
Il professor Gustavo Moncayo (R), il cui figlio è stato rapito dalle Farc, abbraccia Yolanda Pulecio (L), la madre di Ingrid Betancourt a Bogotà, il 1° agosto 2007
Giornata di speranza ed altalenanti emozioni in Colombia per l’ex candidata alla presidenza della Colombia Ingrid Betancourt. Ha fatto il giro del mondo in pochi minuti la notizia, non confermata, che era stata liberata e accompagnata in Venezuela, nel municipio di Elorza, vicino al confine colombiano. Destinazione, la casa di campagna di un familiare di “Mono Jojoy“, responsabile militare delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, il più longevo gruppo guerrigliero marxista leninista di tutta l’America Latina.
Ma la notizia, data dalla nota giornalista venezuelana Patricia Poleo sul quotidiano El Nuevo Día e basata su “fonti militari venezuelane”, non ha trovato al momento altri riscontri. La Poleo (ascolta il suo intervento) - che pure non è mai stata tenera nei confronti di Hugo Chavez - ha sostenuto anche che la liberazione sarebbe stata possibile grazie alla mediazione del presidente venezuelano, che avrebbe intenzione di consegnare la Betancourt a Cecilia Sarkozy, la moglie del presidente francese (Ingrid ha la doppia cittadinanza) che a giorni si recherà in visita a Caracas. Tutto da vedere.
Certo che se la notizia dovesse essere confermata nelle prossime ore, Ingrid Betancourt potrà finalmente rivedere Melanie e Lorenzo, i suoi due figli, dopo cinque anni, cinque mesi e due settimane. 1989 giorni senza abbracciare il suo sposo, Juan Carlos Lecompte, che l’ha sempre definita “una donna tutta d’un pezzo. È la stessa con la guerriglia o quando si riunisce con un presidente. Non cambia tono, né atteggiamento, né linguaggio”.
Ingrid Betancourt è nelle mani delle Farc, las Fuerzas Armadas Rivolucionarias de Colombia, dal 23 febbraio 2002: 47.736 ore, due milioni e 864mila minuti. Un’infinità, un triste record di durata nella sequela interminabile di sequestri di persona che – da oltre cinquant’anni, da quando nel 1948 fu ucciso Jorge Eliécer Gaitán – flagellano la Colombia. Oggi sono oltre 5mila i colombiani sequestrati da guerriglia di sinistra, paramilitari di destra e delinquenza comune.
Ma chi è questa donna coraggiosa e, soprattutto, chi ha avuto interesse a eliminarla dalla vita politica colombiana? Ingrid Betancourt nasce a Bogotá, il giorno di Natale del 1961, figlia dell’ex ministro Gabriel Betancourt e dell’ex senatrice Yolanda Pulecio. Durante l’infanzia inizia una precoce formazione politica, ascoltando gli amici dei genitori discutere sul futuro del suo paese. Non si tratta di amici qualsiasi perché, nel ristretto circolo familiare dei Betancourt, ci sono presidenti ed ex presidenti colombiani, come Carlos Lleras Restrepo, Misael Pastrana Borrero e Virgilio Barco, ma anche ministri, artisti e poeti, come Pablo Neruda, Gabriel García Márquez e Fernando Botero. “È stato quest’ambiente a infondere dentro di me l’amore per la Colombia. Mi nascondevo in casa per ascoltarli fino a notte fonda”, racconterà lei, anni dopo.
C’è una cosa che colpisce particolarmente in questa 45enne che sembrava destinata a una vita nell’alta borghesia e, invece, ha scelto la lotta senza compromessi per difendere i diritti del suo popolo: Ingrid è una donna che, in un paese tradizionalmente maschilista come la Colombia, riesce a salire alla ribalta dello scenario politico. Decisivi sono gli studi a Parigi, dove il padre Gabriel è ambasciatore presso l’Unesco, e che le trasmettono quella passione per i diritti, fondamentale per portare avanti le battaglie che la rendono celebre.

Un fermo immagine di Ingrid in un video del 2003 girato durante la prigionia
Internazionalmente riconosciuta perché incapace di “tenere la bocca chiusa”, rientra in Colombia alla fine degli anni Ottanta perché colpita dall’assassinio del candidato presidenziale Luis-Carlos Galan, considerato l’uomo del rinnovamento colombiano. La Betancourt denuncia da subito le collusioni tra politica, narcotraffico e corruzione. Anche per questo, probabilmente, avevano rapito lei. A 33 anni è già deputata e, quattro anni dopo, senatrice con il partito ambientalista da lei fondato, Verde Oxígeno, dopo aver abbandonato il Partito liberale: senza strutture ottiene 158.184 preferenze, il maggior numero mai raggiunto da un candidato.
La sua carriera politica è rapidissima, grazie al suo impegno pacifista e alle battaglie contro la corruzione, fino alla pubblicazione, nel 1996, del libro Si sabia (Se avessi saputo, ndr) sul finanziamento della campagna del presidente Ernesto Samper da parte del cartello di Cali. Nello stesso anno realizza uno sciopero della fame per protestare contro il controllo politico su una commissione d’inchiesta su un traffico d’armi. Si fa altri nemici. Fino a quando si presenta alle elezioni presidenziali del 26 maggio 2002, da cui uscirà trionfatore l’attuale presidente colombiano, Álvaro Uribe Vélez.
La Betancourt viene rapita tre mesi prima della data del voto, ma c’è un aspetto inquietante, ricordato dal marito di Ingrid, Lecompte, nel libro Buscando a Ingrid (Cercando Ingrid, ndr), che getta ombre pesanti su chi dovrebbe battersi per la sua liberazione, ossia l’attuale presidente colombiano. Durante la campagna elettorale del 2002, i due candidati, Betancourt e Uribe, s’incontrano nello studio della Radio Olímpica di Barranquilla, nel nord della Colombia. Dopo qualche minuto, la Betancourt chiede: “C’è un’accusa che da sempre pende su di lei come una spada di Damocle e c’è una domanda che molti vorrebbero farle, ma non hanno il coraggio: quali sono i suoi legami con i paramilitari?”. Ingrid ricorda a Uribe che “quando era governatore di Antioquia aveva creato i gruppi Convivir, organizzazioni di autodifesa contadina che poi si trasformarono in gruppi paramilitari, direttamente legati al narcotraffico e responsabili di molti massacri perpetrati contro la popolazione civile in quel dipartimento”.
Uribe perde il controllo, diventa paonazzo e inizia a urlare: “Lei non è nessuno per chiedere conto al sottoscritto”. In quel momento i corrispondenti del quotidiano britannico The Guardian (che accompagnano la Betancourt nella sua campagna elettorale) cercano di fotografare Uribe che, con gli occhi fuori dalle orbite, comincia a tirare pugni verso di loro. Dopo la pubblicazione del libro, Lecompte deve lasciare la Colombia per le minacce ricevute. Il sequestro della Betancourt avviene poche settimane dopo quello scontro verbale d’inaudita violenza.
Nei suoi cinque anni di prigionia, Ingrid perde il padre, riceve la cittadinanza onoraria dal comune di Roma e di Bogotà (oggi guidata da un avversario di Uribe, Lucho Garzón, noto ai più come il “Lula colombiano”), mobilita manifestazioni di piazza a Parigi, viene celebrata in mezzo mondo come la paladina dei diritti umani e della lotta alla corruzione.
Nessuno in Colombia l’ha dimenticata, nonostante i 1989 giorni d’oscurità che l’hanno avvolta quel 23 febbraio 2002 e da cui, se le anticipazioni della Poleo troveranno conferma, potrebbe presto uscire.

Melanie e Lorenzo Delloye, i figli di Ingrid Betancourt
- Lunedì 6 Agosto 2007
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Commenti
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Il 6 Agosto 2007 alle 21:07 clettox ha scritto:
se fose vera la notizia, sarebbe fantastico. E Chavez farebbe qualcos’altro di buono oltre a tolgiere la frequenza all’emittente di stato!!!
Il 18 Settembre 2007 alle 17:03 Nel segno del “Che”: le Farc e Chávez negoziano il rilascio di ostaggi » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Adesso è arrivato anche l’Ok delle Farc, le forze armate rivoluzionarie colombiane, addirittura con un video: il presidente della repubblica bolivariana di Venezuela, Hugo Rafael Chávez Frías potrà negoziare con loro il rilascio degli ostaggi, tra cui quello della politica franco-colombiana Ingrid Betancourt e l’incontro avverrà a Caracas il prossimo 8 ottobre. Questo almeno nelle intenzioni della guerriglia colombiana. Le immagini con il messaggio registrato sono state consegnate dagli stessi ribelli che si ispirano a Marx e a Simón Bolívar alla senatrice colombiana Piedad Córdoba in piena foresta, in un punto non rivelato. A parlare davanti alla telecamera il portavoce dei ribelli, Raúl Reyes. “Le Farc”, ha detto al quotidiano colombiano El Tiempo la Córdoba che appare nel video al lato di Reyes, “intendono incontrare Chavez in Venezuela”. E ha inoltre aggiunto che i ribelli intendono trattare il rilascio di politici, di militari e di tre cittadini statunitensi in cambio della liberazione di circa 500 guerriglieri. Nel video, invece, Reyes non fa nessun riferimento esplicito ad Ingrid Betancourt, mentre sono espresse chiaramente la data e il luogo, il Venezuela. Ecco il video: [...]
Il 20 Novembre 2007 alle 18:14 Chávez, ¿porque no te callas? » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Santiago del Cile - Sabato 10 novembre ho seguito per una decina di ore il vertice Iberoamericano alternativo meglio noto come “Cumbre de los pueblos”. Mattatore assoluto, ancora una volta, Hugo Rafael Chávez Frías, l’esplosivo presidente venezuelano che stamani, senza timore di smentite, ha ribadito, in un faccia a faccia all’Eliseo con Sarkozy, che la guerriglia colombiana è pronta entro la fine dell’anno a fornire le prove del fatto che Ingrid Betancourt è ancora viva. Al Velodromo dello Stadio Nazionale di Santiago, assieme ai “compagni presidenti” Daniel Ortega del Nicaragua, il vice di Castro Carlos Lage e il boliviano Evo Morales Aymara, Chávez, atteso come un messia, ha parlato davanti a circa 5mila persone accorse per dargli il loro tributo. Poi ha continuato a parlare all’Università privata delle arti e delle scienze sociali, l’Univesidad Arcis, dove è stato insignito di una laurea honoris causa. // [...]
Il 1 Aprile 2008 alle 19:41 Sarkozy, appello in tv al capo delle Farc: “Liberi la Betancourt o morirà” » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] “Dipende da Lei. Lei, che dirige le Farc, ha un appuntamento con la Storia. Non lo manchi. Liberi Ingrid Betancourt e quegli ostaggi più indeboliti”. Il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, ha lanciato oggi un drammatico appello al capo dei guerriglieri colombiani, Manuel Marulanda (alias Tirofijo), affinché rilasci l’ex attivista politica sequestrata dalle Farc il 23 febbraio 2002. “Ingrid è in grave pericolo di vita. Non ha più forze per resistere a una vita in cattività che potrebbe presto trasformarsi in tragedia”, ha continuato il presidente francese. “C’è un’emergenza. Mia madre sta molto male”, è l’appello diffuso sempre oggi da Lorenzo Delloye, 20 anni, uno dei figli della politica colombiana in un video diffuso dai media francesi in cui il giovane invita tutta la Francia a partecipare alla “marcia silenziosa” organizzata domenica prossima in diverse città del Paese, tra cui Parigi, Nizza, Avignone, Marsiglia, Tolosa, Bordeaux, Montpellier e Strasburgo, per chiedere la liberazione dei sequestrati delle Farc. [...]
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