- Tags: 4-giugno, blog, censura, Cina, hong-kong, Piazza-Tiananmen, sina.com, web-2.0
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Jean ha 26 anni, è cinese ma vive ad Hong Kong e da sempre lotta per far sentire la propria voce in tutto il continente. Certo, con le dovute precauzioni, visto che i vincoli della censura in Cina sono ancora oggi molto forti. Jean è una delle poche ragazze che ha il coraggio di pubblicare sul suo blog post e commenti su argomenti considerati scottanti dal governo. Censura e autocensura seguono regole talmente rigide da disincentivare i più a esprimere opinioni sulla protesta di Piazza Tiananmen, sul Falun Gong (la disciplina spirituale vietata dal governo), sul cristianesimo, sull’indipendenza di Taiwan o sullo stesso partito.
Tuttavia, chi vuole a tutti i costi far sentire la propria voce trova anche gli stratagemmi per superare alcune barriere. Così, per aggirare la censura, i testi che contengono informazioni considerate “sensibili” vengono inseriti in formato jpg, come fotografie, in modo da evitare i possibili filtri sulle parole, oppure si ricorre all’uso di perifrasi. Per esempio, per parlare del 4 giugno, anniversario della protesta di Piazza Tiananmen repressa nel sangue, era stato escogitato in prima battuta il termine “6 quarto”, ma non è durato a lungo. Oggi si parla di “evento politico che si è verificato nella congiunzione tra primavera e estate del 1989″ o addirittura si ricorre alla dicitura “7×9+1“.
Sul suo blog, in un post sul 4 giugno, Jean scrive: “Sina.com – portale di notizie della Cina continentale - il 4 giugno al posto della data ha inserito una pubblicità sulla Volkswagen, che è rimasta sul sito fino al 18. Il 19 si è tornati alla normalità. Perchè lo fanno? Autocensura? Per evitare di fare qualcosa che il Governo non approverebbe? Probabilmente Sina.com ha avuto paura che ricordando il 4 giugno, anche semplicemente con la data, i poliziotti del web avrebbero creato problemi. Ma indipendentemente dalla ragione, è sbagliato. Ecco perché non ho più stima di Sina.com. L’evidenza parla da sola: basta guardare le immagini che ho ritagliato. Non voglio più usare il blog di Sina.com: non mi permetterebbero di pubblicare mai niente. Sono curiosa di una cosa però: sapere quanto avrà pagato la Volkswagen per avere quello spazio”.
Nei commenti alle fotografie di Jean scattate nella “notte delle candele” di Hong Kong, unica città in Cina in cui si può parlare di Tiananmen, c’è chi si chiede “che cosa stiano facendo queste persone e che cosa debbano commemorare”, a conferma dell’assenza di diffusione di informazioni “sensibili” tra i cinesi. Ma tra i commentatori c’è anche chi replica: “sono molto contento di vedere che un’amica del continente mostra di voler esplorare la nostra storia. Cerco sempre di discutere di quello che è successo tra la primavera e l’estare di 17 anni fa, ma purtroppo la maggior parte dei miei coetanei non conosce i fatti o addirittura si rifiuta di ascoltare o di leggere qualunque materiale su questo argomento. Molti sono convinti che gli studenti di Pechino abbiano meritato la sorte che è toccata loro, in nome della stabilità del nostro paese. Ero un po’ deluso, ma dopo aver letto il tuo blog mi sento meglio, avendo trovato un secondo cinese che vuole raccontare la storia. Il primo è un mio compagno di classe. Mi sento confortato. E spero che con le tue conoscenze personali mi aiuterai ad evitare che questo evento venga dimenticato”.
Sono invece di tutt’altro tenore i post dell’attrice Xu Jinglei, la blogger più letta del mondo secondo il quotidiano Beijing News (100 milioni di lettori in meno di due anni), che racconta principalmente di sé, del suo lavoro, degli amici, delle sue avventure quotidiane, senza mai addentrarsi in problematiche più scottanti. D’altronde - direbbe forse Jean - il suo blog è appoggiato a Sina.com.
- Venerdì 27 Luglio 2007


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