Più dell’autonomia, meno dell’indipendenza. Comincia ad assumere contorni un po’ più precisi quella che fino a ieri sembrava solo uno slogan populista usato dalla leadership serba (spalleggiata da Mosca) per ritardare sine die l’appuntamento del Kosovo con l’indipendenza (sorvegliata) a cui pensano europei e americani. È stato il ministro degli Esteri di Belgrado, il liberale Vuk Jeremic, a chiarire, in un’intervista alla Bbc, fin dove Belgrado può spingersi nella delicata partita che si è aperta all’interno del cosiddetto Gruppo di contatto euro-russo-americano che dovrà definire il destino della ex provincia serba. Più dell’autonomia, meno dell’indipendenza significherebbe, per Jeremic, che Belgrado è disposta a riconoscere al Kosovo l’accesso autonomo al Fondo monetario internazionale, il diritto a nominare i rappresentanti delle sedi diplomatiche all’estero (purché non le definiscano ambasciate), una amplia autonomia amministrativa. Niente federazione binazionale (ipotesi cui pensano - secondo alcuni voci di stampa - i rappresentanti europei in seno al gruppo di Contatto) e sopratutto nessuna secessione. Su questo Belgrado non transige e non cambia posizione. Ma quello di oggi è un passo avanti.
Spiazzati dal netto intervento di Mosca contro il pacchetto Onu (leggilo sul sito Unosek) del finalndese Atashaari, i rappresentanti di Europa e Stati Uniti si augurano di poter ulteriormente ammorbidire la leadership serba, divisa tra un’anima nazionalista guidata dal premier Kostunica e una più europeista rappresentata dallo stesso Jeremic, con un pressing diplomatico che la aiuti a uscire dall’isolamento. La carta che giocheranno è quella di un prossimo ingresso di Belgrado in Europa in cambio di un sì all’indipendenza sorvegliata? Alla Farnesina, su questo punto, le bocche sono cucite, ma è chiaro che, se il futuro della Serbia è in Europa, i passi che dovrà fare Belgrado sono due: disponibilità a trattare sullo status del Kosovo e collaborazione giudiziaria per garantire la cattura dei criminali di guerra Mladic e Karadzic. Questo è uno dei nodi della trattativa.
Ora, all’indomani dello spiraglio aperto da Jeremic, Pristina deve rispondere alla contro-offesinsiva diplomatica serba. I nuovi Raìs kosovari, negli anni scorsi, hanno imprudentemente promesso l’indipendenza ai loro concittadini di etnia albanese, creando una serie di aspettative che sarebbe pericoloso disattendere. Perché in Kosovo, dove quattro bande mafiose avrebbero il controllo dell’intera economia nazionale, sono ancora nascoste 400 mila armi, printe all’uso. Sostengono infatti i ben informati che gli ex combattenti dell’Uck non si farebbero pregare per riprenderle in mano, qualora ottenessero - da questa infinita trattativa - qualcosa di meno dell’indipendenza. Il countdown per un’altra crisi è insomma già iniziato. La soluzione - dicono alla Farnesina - dovrà arrivare entro i primi mesi del 2008. Altrimenti, a perdere la faccia, racconta la fonte di Panorama.it al Ministero degli Esteri, sarebbe anche il segretario generale dell’Onu. Trasformando una trattativa che dura da ormai più di due anni in una farsa. Che potrebbe anche trasformarsi in tragedia.
- Giovedì 2 Agosto 2007


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Il 3 Agosto 2007 alle 11:36 Terrorismo: tutti i rischi per i nostri contingenti » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Kosovo: Belgrado apre uno spiraglio. Riparte la trattativa? [...]
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