TGCOM News
Calcioscommesse, indagato anche Bonucci Criscito: "Nessuna combine" Ascolta l'intervista - Il procuratore: un arrestato ungherese ha tirato in ballo Lazio e Lecce. Al vaglio 7-8 gare del Siena nel 2011 - Inchiesta "Last Bet" a Cremona: eseguite 19 ordinanze di custodia cautelare, dieci per calciatori . A Mauri e Milanetto contestata l'associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva.

Panorama.it

Mondo

Scopri il nuovo Panorama
  • Home
  • Edicola
  • Archivio
  • Login
  • Registrati
  • Epoca
Feed Rss
  • Italia
  • Mondo
  • Economia
  • Cult
  • Hitech e Scienza
  • Panoramauto
  • Libri
  • Opinioni
  • Foto
  • Sport
  • Video
  • Newsletter
  • Mobile&Apps
  • Ultimora
  • Poker

Archivio di Agosto, 2007

Pena di morte: 5.628 esecuzioni nel 2006

OkNotizie

Tweet

  • Tags: bielorussia, Cina, diritti-civili, esecuzione capitale, Giappone, Iran, Nessuno-tocchi-Caino, Pakistan, pena di morte, Usa
  • 6 commenti

Nel 2006 vi sono state nel mondo almeno 5.628 esecuzioni di pena capitale. A fronte delle almeno 5.494 del 2005 e delle 5.530 del 2004. Almeno, perché molti dei paesi in cui è prevista la pena di morte non forniscono statistiche ufficiali e quindi le stime sono in genere al ribasso. I morti insomma potrebbero essere molti di più.
Numeri drammatici, in tutti i casi, quelli forniti dall’associazione Nessuno Tocchi Caino nel suo rapporto annuale sulla pena di morte nel mondo. Rapporto accompagnato da non poche polemiche.
Nonostante il dossier evidenzi come “l’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte in atto nel mondo da oltre dieci anni si è confermata anche nel 2006 e nei primi sette mesi del 2007″.
I paesi nei quali è prevista la pena di morte sono infatti 51 (erano 54 nel 2005 e 60 nel 2004) ma l’anno passato è aumentato il numero di stati che hanno effettivamente fatto ricorso alle esecuzioni capitali: 27 (24 nel 2005 e 26 nel 2004).
Altre considerazioni contenute nel dossier sono: l’Asia si conferma il continente dove si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo. In Cina vi sono state almeno 5.000 esecuzioni nel 2006. Gli Stati Uniti sono l’unico paese delle Americhe dove è prevista la pena capitale: 53 le persone “giustiziate” nel 2006 (erano state 60 nel 2005 e 59 nel 2004). In Africa nel 2006 sono state registrate almeno 80 esecuzioni, in aumento rispetto alle 19 del 2005 e alle 16 del 2004. In Europa c’è la macchia nera rappresentata dalla Bielorussia, che nel 2006 ha effettuato 3 esecuzioni (erano state 4 nel 2005). La Russia, in quanto membro del Consiglio d’Europa è impegnato ad abolirla e ad oggi attua una moratoria delle esecuzioni.

E ancora: “I primi tre paesi che nel 2006 hanno compiuto più esecuzioni nel mondo sono tre paesi autoritari”: la Cina, l’Iran e il Pakistan. Dei 51 mantenitori della pena di morte, 40 sono, scrive l’Associazione, paesi dittatoriali, autoritari o illiberali, “11 quelli che possiamo definire di democrazia liberale, con ciò considerando non solo il sistema politico del paese, ma anche il sistema dei diritti umani, il rispetto dei diritti civili e politici, delle libertà economiche e delle regole dello stato di diritto”.

Le democrazie liberali che nel 2006 hanno praticato la pena di morte sono state 5 e hanno effettuato in tutto 64 esecuzioni, pari all’1,2% del totale mondiale: Stati Uniti (53), Giappone (4), Mongolia (almeno 3), Indonesia (3) e Botswana (1). Nel 2006, l’uso della pena di morte negli Stati Uniti è continuato a diminuire. “Il numero di esecuzioni è stato il più basso degli ultimi dieci anni: 53, quasi la metà rispetto al numero record di 98, registrate nel 1999″.
“Il sud degli Stati Uniti”, si legge sempre nella presentazione del dossier, “ha compiuto l’83% delle esecuzioni dello scorso anno. Come al solito, il Texas da solo è stato responsabile di quasi la metà delle esecuzioni nazionali, 24 per l’esattezza”. Il Giappone mantiene invece il massimo riserbo sulle esecuzioni. Basti pensare che i detenuti in genere non vengono nemmeno informati sulla data della loro esecuzione. Fino al giorno dell’impiccagione.

  • redazione
  • Venerdì 31 Agosto 2007

Non solo Florida: Internet, ecco la via di fuga dei cubani

OkNotizie

Tweet

  • Tags: censura, clasificados, cuba, diritti-civili, Internet
  • Lascia un commento

http://www.flickr.com/photos/joncrel/236998272/
Dopo anni di embargo e di tentativi di fuga ai cubani non resta che Internet. E così in molti si sono ingegnati creando la versione cubana di clasificados.st, il celebre sito di annunci in lingua spagnola.
Per cui se da un lato non cessano le restrizioni che Castro ha imposto anche alla rete, secondo stime non ufficiali ad avere un indirizzo email sarebbero solo un milione di cubani su undici milioni, dall’altro tramite questo sito è possibile affittare stanze ai turisti se non interi appartamenti e vendere di tutto. I cubani si sono sbizzarriti. Dal sito è possibile comprare motoscafi, email account con accessi internazionali per sottrarsi al controllo, taxi d’epoca. Il vantaggio è che per il fortunato venditore sarà possibile riscuotere non negli ordinari pesos, che valgono quasi nulla, ma nella versione forte della moneta nazionale. Il sito al di là delle possibilità che offre di fare un tuffo libero nel consumismo più sfrenato rappresenta una bella conquista in un paese dove da due anni gli utenti di Internet devono chiedere l’autorizzazione al governo per aprire Explorer o Netscape. E sono in molti coloro che per collegarsi a Clasificados continuano a sfidare ogni giorno le severe regole di stato, collegandosi via telefono a server non autorizzati.
Finora la censura non è intervenuta. Come può del resto, dicono i maligni, quando sul sito c’è stato chi ha perfino messo in vendita una cappella al cimitero? In marmo bianco, risale al 1924, documenti a posto. Insomma, un affare!

  • paolo.manzo
  • Venerdì 31 Agosto 2007

Foster, il governatore del Texas concede la grazia: ergastolo

OkNotizie

Tweet

  • Tags: diritti-civili, Kenneth-Foster, pena di morte, Texas, Usa
  • 2 commenti

Condannato a morte in Texas per un omicidio di cui è stato solo complice
Il governatore del Texas Rick Perry ha commutato la pena di morte per Kenneth Foster in un ergastolo. Prima della decisione di Perry il Board of Pardones and Parole del Texas aveva raccomandato al governatore a stragrande maggioranza, sei voti a uno, di commutare la pena.
Foster era stato condannato in base a una controversa legge del Texas, la Law of Parties, che estende ai casi di pena capitale la responsabilità penale dei complici.

LEGGI ANCHE: Ma quale moratoria, in Texas tre esecuzioni in tre giorni
- Texas-Italia: lettere di un condannato a morte all’amica che vuol salvarlo

  • redazione
  • Giovedì 30 Agosto 2007

Quando i soldi scottano: il gioco online tra Kirchner, Tabaré e Chávez

OkNotizie

Tweet

  • Tags: 800mila-dollari, Argentina, Hugo-Rafael-Chávez-Frías, Néstor-Kirchner, Tabaré-Vásquez, Uruguay, valigetta, Venezuela, videogame
  • 2 commenti

Dal reale al virtuale. Lo scandalo della valigia venezuelana diventa videogioco e fa subito discutere. Per giocare è sufficiente andare sul sito di DiosNosLibre.com che in italiano sta per “Dio ce ne liberi”. Ma per capire a che gioco si giocherà agli appassionati del virtuale converrà tornare, anche se per pochi istanti, alla realtà. Il videogame si ispira infatti allo scandalo della valigetta, del 4 agosto scorso (il giorno precedente la visita ufficiale di Chavez a Kirchner), quando su un aereo privato partito dal Venezuela e affittato da Enarsa, l’azienda statale argentina dell’energia, viaggiavano 8 persone. Tutte molto importanti, 5 venezuelani dirigenti della PDVSA e 3 argentini, tra cui Claudio Uberti, il direttore dell’organo di controllo delle opere pubbliche argentine considerato vicinissimo al ministro delle infrastrutture De Vito e incaricato dal presidente Néstor Kirchner di “stringere i rapporti con la repubblica bolivariana di Venezuela”, come si leggeva sino a pochi giorni fa sul sito della presidenza argentina. Una delle 8 persone, il venezuelano Guido Alejandro Antonini Wilson, è però stata bloccata alla dogana di entrata in Argentina con 800mila dollari in contanti nella valigia.
Soldi naturalmente sequestrati, ma la cosa paradossale è che, in base alle testimonianze dei poliziotti, dopo aver cercato di corromperli dicendo di essere con la delegazione che anticipava Chavez, Wilson non è stato arrestato. Anzi, ha proseguito con il presidente del Venezuela nel suo tour in Uruguay… Per questo, dopo lo scandalo, il capo di Gabinetto argentino, Alberto Fernández, ha suggerito che in realtà fosse dell’Uruguay la meta degli 800mila dollari.
Nel videogioco online, il cui titolo è tutto un programma, “Dal Venezuela con amore”, i presidenti di Argentina (Kirchner) e Uruguay (Tabaré Vasquez) cercano sino all’ultimo di liberarsi del compromettente “regalo”. Colui che rimarrà con la valigia in mano perde e viene spernacchiato sui rispettivi giornali, l’argentino “El Clarinete” e l’uruguayano “El Paisito”, parodie rispettivamente de El Clarín e El País. Il presidente venezuelano Hugo Rafael Chávez Frías, dal canto suo, si limita a lanciare come un giocatore di baseball la compromettente valigia… Per fortuna è solo un gioco, ma la realtà, come in questo caso, supera la finzione.

  • paolo.manzo
  • Giovedì 30 Agosto 2007

Tra orgoglio e censura: cosa pensano i cinesi dei diritti umani

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Cina, diritti-umani, hong-kong, Olimpiadi-di-Pechino
  • Lascia un commento

Protesta in occasione dell'anniversario della strage di Piazza Tienanmen
A meno di un anno dall’inizio dei Giochi Olimpici di Pechino e a un mese e mezzo dall’atteso Congresso del Partito comunista cinese, il 15 ottobre, la questione del rispetto dei diritti umani e delle minoranze etniche in Cina continua a occupare parte dell’attenzione dei media internazionali. Se gli attivisti di Reporter Sans Frontieres, Amnesty International, Human Rights Watch e il Comitato per la Protezione dei Giornalisti denunciano il governo della Repubblica Popolare per non aver mantenuto la promessa di estendere la tutela delle libertà civili nel Paese, a riaccendere il dibattito in Cina è stata la lettera aperta che 1060 intellettuali e attivisti cinesi hanno inviato il 28 agosto al presidente Hu Intao per chiedere maggiore libertà di stampa e la liberazione dei dissidenti politici. Un’iniziativa senza precedenti, che ha ricevuto vasta eco all’estero, ma che in Cina cade in un momento troppo delicato per il Partito (pdf), diviso tra un’anima conservatrice, che lamenta l’abbandono della vecchia ortodossia socialista, e l’ala riformista favore a una maggior apertura politica. E i cittadini? Sono pochi quelli disposti a parlare liberamente dei diritti umani, come pochi sono i bloggers i cui commenti più critici non vengano rapidamente censurati dal governo. Ma, faticosamente, qualcosa emerge: soprattutto nella diversità di approccio tra i cittadini di Hong Kong - che hanno la lingua più sciolta - e quelli del continente, più fedeli ai dettami delle autorità e spesso irritati dalle critiche occidentali.
Sorseggiando un bicchiere di vino a Lang Kwai Fong, la strada di locali più famosa di Hong Kong, un giovane impiegato di banca di Pechino lamenta a Panorama.it che “gli stranieri fanno troppo in fretta a criticare il governo centrale, mentre non ne riconoscono mai i pregi. Certo, siamo un grande Paese e il governo - ammette - non riesce a evitare tutti gli abusi che vengono commessi, ma io sono sicuro che nessun leader sia soddisfatto delle prevaricazioni che, purtroppo, continuano a verificarsi, solo che non è ancora stata individuata la strategia giusta per evitarle”. Più irritata (contro l’Occidente) è invece la posizione di un insegnante 34enne di Chengdu. Dal suo ufficio presso la Chinese University of Hong Kong, ci spiega che “tutte le critiche degli attivisti occidentali sui diritti umani sono prive di fondamento, e mi auguro che in Europa queste non siano opinioni diffuse. Mi sembra che non riusciate a capire che se noi rispettiamo i diritti umani, non è perché sentiamo le pressioni dall’occidente, ma semplicemente perché siamo un Paese che ama la pace e rispetta il prossimo. E non dite che non garantiamo la libertà religiosa o i diritti alle minoranze” - sostiene. “Tutti sono liberi di professare il proprio credo, anche nel Tibet e nello Xinjiang. Cristiani e tibetani vengono “ripresi” solo quando assumono atteggiamenti ostili contro un governo che fa già tantissimo per loro”. Alla sua voce fa eco quella di una giovanissima impiegata pechinese, incontrata in un fast-food in città, che sostiene che i cinesi trattino le minoranze molto meglio di altri paesi. “Noi crediamo ancora nell’ideologia comunista: siamo tutti uguali. Sono solo gli stranieri a credere che le minoranze siano discriminate. Sono arrabbiata con gli occidentali perché come al solito generalizzano troppo. Noi cinesi sappiamo di dover fare ancora molti passi avanti, ma se gli stranieri ci accusano in maniera così plateale, non possiamo che rifugiarci nel nazionalismo. E non apriamo il capitolo della libertà di stampa: non vedete che tutti i giorni sui principali quotidiani vengono denunciati tutti i problemi del nostro Paese?”.

Se i cinesi del continente sono stati tutti inclini a difendere il governo, non si può certo dire la stessa cosa per i cittadini di Hong Kong. Forse, complici un ambiente molto più aperto, libero e internazionale e l’assenza di una lunga tradizione di censura, gli hongkonghini hanno un punto di vista più realistico ed obiettivo e si sentono liberi di esprimerlo con franchezza. Nel campus di Hong Kong University, ad esempio, una ricercatrice di 29 anni ci dice, con molta meno enfasi, che “come sempre, il Governo di Pechino non farà nulla. D’altronde gli attivisti vorrebbero che la Cina fosse più libera, più aperta, ma credo che il continente non sia ancora maturo per questo tipo di evoluzione. Voi occidentali condannate la Cina per il mancato rispetto dei diritti umani, ma dovreste tenere presente che le esigenze che ci sono all’estero non necessariamente corrispondono a quelle cinesi”. È dello stesso avviso anche una pubblicitaria di 32 anni, che dopo una partita di pallavolo ci ammonisce con un “voi europei sbagliate a parlare di democrazia e diritti umani ai cinesi. Noi hongkonghini vi capiamo, perché viviamo in un paese libero e, come voi, lottiamo affinché le nostre richieste vengano ascoltate. Ma per i cinesi continentali è diverso: la libertà di parola è ancora tutta da conquistare”. E per ora sembra riguardare piccole minoranze di attivisti, e non la stragrande maggioranza della popolazione. Per molti la parola d’ordine è ancora quella lanciata da Deng in un celebre Congresso degli anni 80: “Arricchitevi. Arricchirsi è rivoluzionario”.

Una cosa è certa. Anche se in maniera diversa, sull’isola come sul continente sembra che nessuno sia immune dal timore di contraddire ufficialmente il governo centrale. Lo dimostra il fatto che tutti i nostri interlocutori si siano rifiutati di pubblicare i loro nomi.

  • claudia astarita
  • Giovedì 30 Agosto 2007

La comunicazione in Europa corre sul web

OkNotizie

Tweet

  • Tags: burocrazia, europa, francesco-pira, francia, germania, governo, inghilterra, irlanda, monitoraggio, norvegia, siti, Spagna, Svezia, web
  • 5 commenti

“Bisogna rendersi conto che un sito istituzionale non dev’essere una vetrina, ma un servizio per il cittadino”. Francesco Pira, docente dell’Università di Udine, ha curato anche quest’anno la ricerca 2007 sui portali dei ministeri italiani e dei principali esecutivi europei (leggi il documento in pdf). “In Europa - dice a Panorama.it - la spinta all’interattività anche da parte delle istituzioni e dei governi è ormai un dato consolidato, non solo nel Nordeuropa, ma anche nei Paesi dell’Est, dove l’attenzione sta crescendo”.

Dialogo col cittadino, forum, blog, possibilità di sbrigare pratiche burocratiche online o di prenotare il rinnovo del passaporto o gli esami per la patente (come accade in Inghilterra): questi i parametri scelti dalla ricerca dell’Università di Udine, che stabilisce anche i criteri di grafica, usabilità, contenuti, comunicazione interattiva.In testa alla speciale classifica di miglior comunicazione via web si piazzano ex aequo Regno Unito e Francia, quest’ultima protagonista di un grande salto di qualità negli ultimi due anni: ora il sito francese è consultabile in tre diverse lingue, ha un sistema che garantisce la visibilità anche ai ciechi o diversamente abili e consente anche di scrivere mail direttamente al primo ministro. Bene anche Finlandia, Svezia e Austria, dove si possono scaricare i moduli per tutti gli sportelli della pubblica amministrazione e le informazioni relative ai tirocini professionali. Seguono Spagna, Norvegia e Germania, che si caratterizza per il forte contenuto di gallery fotografiche, come quella relativa alla presenza dell’esercito in Iraq. Fanalino di coda è invece il sito dell’Irlanda, che Francesco Pira considera povero di news sull’attività del governo e con troppi pochi link che permettano la diretta comunicazione tra cittadino e istituzioni. E l’Italia? “Il giudizio sul portale governativo è buono, in linea con la gran parte di quelli europei”, spiega il professor Pira. Poi aggiunge: “Noi, purtroppo, paghiamo il prezzo di una forte burocrazia che non consente ancora di usufruire di alcuni servizi via Internet. Inoltre gli stati esteri possono contare su una comunicazione interna molto forte, che da noi manca”. Insomma, così si va avanti, ma non per molto: “Il futuro è tutto dei portali dialoganti. Prima lo capiremo, meglio sarà per tutti. Cittadini in testa”.

  • rachele.decata
  • Giovedì 30 Agosto 2007

Civili a mano armata

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Alti-studi-Internazionali-di-Ginevra, armi, armi-leggere, fucili, Small-Arms-Survey
  • 6 commenti

Un'emblematico piccione bianco su rastrelliere con fucili, dei ribelli dei gruppi tribali shanti bahini, dopo una cerimonia che segna la fine di 24 anni di lotta armata in Bangladesh

In tutto il mondo sono diffuse 875 milioni di armi leggere (pistole, fucili e fucili d’assalto), in media una ogni sette abitanti e quasi i due terzi sono in mano ai civili. Lo rivelano le stime dell’ultimo rapporto annuale sulle armi leggere dello “Small Arms Survey“, un gruppo di ricerca istituito presso l’Istituto degli Alti studi Internazionali di Ginevra. Mentre 225 milioni di armi leggere sono in dotazione a forze militari, paramilitari e di polizia sarebbero quindi 650 milioni le armi in possesso di civili con differenze piuttosto marcate a seconda delle aree del mondo. Solo negli USA dove vi sono anche le più potenti lobbies industriali di produttori i civili possiedono 270 milioni di armi da fuoco, pari a 90 armi ogni 100 abitanti. Un numero così elevato che, se si escludono gli Stati Uniti, la media mondiale scende ad un’arma da fuoco ogni dieci persone.
Nella classifica sulla presenza di armi leggere presso la popolazione dietro agli USA troviamo lo Yemen, con 61 armi per 100 abitanti, la Finlandia (56), la Svizzera (46) e l’Iraq (39) mentre l’ Italia, secondo lo studio elaborato a Ginevra, stima la presenza di una dozzina di armi ogni 100 abitanti. In termini globali il secondo paese per la diffusione di armi presso la popolazione risulta però essere l’India con 46 milioni di armi in mano ai civili, seguita da Cina (40 milioni), Germania (25), Francia (19) e Pakistan (18). Il nostro Paese risulta solo al quindicesimo posto con una stima di 7 milioni ma è tra i primi cinque esportatori mondiale di armi leggere dopo gli USA, insieme a Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania.
Lo studio elenca inoltre 61 stati sospettati di inviare armi leggere verso 36 paesi teatro di violazioni dei diritti umani o di conflitti tra i quali Cina, Corea del Nord, Bulgaria, Russia e Ucraina.

  • gianandrea gaiani
  • Giovedì 30 Agosto 2007

Un governo europeista per la Turchia: Gul approva la lista dei ministri

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Abdullah-Gül, AKP, Fabio-Salomoni, Istanbul, Kemal-Ataturk, Tayip-Erdogan, Turchia
  • Un commento

Il giorno dopo la sua elezione, il neo presidente turco Abdullah Gul ha dato la sua approvazione alla nomina di un governo dal forte carattere riformista e europeista. Dopo aver incontrato Gul nella sua residenza presidenziale, Erdogan ha indicato Ali Babacan, il 39enne ex ministro dell’Economia, come successore dello stesso Gul al ministero degli Esteri. Una nomina chiave: Babacan, un tecnocrate che ha studiato negli Stati Uniti che è considerato un fedelissimo del premier nell’Akp, manterrà anche la sua posizione di capo negoziatore per la candidatura della Turchia all’ingresso nell’Unione europea. Kemal Unakitan sarà confermato ministro delle Finanze mentre l’ex banchiere Nazim Ekren è stato proposto al Dicastero per il coordinamento degli Affari economici, ruolo molto importante per favorire un’ulteriore riforma dell’economia del Paese. Una lista complessiva di 25 ministri, in attesa dell’insediamento, che avrà anche 3 nuovi vicepremier, per soddisfare le richieste delle varie anime del partito di governo: Cemil Cicek, ex ministro della giustizia, confermato portavoce del governo, e due nuovi ministri di stato (senza portafoglio): Hayati Yazici e Nazim Ekren. Alla difesa - in un ruolo assai delicato visti i rapporti problematici con le forze armate - resta Vecdi Gonul, in carica dal 2002. Non cambiano i ministri dell’Istruzione, Huseyin Celik, e della Sanità, Recep Akdag. Al ministero dell’Interno va invece Beshir Atalay, uno dei pezzi grossi dell’Akp. Al ministero delle finanze, resta Kemal Unakitan, anch’egli uno stretto collaboratore di Erdogan sin dai tempi del partito islamico Fazilet. Alla testa dello strategico ministero dell’Energia è rimasto al suo posto Hilmi Guler, dato negli ultimi giorni per uscente dalla stampa turca.
Al ministero della Giustizia va invece Mehmet Ali Sahin, ex vicepremier e ministro di stato. Unica donna nel governo Nimet Cubukcu, ministro senza portafoglio, di 42 anni, che dovrebbe restare al suo posto di responsabile delle politiche per la famiglia.

  • redazione
  • Mercoledì 29 Agosto 2007
« Articoli precedenti

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO... LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...

I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA

TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT

STORIE DAL MONDO STORIE DAL MONDO

IL MONDO IN CLASSIFICA IL MONDO IN CLASSIFICA

LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO

GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA

SCOMMESSE SUL MONDO SCOMMESSE SUL MONDO

LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO

RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE

FALLIMENTO O SALVATAGGIO FALLIMENTO O SALVATAGGIO

LA PRIMAVERA ARABA LA PRIMAVERA ARABA

INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO

GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE





FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
segui panorama su twitter

 
assicurazione
 
mutui
 
prestiti
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 


I più letti di oggi

  • “Eliminiamo i rifiuti stranieri”: nuove offensiva xenofoba della tv di stato cinese
  • Barack Obama e Mitt Romney: rissa sul posto di lavoro
  • Attenti alla “dracmatizzazione”, perché l’uscita della Grecia dall’euro avrebbe effetti terribili per tutti
  • Nell’India globalizzata per gli anziani non c’è spazio
  • Amnesty International: “Leadership mondiali incapaci di difendere i più deboli”
  • Le donne in carriera sopra i 25 anni per i cinesi sono “avanzi”. E nessuno le sposa
  • La nuova vita del generale Stanley Mc-Chrystal: oggi insegno che in guerra e in affari vale la stessa strategia
  • Un mondo di guerre per il petrolio - LA MAPPA
  • Il Titanic naviga ancora, in un mare di teorie del complotto
  • Essere gay in Egitto. Paura, speranza e sfida

FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA

LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA

I VOLTI DELLA SETTIMANA I VOLTI DELLA SETTIMANA

Gli ultimi commenti

  • indigesto su Nell’India globalizzata per gli anziani non c’è spazio
  • cantastorione su Mitt Romney piace ai barbieri, Barack Obama ai camionisti
  • cantastorione su La nuova vita del generale Stanley Mc-Chrystal: oggi insegno che in guerra e in affari vale la stessa strategia
  • indigesto su Essere gay in Egitto. Paura, speranza e sfida
  • India: i giovani sfidano con la musica il governo corrotto – Mondo … | Made in India su India: i giovani sfidano con la musica il governo corrotto
  • anna.one su 10 cose che accadono oggi: giovedì 17 maggio
  • anna.one su Mitt Romney piace ai barbieri, Barack Obama ai camionisti

Archivi

  •  2012
    • Maggio 2012
    • Aprile 2012
    • Marzo 2012
    • Febbraio 2012
    • Gennaio 2012
  •  2011
    • Dicembre 2011
    • Novembre 2011
    • Ottobre 2011
    • Settembre 2011
    • Agosto 2011
    • Luglio 2011
    • Giugno 2011
    • Maggio 2011
    • Aprile 2011
    • Marzo 2011
    • Febbraio 2011
    • Gennaio 2011
  •  2010
    • Dicembre 2010
    • Novembre 2010
    • Ottobre 2010
    • Settembre 2010
    • Agosto 2010
    • Luglio 2010
    • Giugno 2010
    • Maggio 2010
    • Aprile 2010
    • Marzo 2010
    • Febbraio 2010
    • Gennaio 2010
  •  2009
    • Dicembre 2009
    • Novembre 2009
    • Ottobre 2009
    • Settembre 2009
    • Agosto 2009
    • Luglio 2009
    • Giugno 2009
    • Maggio 2009
    • Aprile 2009
    • Marzo 2009
    • Febbraio 2009
    • Gennaio 2009
  •  2008
    • Dicembre 2008
    • Novembre 2008
    • Ottobre 2008
    • Settembre 2008
    • Agosto 2008
    • Luglio 2008
    • Giugno 2008
    • Maggio 2008
    • Aprile 2008
    • Marzo 2008
    • Febbraio 2008
    • Gennaio 2008
  •  2007
    • Dicembre 2007
    • Novembre 2007
    • Ottobre 2007
    • Settembre 2007
    • Agosto 2007
    • Luglio 2007
    • Giugno 2007
    • Maggio 2007
    • Aprile 2007
    • Marzo 2007
    • Febbraio 2007
  • Home
  • Fotogallery
  • EPOCA
  • Edicola
  • Archivio
  • Info
torna su
  • Condizioni di partecipazione
  • Credits
  • Scrivi a Panorama
  • Feed Rss
  • Privacy
  • Gruppo Mondadori
  • Pubblicità
  • Abbonamenti
  • Scopri i siti mondadori
  • R101
Arnoldo Mondadori Editore
© 2007 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Partita IVA 08386600152