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La lezione nordirlandese. Anche per i militari britannici in Iraq

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  • Tags: Belfast, Gerry-Adams, Ian-Psley, Ira, Irlanda-del-Nord, Londra, Sinn-Fein, Ulster
  • 2 commenti


Allo scadere della mezzanotte si conclude la più lunga operazione militare della storia britannica, l’Operazione Banner. I soldati britannici se ne vanno dall’Ulster e con loro scompariranno anche i reticolati, le barriere di filo spinato, le minacciose torrette d’osservazione che per trent’otto anni, dal 1969, hanno segnato simbolicamente la storia della più ribelle delle province britanniche, l’Irlanda del Nord, storicamente spaccata tra cattolici indipendentisti e protestanti filobritannici. Dal Bloody Sunday del 1972 (tredici morti uccisi dall’esercito) fino alla bomba di Omagh del 1998, poche settimane dopo l’accordo di pace del Good Friday, che fu rivendicata dagli scissionisti di Real Ira (ventinove morti), Londra ha schierato in Irlanda del Nord oltre duecentocinquantamila soldati, 763 dei quali non sono più tornati (309 le vittime irlandesi). Uccisi dal terrorismo ma anche da una guerra tra lealisti e repubblicani che la sola presenza dell’esercito britannico - percepita come provocatoria e di occupazione da larghe fasce della popolazione cattolica - ha contribuito spesso a radicalizzare. Ora delle cento basi britanniche ne rimarranno solo dieci, insieme a cinquemila soldati con funzioni puramente militari.

Sunday bloody sunday: l’omaggio degli U2 a Dublino (1987)


Ha detto con scarsa generosità il generale Michael Jackson nel rapporto ufficiale sulla fine dell’Operazione Banner, di cui il ministro della Difesa ha diffuso ampli estratti, che quello nordirlandese è uno dei pochi casi in cui “le forze armate di un Paese sviluppato siano riuscite a prevalere contro milizie irregolari”, in questo caso i militanti dell’Ira. Come se oggi gli eredi di quei militanti non siano seduti in posizioni di responsabilità nel governo nordirlandese, assieme ai loro ex nemici protestanti. Le parole del generale in particolare non sono piaciute a Jerry Adams e agli eredi di Bobby Sands. I quali - diversamente dai leader del nazionalismo basco - hanno avuto il coraggio della pace. Trovando prima un accordo con il loro vecchio rivale Ian Pesley e smantellando poi l’arsenale con cui hanno controllato manu militari per decenni, fino alla fine degli anni 90, interi quartieri delle città nordirlandesi. Lo Sinn Fein (26% alle recenti elezioni politiche) raccoglie oggi i frutti di questa operazione, lasciando dietro di sé piccoli e intransigenti gruppi terroristici (come il Real Ira) che - dopo la bomba di Omagh - hanno perso qualsiasi seguito presso la popolazione. Per i militari inglesi l’Operazione Banner, con tutte le sue tragedie, ha avuto anche una inattesa ricaduta positiva: in trentotto anni di occupazione, l’esercito - scrive stamani The Guardian - ha imparato dall’Irlanda del Nord le più sofisticate tecniche di controterrorismo. Tecniche - ammettono i generali britannici - rivelatesi molto utili nei teatri afghani e iracheni, contro nemici assai più pericolosi dei nordirlandesi.

LEGGI ANCHE: L’alchimia della pace: intervista a Giulio Giorello

La storia nei murales di Belfast: lealisti vs repubblicani.
Il blogger irredentista - L’accordo di pace del 1998 (testo) - La dichiarazione dello Sinn Fein

  • paolo.papi
  • Martedì 31 Luglio 2007

Vedi anche:

  • Bomba a Newry. E allora, quale pace nell'Irlanda del Nord?
Effetto Gordon Brown: elezioni anticipate a ottobre? »
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Il 17 Agosto 2007 alle 11:20 Se il Vaticano e la Cia sbianchettano Wikipedia » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Ci sarebbero anche la Cia e il Vaticano tra gli editor di Wikipedia, la grande enciclopedia gratuita su Internet, da molti ormai considerata “la nuova frontiera democratica del sapere”. Ma gli interventi dell’agenzia di 007 americani e della Santa Sede sarebbero non poco interessati. A rivelarlo è un nuovo strumento online che, come riferisce la Bbc, è capace di individuare chi edita e corregge le pagine dell’enciclopedia a “contenuto libero, redatta in modo collaborativo da volontari e sostenuta dalla Wikimedia Foundation, organizzazione non-profit”, come recita il portale della versione italiana che offre oltre 335mila voci. Il particolare scanner, si legge, mostra per esempio che le pagine sul presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad sono state modificate con uno dei computer dell’agenzia di intelligence statunitense, mentre le informazioni su Gerry Adams, il leader del partito cattolico nordirlandese Sinn Fein (braccio politico dell’Ira, prima che i guerriglieri deponessero le armi), sarebbero state editate da una mano ignota da un pc del Vaticano. Lo strumento, messo a punto da ricercatori Usa, traccia una lista dei 5,3 milioni di testi editati nella versione americana e li collega all’indirizzo Internet dell’editor. La maggior parte degli interventi sono finalizzati a correggere imprecisioni, ma alcuni sono serviti a rimuovere informazioni potenzialmente dannose. Riguardo a Gerry Adams, per esempio, sarebbero spariti i “link” a pagine di quotidiani del 2006 e un intero paragrafo dal titolo “nuovi interrogativi nel caso di omicidio”, dove si sollevavano dubbi su un presunto coinvolgimento del leader del partito repubblicano irlandese nel caso di un doppio omicidio avvenuto nel 1971. “Naturalmente non possiamo sapere anche chi ci sia alla tastiera”, ha precisato Virgil Griffith, ricercatore del California Institute of Technology, che è l’ideatore dello strumento. Delle stessa idea il portavoce vaticano padre Federico Lombardi: sono accuse “prive di ogni serietà e di ogni logica” quelle rivolte alla Santa Sede di aver manipolato una “voce” dell’enciclopedia on line. “In Vaticano” spiega Lombardi “ci sono più di mille persone che hanno accesso ai computer e sono ancora di più i visitatori dei Musei, della Biblioteca e dell’Archivio Apostolico che possono ugualmente navigare su Internet da una postazione. È ovviamente possibile che qualche privato, possa aver avuto accesso a Wikipedia da un pc del Vaticano. Ma la Santa Sede non c’entra nulla”. In realtà è piuttosto lunga la “lista nera” dei manipolatori occulti della celebre enciclopedia online. E comprenderebbe governi (Usa e Portogallo), multinazionali (Microsoft), organizzazioni internazionali (Onu, Amnesty International) e il “gotha” dei media internazionali (BBC, New York Times, Reuters). A volte i “ritocchi” apportati sono veri e propri interventi a gamba tesa per far sparire dal web informazioni scomode; ma nella magior parte dei casi sono chiaramente opera di qualche navigatore in vena di scherzi. Una delle schede prese maggiormente di mira è quella del presidente americano George W. Bush. Da un computer dell’agenzia Reuters qualcuno ha aggiunto la poco esaltante qualifica di “omicida di massa” alle note biografiche del capo della Casa Bianca. Da un pc della BBC, qualcun altro ha modificato il secondo nome del presidente Usa da ‘Walker’ in ‘wanker’, termine estremamente volgare che in inglese denota una persona abitualmente dedita all’autoerotismo. Lo scanner è stato salutato con favore dalla casa madre di Wikipedia: “Noi siamo per la trasparenza più assoluta” ha detto un portavoce “e questo strumento per così dire ci fa salire di livello”. Trasparenza apprezzata da i milioni di utenti che ogni giorno digitano l’indirizzo dell’enciclopedia per avere informazioni sui più svariati argomenti. E infatti, pur essendo soggetta regolarmente ad accuse di imprecisione e scarsa affidabilità, Wikipedia continua in ogni caso a crescere: è pubblicata in varie lingue (e dialetti italiani, dal furlan al sardo, dal veneto al siciliano, dal piemontese al lombardo e al napoletano) ed è tra i 10 siti più cliccati del mondo. [...]

Il 2 Novembre 2010 alle 10:50 pierre.auguste.renoir ha scritto:

Ribadisco che sardo e friulano sono lingue neolatine riconosciute da oltre dieci anni con legge 482/99. Dileggiarli mettendoli sullo stesso piano del ciociaro non vi fa assolutamente onore. Vi invito ad un maggior rispetto per tutte le minoranze, a partire da quelle etniche.

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