Un centinaio di interpreti iracheni che negli ultimi quattro anni hanno lavorato al servizio delle truppe di Sua Maestà a Bassora accusano Londra di volerli abbandonare al loro destino dopo il ritiro britannico dal sud Iraq.
La sorte di 91 interpreti iracheni e delle loro famiglie sembra essere segnata, una volta completato il ritiro degli inglesi, dal momento che tutti hanno subito minacce di rappresaglie dalle diverse milizie sciite e dalle bande criminali che controllano la seconda città irachena e che hanno scatenato una campagna di vendette nei confronti dei “collaborazionisti”.
Il quotidiano londinese Times scrive che il governo di Gordon Brown avrebbe ignorato le pressanti richieste di asilo da parte dei traduttori che prestano servizio a favore delle forze britanniche. Il comando della Divisione britannica avrebbe effettuato pressioni sugli uffici governativi affinché gli interpreti e le loro famiglie possano trovare rifugio in Gran Bretagna ma finora senza risultati anche se l’inchiesta del Times sta scatenando polemiche e reazioni scandalizzate a Londra.
Dall’inizio del conflitto, nel marzo 2003, centinaia di iracheni che hanno lavorato per le forze alleate sono stati rapiti, torturati o uccisi dai ribelli. Gli Stati Uniti hanno concesso asilo e a 7 mila rifugiati, mentre la Danimarca, che sta per ritirare il contingente che affianca i britannici a Bassora, sta valutando analoghe misure. “I britannici ci danno in pasto ai leoni”, ha denunciato al Times un interprete iracheno che mesi or sono era giunto ad appellarsi direttamente all’allora premier Tony Blair.
Il contingente britannico in Iraq è composto da 5.500 militari nel sud del Paese, 500 verranno ritirati entro dicembre mentre gli altri potrebbero restare in Iraq almeno fino al 2009. Dal 2003 i caduti britannici sono stati 165.
- Mercoledì 8 Agosto 2007

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Commenti
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Il 8 Agosto 2007 alle 17:13 Corrado Buccieri ha scritto:
E’ come dire, grazie e arrangiatevi.
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