano panarabo Al Hayat fa notare che il gesto dimostra un cambiamento nella politica dell’Eliseo, ora che Sarkozy è succeduto a Chirac (considerato anti-siriano perché amico dell’ex premier libanese assassinato, Rafiq Hariri). Nonostante il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner valuti che la Siria stia operando per l’instabilità del Libano, “un gruppo di diplomatici del ministero degli esteri francese - scrive Al Hayat - è arrivato alla conclusione che se l’alternativa all’isolamento della Siria è il dialogo con essa, il dialogo è preferibile per evitare che attacchi terroristici e crimini abbiano luogo in Libano e causino instabilità.”
Malgrado i numerosi segnali che indicano il possibile avvicinarsi della pace tra Siria e Israele, c’è però chi resta pessimista e si aspetta una nuova guerra tra i due Paesi. Su Al Sharq Al Awsat Hussein Shobokshi ricorda per esempio le manovre militari compiute dall’esercito siraeliano sul Golan qualche settimana fa e afferma che l’appoggio dato dalla Siria a Hezbollah potrebbe giustificare un nuovo attacco da parte dello Stato ebraico. Un attacco che rappresenti la continuazione e l’estensione dello scontro dell’estate scorsa in Libano e serva ad Israele per rifarsi di quella che molti hanno considerato una sconfitta.
- Lunedì 23 Luglio 2007

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Commenti
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Il 23 Luglio 2007 alle 18:31 Corrado Buccieri ha scritto:
Gli conviene essere uniti,visto che il
Bush già sta pensando al Pakistan.
Sembra un falco alla ricerca della preda.
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