- Tags: armi, caschi-blu, Ituri, Kivu, Monuc, onu, ribelli-rwandesi
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Caschi blu indiani impegnati in operazioni di peacekeeping nel Nord-Kivu (est del Congo) sarebbero implicati in un traffico d’oro con ribelli rwandesi hutu delle Forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr). Lo rivelano documenti interni della Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo (Monuc) consegnati in via anonima all’agenzia France Presse. Secondo questi documenti, una brigata indiana di stanza nella zona di Nyabiondo (80 km a nordovest di Goma, capitale del Nord Kivu) avrebbe barattato per il periodo 2005-2006 razioni alimentari e informazioni di intelligence in cambio di oro e dollari. Filtrando le informazioni al contagocce, il portavoce della Monuc, Kemal Saiki, ha spiegato che “un’inchiesta è stata aperta dalla direzione del dipartimento delle investigazioni interne dell’Onu non appena le dichiarazioni di accusa sono state portate a conoscenza della missione”. Nulla si sa sulla vastità del traffico, né quali siano le informazioni raccolte nell’inchiesta interna dell’Onu.
Sebbene i ribelli delle Fdlr abbiano negato qualsiasi coinvolgimento in questa vicenda, alcuni ufficiali del movimento rwandese hanno rivelato all’Afp i loro legami con i caschi blu indiani, i quali anticipavano al comando delle Fdlr il giorno e il luogo in cui i soldati dell’Onu e i militari dell’esercito regolare congolese avrebbero attaccato le loro basi. Accusate di aver partecipato nel 1994 al genocidio del Rwanda, le Fdlr continuano a seminare il terrore nell’est del Congo (ormai in preda a una vera e propria emergenza umanitaria), mettendo così a rischio la stabilità di un paese teatro fino al 2003 del più devastante conflitto armato africano degli ultimi cinquant’anni.
Intanto, lo scandalo dei caschi blu si è trasformato in un vero e proprio tsunami mass-mediatico. “Si tratta di soldati coinvolti in una missione di pace: un tale atteggiamento pone numerosi interrogativi sul programma di disarmo dell’Onu nei confronti dei gruppi ribelli” sottolinea l’editoriale del quotidiano nazionale Le Potentiel. “Ancora e sempre la Monuc!” tuona invece il sito congolese Digitalcongo.net, che ricorda come “alcuni mesi fa, un altro contingente, questa volta pakistano, sia rimasto coinvolto nell’Ituri (est del paese, ndr) in un traffico di armi. Per non parlare degli abusi sessuali di cui si sono macchiati i caschi blu uruguayani e tunisini”. Nonostante la presenza della Monuc abbia consentito l’organizzazione delle prime elezioni democratiche nella storia del Congo, la popolazione congolese (80 per cento della quale costretta a sopravvivere con meno di un dollaro al giorno) non ha mai digerito le derive di una missione i cui finanziamenti annuali si aggirano intorno al miliardo di dollari. Non sorprendono quindi le voci di dimissioni piombate sul capo della missione Onu, William Swing, costretto a ribadire che “la più grande sfida della Monuc è la sua credibilità presso i congolesi“.
Per notizie aggiornate sul Congo: Radio Okapi
Un rapporto di International Crisis Group sulla ribellione rwandese
- Martedì 24 Luglio 2007

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Il 11 Gennaio 2008 alle 9:40 L’Onu si autoaccusa: corruzione, frodi e stupri dietro il peacekeeping » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Un’indagine interna dell’Onu è stata condotta negli ultimi tre mesi su almeno 250 segnalazioni per accertare se nell’ambito di missioni di peacekeeping che fanno capo alle Nazioni Unite vi siano stati casi di corruzione, di frodi, di aggressioni sessuali o di irregolarità di vario tipo, come denunciato da più parti. Lo ha detto a New York Inga-Britt Ahlenius, la responsabile dell’Office of Internal Oversight Services (OIOS), l’organismo che ha appunto il compito di indagare sulle attività interne dell’Onu. ‘’Abbiamo trovato un livello che non ci aspettavamo di corruzione e di cattivi comportamenti di varia natura’’ ha detto Ahlenius. In una conferenza stampa, la dirigente dell’Oios ha sottolineato che su contratti per 1,4 miliardi di dollari si sono verificati casi che riguardano frodi o irregolarità per un valore complessivo di 600 milioni di dollari. Indagini sono in corso per accertare, come segnalato all’Oios, se corrisponde al vero che nel corso di missioni di pace sono state commesse anche violenze sessuali. LEGGI ANCHE: I disastri dell’uomo bianco: perché gli aiuti dell’Occidente hanno fatto più male che bene - Caschi blu nella bufera per un traffico d’oro [...]
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